In Danimarca, 12.000 anni fa la fine dell’era glaciale ha creato una fascia costiera lunga 500 km che ha preso il nome di Wadden Seache, tutt’oggi, vede le maree andare e venire e ospita paludi uniche al mondo. Il luogo, per la sua speciale naturalità, è il posto preferito da migliaia di uccelli migratori che ogni anno, da nord a sud, vi trovano le condizioni ideali per nutrirsi. Situato nella parte meridionale dello Jutland, il Wadden Sea è il parco più grande del paese, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. “Il mare di Wadden è il più grande sistema ininterrotto di paludi di sabbia e fango intertidale al mondo. È formato […] dalle intricate interazioni tra fattori fisici e biologici che hanno dato origine a una moltitudine di habitat tradizionali. L’area ospita numerose specie animali e vegetali ed è […] uno degli ultimi ecosistemi intercotidali su larga scala in cui i processi naturali continuano a funzionare in gran parte indisturbati. La sua importanza non è solo nel contesto dell’Atlantico orientale ma anche nel ruolo fondamentale che svolge nella conservazione degli uccelli acquatici migratori eurasiatici. Nel Mare dei Wadden possono essere presenti fino a 6,1 milioni di uccelli contemporaneamente, e in media ne passano ogni 10-12 milioni ogni anno.” (www.whc.unesco.org)

L’obiettivo della progettista Dorte Mandrup, autrice dell’ampliamento del Danish Wadden Sea Centre, è stato quello di coniugare il passato e il presente attraverso una lettura nuova delle tradizioni costruttive locali. Infatti, i materiali e le forme riprendono il significato delle culture del luogo: un lungo edificio che riprende la linea dell’orizzonte e la struttura tipo-morfologica delle fattorie danesi, in paglia e canne, materiali tipici della tradizione locale.

Sorto nel 1995, il Wadden Sea Centre, era composto da un edificio a L e un edificio di testa con una corte interna aperta, con struttura in acciaio e tamponamenti in muratura, piccole finestre e tetti a due falde: elementi che ricordavano le piccole case coloniche danesi sparse in tutto il territorio. Proprio questo riferimento alle abitazioni rurali non connotava il centro didattico del registro adeguato al fine di essere riconosciuto dai tanti avventori come un edificio pubblico.

La sporgenza di paglia della facciata, oltre a guidare i visitatori verso l’ingresso, crea un riparo naturale. (Foto Adam Mørk)

Dorte Mandrup si è lasciata ispirare dal carattere tipologico della fattoria rurale, rimarcando il segno attraverso il prolungamento dell’edificio a L, adesso trasformato in una C, con l’idea di chiudere, insieme all’edificio di testa, i quattro lati. Il complesso, di circa 2800 mq, accoglie attività didattiche, espositive e di comunicazione. È stata mantenuta l’originaria tecnologia costruttiva e lasciata a vista la struttura metallica, ricostruendo le pareti in mattoni e rivestendole con il legno. I nuovi ampliamenti, diversamente, sono stati realizzati con elementi prefabbricati in legno e i telai metallici sono stati inglobati. La forte volontà di definire un legame con il paesaggio circostante ha scaturito una modifica della morfologia delle aperture, trasformandole in ampie vetrate dalle quali l’orizzonte entra e viene a costituire parte integrante dell’esperienza didattica. La copertura degli edifici è stata concepita con un tetto in paglia e canne che richiama, ancora una volta, la grande attenzione alla tradizione costruttiva locale. In particolare, la paglia, naturalmente impregnata di sale marino, è stata raccolta sul luogo e lavorata con tecniche artigianali.

La scelta del legno e della paglia hanno ricostituito il legame tra antico e moderno e legato, inesorabilmente, il centro di studi scientifici alla sua terra e alla sua storia. Non a caso, sin dall’età del ferro, in questi luoghi, si sono stabiliti numerosi gruppi di vichinghi per proteggersi dalle maree, costruendo case e villaggi in legno con tetti in paglia. Dunque, oltre a definire una strategia insediativa rispettosa dei luoghi, la scelta dei materiali locali costituisce anche un grandissimo beneficio in termini di costi e reperibilità del prodotto, presente in grandi quantità a km zero. Per i rivestimenti in legno, è stata selezionata la Robinia, una specie tipica delle foreste del Centro Europa che cresce molto velocemente, ha un’altissima resistenza meccanica e richiede una bassissima manutenzione. Per garantire ottime prestazioni in termini di antincendio tutte le superfici hanno richiesto precise protezioni al fuoco e quelle in adiacenza alle vie di accesso sono state trattate con un ritardante di fiamma.

Dopo diciotto mesi di lavoro, il nuovo centro espositivo costituisce una proposta vincente e unica e si concentra sull’obiettivo principale di creare consapevolezza e comprensione per la palude e il Wadden SeaPer Klaus Melbye, membro della giuria e leader del polo, l’architettura è sostenibile, visionaria e audace e fa del centro un centro di informazione didattica del futuro”.

Il site-plan credits © Dorte Mandrup A/S

La facciata può essere aperta durante la stagione estiva in modo da ampliare lo spazio espositivo verso l’esterno. (Foto Adam Mørk)

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