La mostra Mobile Architecture, People’s Architecture dedicata all’architetto Yona Friedman si trova adesso in Italia, al Maxxi di Roma.
L’esposizione, avviata lo scorso 23 giugno, proseguirà fino al 29 ottobre 2017 ed è un riadattamento di quella realizzata nella Power Station of Art di Shanghai nel 2015. Sono stati infatti introdotti nuovi lavori site specific pensati proprio dall’instancabile architetto 94enne per il museo: si tratta di opere che difficilmente si possono inserire all’interno di una disciplina, delle installazioni che sono architettura, arte, filosofia, sperimentazione sociologica.

Roma, Museo del Maxxi: Yona Friedman “Mobile Architecture, People’s Architecture” ©Musacchio / Ianniello / Pasqualini

Ma chi è Yona Friedman? Come riesce questa importante figura del Novecento ad unire arte e architettura, utopia e concretezza, gioco e riflessione sociologica?
Architetto, urbanista e designer ungherese scampato alle persecuzioni della seconda guerra mondiale, Yona Friedman ha fatto la storia del pensiero architettonico del Novecento, la cui evoluzione alla fine degli anni ‘60 è passata attraverso due sue importanti pubblicazioni: L’architecture mobile (1968) e Pour l’architecture scientifique (1971).

Sezione della città-ponte su Medina, 1959 © Yona Friedman & Marianne Homiridis

In un periodo in cui l’architettura estrema della sperimentazione metabolista si diffonde in tutto il mondo, Friedman delineava una nuova filosofia, che abbracciava da una parte il diffuso pensiero utopistico ma dall’altra rendeva l’architettura una questione di tutti, e non un disegno impartito dall’alto.
La collettività per lui nasce dalla presa di coscienza di ciascun individuo della propria responsabilità rispetto alla configurazione del suo ambiente. Il progetto viene concepito come elemento collettivo: l’architettura non deve imporsi sulla persona, ma modellarsi su chi la abita, ed è importante che i cittadini abbiano consapevolezza delle proprie esigenze spaziali per poter essere i veri protagonisti del loro habitat.
Questo pensiero non è pura teoria utopistica: l’improvvisazione e la casualità sono una possibilità percorribile, attraverso configurazioni spaziali legate alla sperimentazione del singolo abitante. L’impiego di strutture irregolari e di architetture “mobili” potenzialmente modificabili all’infinito all’interno di una griglia consente di mantenere quella libertà e quell’imprevedibilità che ci permette di riconoscerci negli spazi che abitiamo, rendendoli unici ed autentici.

A dimostrazione delle sue teorie, inizialmente considerate visionarie , uno dei suoi pochi progetti realizzati è quello del Lycée Henri-Bergson ad Angers (1978-1980), frutto dell’auto-progettazione di studenti e professori in dialogo con l’architetto.

Progetto di Yona Friedman per il Liceo Bergson di Angers, in collaborazione con studenti e professori, 1978

Anche in campo artistico è riuscito a trasmettere le infinite possibilità del dialogo democratico con il prossimo, e potrete constatare con i vostri occhi la potenza della riflessione di Friedman con il progetto Street Museum, lanciato nel 2004. L’architetto ha invitato i cittadini a esporre oggetti per loro importanti all’interno di una struttura flessibile che varia di tipologia e tematica in funzione del contesto in cui si inserisce. Anche al MAXXI è stato realizzato uno Street Museum, che presenta 16 oggetti reperiti tramite una open call indetta dal museo nel maggio 2017, che ha reso 16 persone comuni protagoniste di quest’opera carica di significato.

Yona Friedman, disegno estratto da “L’humain expliqué aux extraterrestres”, p. 210

Roma, Museo del Maxxi Yona Friedman ,”Mobile Architecture, People’s Architecture”, opera Street Museum
©Musacchio / Ianniello / Pasqualini

Mr. Friedman non ha nessuna intenzione di smettere di creare e insegnare, e questa mostra è un’occasione per conoscere a fondo la sua filosofia. Vi invitiamo anche a seguirlo sul suo personale profilo Instagram, @yona_friedman, perché oltre ad essere una enorme fonte di ispirazione, è esplosivo di gioia e voglia di condividere.

L’architetto Yona Friedman e la sua Summer House per la Serpentine Gallery di Londra, 2016. © Iwan Baan