Gio Ponti (1891-1979) è un artista dalla forte personalità creativa che, attraverso la sua attività a tutto tondo, è riuscito ad abbracciare le arti spinto dalla necessità di rinascita del dopoguerra italiano.

Allestimento degli interni dell’edificio progettato dall’architetto Gio Ponti. Foto di Paolo Monti, 1961.

Pittura, scrittura e design sono stati i suoi diletti e dell’architettura ne ha fatto la sua essenza. Padre del contemporaneo italiano e maestro dell’utilizzo del calcestruzzo armato, ha portato innovazione e sperimentazione formale e materica in uno scenario di ricostruzione ed esigenza di modernità. Nato e formatosi a Milano, ha trovato nel proprio territorio il sostegno per la sperimentazione, realizzando progetti complessi e inseriti nel contesto urbano meneghino, progettando piani urbanistici e soluzioni spaziali della casa moderna. Le sue realizzazioni sono ormai icone dell’architettura milanese ed italiana capaci di mantenere un fascino e una riconoscibilità nostalgica, testimonianza dell’architettura antica nella memoria comune. Dal Grattacelo Pirelli 1956, un esempio di leggerezza a tutt’altezza, al Secondo Palazzo Montecatini in Largo Donegani 1951, la firma di Gio Ponti diventa sempre più riconoscibile nella funzionalità e nella chiarezza delle forme dell’architettura. Numerose sono state le sue attività all’estero (basti pensare al Palazzo per uffici governativi a Baghdad Iraq 1968 e agli Istituti Italiani di cultura di Stoccolma 1954 e Vienna 1936), attraverso le quali il maestro ha avuto occasione di trasferire le proprie idee in scala internazionale confrontandosi con occasioni sempre diverse.

GIO PONTI. AMARE L’ARCHITETTURA
Maxxi di Roma. Credits
©Musacchio/Ianniello/Pasqualini www.maxxi.art

Rizzoli, 2015

Accanto all’attività professionale, ha sempre maturato un forte interesse per l’accademismo: nel suo testo “Amare l’architettura” spiega come sia possibile concepire ed immaginare una forma che non sia solo un risultato di atto creativo ma l’inizio di una attività funzionale. I suoi edifici per le istituzioni pubbliche sono ancor oggi oggetto di studio ed interesse, come la Scuola di Matematica per la Città universitaria di Roma del 1934  e la facoltà di lettere all’università di Padova del 1937. Di notevole importanza sono anche i progetti mai realizzati come il Progetto per la Facoltà di Fisica Nucleare (1953) a San Paolo in Brasile, dove un lungo fronte si piega in facciata lasciando passare una lama di luce nei laboratori.

Facoltà di Fisica Nucleare San Paolo Brasile, Gio Ponti. Credits, ©gioponti.org

La collettività e l’urbanità furono i dati da cui Gio Ponti traeva una forte ispirazione: costruzioni per il pubblico in cui la permanenza e lo stanzialità dovevano garantire serenità e semplicità. Tra questi ricordiamo alcuni edifici espositivi sperimentali come il Palazzo dell’Acqua e della Luce per il quartiere Eur di Roma (1939) o il più noto edificio di culto, la Cattedrale di Taranto (1964), dove una successione di lame e forme costruiscono l’invaso e permettono il passaggio indisturbato della luce all’interno dello spazio religioso.

Cattedrale di Taranto, Gio Ponti. Credits
©maxxi.art

In occasione del quarantesimo anno dalla sua scomparsa, il MAXXI di Roma, Museo delle Arti del XXIesimo secolo, mette in mostra una retrospettiva dedicata al maestro dell’architettura moderna: un percorso didattico ed illustrativo che permette di conoscere le attività e gli interessi molteplici dell’autore moderno e che affronta i temi della sua personale ricerca nell’architettura contemporanea. Dalla verticalità del grattacelo alla concezione di una città verde, un excursus nel mondo di Gio Ponti e nel mondo dell’architettura italiana che oggi conosciamo.

© riproduzione riservata