“Spesso è più utile vedere poco per indovinare molto, per immaginare: se non vedi i limiti di una stanza in penombra, la puoi immaginare e sentire molto più grande.”

 

Architetto, designer, urbanista e scenografa. Una persona poliedrica che ha spaziato in tanti campi dell’arte e che purtroppo quattro anni fa ci ha lasciati.

Scuderie del Quirinale

 

Ha lasciato un segno, quasi una sua firma, in tante città del mondo, attraverso il suo stile architettonico ma ha anche portato l’arte nelle case con i suoi oggetti di design.

La sua visione del progettista era agganciata al passato ma tendeva verso quelle capacità di sintesi delle forme scagliate nell’orizzonte del futuro.

Museo d’Orsay

 

Gaetana “Gae” Aulenti é nata nel 1927  e si è laureata in architettura al Politecnico di Milano nel 1953. La sua vera e propria formazione avviene nella Milano degli anni ’50 dove l’architettura italiana ricercava i valori architettonici persi, costituendo lo stile Neoliberty, a cui Gae apparteneva.

La collaborazione con la rivista “Casabella-Continuità”  ha influenzato molto la sua formazione. Sul fronte universitario ha ottenuto cattedre al “Politecnico di Milano” e allo IUAV  ( Istituto Universitario di Architettura di Venezia ). Ha ottenuto, inoltre, importanti collaborazioni con Olivetti, Max Mara, Knoll e Fiat, per le quali ha realizzato showroom, uffici ed esposizioni in Italia e all’estero.

 

Lampada “Pipistrello”

 

Nella sua lunga carriera ha avuto importanti commissioni di architettura d’interni e di ristrutturazioni, fra i quali è doveroso ricordare la ristrutturazione della Gare d’Orsay di Parigi, trasformata in museo nel 1986, Il Museo Nazionale d’Arte Catalana a Barcellona nel 1995, le Scuderie del Quirinale a Roma nel 2000, l’Asia Art Museum a San Francisco nel 2003 e il Palavela di Torino nel 2006.

Oltre al design e all’architettura, nella sua carriera ha fatto esperienze anche nel campo della scenografia, lavorando per la RAI, la Scala di Milano e il teatro dell’Odeon di Parigi.

 

Palavela Torino

 

Il suo pensiero e la sua creatività le hanno fatto ricevere numerosi riconoscimenti, tra i quali ricordiamo la Légion d’honneur ( Fr ) nel 1987 e il Praemium Imperiale del Giappone nel 1991.

Gae Aulenti ha lasciato una grande eredità che sta nella consapevolezza della versatilità del ruolo dell’architetto e del designer all’interno della società.

Il “fare dei buoni progetti” non è dettato dal gusto estetico del progettista o della popolazione. La buona riuscita di un progetto si deve a chi vive quel progetto, a chi ne usufruisce, a chi ogni giorno lo vive nel concreto, lo rende suo facendolo entrare nella sua intimità e nella sua vita quotidiana.
Gae Aulenti esce dai suoi progetti, non invade la scena, si fa da parte. L’edificio, se vissuto, viene concepito come arte.

L’architetto non c’è. L’unica cosa che è rimasta è l’architettura.

 

Piazza Cadorna

 

«Non si può fare la stessa cosa a San Francisco o a Parigi. Quel che conta è il contesto fisico e concettuale, per questo mi serve un lavoro analitico molto attento, prima di progettare: studiare la storia, la letteratura, la geografia, persino la poesia e la filosofia… Bisogna inventarsi le soluzioni volta per volta e i libri aiutano. Poi viene la sintesi, infine la parte profetica: la capacità di costruire cose che durino nel futuro. Se l’architettura si butta via, diventa un cumulo di macerie».

Intervista al Corriere della Sera del maggio 2011.

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