La cooperativa di architetti Coop Himmelb(l)au pone l’innovazione linguistica come imprescindibile strumento per una adeguata rifondazione della disciplina architettonica contemporanea: “Per noi l’importante è innanzitutto liberare l’architettura da se stessa”.

Un nome emblematico (Himmelblau = azzurro del cielo; bau = costruzione) che diventa manifesto d’azione: l’edificio deve sciogliersi dai vincoli tipologici per aprirsi a nuove concezioni spaziali più “fluide”, più affini alla morfologia delle nuvole che ai rigidi dettami delle geometrie del Movimento Moderno (senza rinnegarlo).

La “Cooperativa del blu del cielo”, oppure la “Cooperativa del costruire in cielo” ha lo scopo di ridefinire il linguaggio architettonico contemporaneo, ritenuto ormai obsoleto. Già a partire dagli anni sessanta la cooperativa si distingue, attraverso installazioni come The Cloud, Villa Rosa (moduli abitativi fatti di aria) e Blazing Wing, per l’intenzione di stravolgere il linguaggio architettonico tradizionale.

Progressivamente Coop Himmelb(l)au passa dalle installazioni a progetti più concreti e articolati sul piano formale e costruttivo: l’attico alla sommità di un edificio tardo ottocentesco in Falkestrasse 6 a Vienna ne è la prova.

Copertura Falkestrasse 6, Vienna © Coop Himmelb(l)au

Nello stesso anno lo studio inaugura una nuova sede a Los Angeles. E’ l’inizio della creazione di strutture caratterizzate da nuove espressioni del linguaggio architettonico. Ne derivano architetture “dall’equilibrio instabile” che provocano una visione emozionale la quale presuppone necessariamente la corruzione della geometria dello spazio cartesiano. Questa ricerca di spazialità ha alla base un meccanismo tecnologico molto concreto: il montaggio e assemblaggio di forme che ne definiscono una nuova e più complessa.

 

Groninger Museum, Groninga © Coop Himmelb(l)au

Dai primi progetti dei piccoli moduli abitativi fino al loro aggiornamento sulla base delle nuove tecnologie digitali sia per la forma sia per gli scambi energetici (si pensi al progetto per il Padiglione EXPO per gli Emirati Arabi a Dubai nel 2020); dall’uso espressivo della struttura degli angoli acuti dei primi progetti fino a gusci dalle pelli ipersensibili per il controllo termico, il modello “organico” è sempre stata la nuvola.

 

Ritroviamo un richiamo al modello nel complesso BMW Welt a Monaco: la copertura a nuvola avvolge uno spazio che comprende un complesso mix funzionale tra centro vendita delle auto, laboratori, sale per l’esposizione e per l’intrattenimento. L’involucro comunica e coinvolge l’esterno, mentre la luce qualifica lo spazio come elemento attivo e pulsante della mutevolezza e della permeabilità dell’organismo-nuvola.

La tecnologia, nel modus operandi dello studio, è l’elemento attraverso il quale l’edificio è collegato concettualmente al cielo: si pensi per esempio all’Akron Art Museum, dove il microclima è studiato nel dettaglio per non sprecare energia; o al rivestimento esterno del Dalian International Conference Center, caratterizzato da facciate tecnologiche che permettono di migliorare l’efficienza energetica. La relazione cielo-terra è sempre presente e si accresce nella realizzazione degli edifici alti: come la SEG Tower di Vienna, anche il grattacielo della Banca centrale europea a Francoforte è tagliato in due parti diverse legate da core centrale trasparente e forma una “città verticale” con piazze e collegamenti a diverse quote e facciate intelligenti che contribuiscono al risparmio energetico.

“In modo dinamico creiamo sculture funzionali in grado di rispondere a una realtà complessa”. Wolf D. Prix

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