Nata a Roma nel 1914 e laureata all’Università di Roma, Sapienza, Lina Bo Bardi è arrivata in Brasile nel 1947, insieme a suo marito, il critico e mercante d’arte Pietro Maria Bardi (1900-1999). Lui è venuto a Brasile alla ricerca di nuovi mercati, dato che l’Europa del dopo guerra non era il posto ideale per vendere dipinti. Quando è arrivato lì, ha visto nell’America del Sud un’opportunità per i suoi affari.

Lina Bo Bardi, nata Achillina Bo

Assis Chateaubriand, intellettuale brasiliano e anche un appassionato collezionista d’arte ha invitato Pietro per dirigere il Museo d’Arte di São Paulo, il MASP. Lina ha lavorato insieme a suo marito e ha progettato la nuona sede del Museo, una scatola di vetro e cemento sostenuta da due barre rosse che sembrano fluttuare nello spazio, lungo Viale Paulista, dov’è situata.

Visione del MASP

MASP, vista dal Viale Paulista

La costruzione del Museu, (che ha visto la sua fine nel 1968) mantiene la piazza-belvedere aperta sul pian terreno, avendo sospeso l’edificio su un ampio vano di 70 metri e costituisce un grande esempio delle opere razionaliste popolari di Lina, costituendo per molto tempo il vano aperto più grande dell’America del Sud e, ancora oggi, è pienamente utilizzato negli ambiti più svariati. Per il Museu, lei ha anche proposto una nuova dispozione per i dipinti, sui cavalletti, creando così una vista ampia di tutta la galleria.

MASP

La collezione del MASP sui cavalletti di Lina

Nel Brasile, Lina trova una nuova ispirazione per le sue idee. C’è, per l’architetto, una possibilittà di una concretizzazione delle idee proposte per l’architettura moderna, in un paese con una cultura giovane, in formazione, come quella brasiliana, completamente diversa rispetto a quella in cui si trovava in Europa.

Lina ha voluto rimanere in questa terra, piena di possibilità e nel 1951 si è naturalizzata brasiliana. “Mi sentivo in un paese inimaginabile, dove non c’era una borghesia, soltanto due grande aristocrazie. Quelle delle terre, dei cafè, della canna (da zucchero). E quella del popolo.” ha scritto una volta. “Quando sono arrivata nel Brasile, sono rimasta stordita. Il suo popolo era insolente, volgare, meraviglioso.” Nello stesso anno, ha progettato la sua propria casa, (all’epoca, un po’ lontana dal centro della città) nel quartiere Morumbi, a São Paulo, soprannominata “Casa di Vetro“, considerata un’opera paradigmatica del razionalismo artistico nel paese. La Casa, come il suo nome suggerisce è costituita fondalmentalmente di vetro e sia all’interno che all’esterno, ci si può fare un’idea abbastanza completa della sua forma. Per la casa, Lina ha anche svuluppato una serie di mobili nello stesso linguaggio moderno, mobili che non esistevano nel mercato brasiliano all’epoca.

Casa di Vetro, 1951, Morumbi, São Paulo

Primo “piano” della Casa di Vetro, Morumbi, São Paulo

Casa di Vetro oggi

Sedie disegnata da Lina Bo Bardi per la Casa di Vetro

Lina Bo e Pietro Maria Bardi nella Casa di Vetro

Sedie disegnata da Lina Bo Bardi per la Casa di Vetro

Poltrona Bowl, disegnata da Lina, per la Casa

Nel Brasile, Lina sviluppa una immensa ammirazione per la cultura popolare, costituendo questa una delle principale influenze nel suo lavoro. Comincia così a creare una collezione di arte popolare e la sua produzione artistica acquista una dimensione sempre più grande che spazia tra il Moderno e il Popolare. Il grande esempio di questa giunzione fra queste due tendenze è l’edificio del SESC Pompéia a São Paulo nel 1977, dove lei ha utilizzato calcestruzzo a vista per dar vita alla costruzione di un linguaggio moderno.

SESC Pompéia, club artistico di São Paulo

Lina nelle passarelle del SESC

Lina crede che lo spazio debba essere costruito per il popolo, un spazio imcompiuto che dev’essere riempito con l’uso popolare di tutti i giorni. Così, il suo linguaggio rimane impresso nel spazio urbano e nell’identità di São Paulo, formando anche parte del suo grande patrimonio culturale.

 


Artigo traduzido em Português:

 

Nascida em Roma, em 1914 e formada em sua Universidade, a Sapienza, Lina chegou ao Brasil, em 1947, acompanhando o marido, o crítico e mercador de arte italiano Pietro Maria Bardi (1900-1999). Ele que veio ao Brasil à procura de novos mercados, visto que a Europa arrasada pela 2ª Guerra Mundial não era o melhor lugar para se vender quadros e viu na América do Sul uma oportunidade para os negócios. Assis Chateaubriand, intelectual brasileiro e também grande colecionar de arte convidou o italiano para dirigir o Museu de Arte de São Paulo, o MASP. Lina trabalhou ao lado do marido e projetou a nova sede do museu, a caixa de vidro e concreto apoiada em colchetes vermelhos que parece flutuar ao longo da Avenida Paulista.

A construção do Museu (completado 1968), mantém a praça-belvedere aberta no piso térreo, suspendendo o edifício com um arrojado vão de 70 metros, é um grande exemplo de sua obra racionalista popular e foi durante muito tempo o maior vão livre da América do Sul e que até hoje é imensamente aproveitada das mais diversas formas.

No Brasil, Lina encontra uma nova potência para suas ideias. Existe, para a arquiteta, uma possibilidade de concretização das ideias propostas pela arquitetura moderna, num país com uma cultura recente, em formação, diferente do pensamento europeu.

Lina quis ficar por aqui e, em 1951, naturalizou-se brasileira. “Sentia-me num país inimaginável, onde não havia classe média, somente duas grandes aristocracias. A das terras, do café, da cana. E a do povo”, escreveu. “Quando eu cheguei ao Brasil, fiquei atordoada. O pessoal era desaforado, ordinário, maravilhoso.” No mesmo ano, projeta sua própria residência, no bairro do Morumbi, em São Paulo, apelidada de “Casa De Vidro”, e considerada uma obra paradigmática do racionalismo artístico no país. A Casa, como o próprio nome sugere, é feita basicamente de vidro e tanto dentro como fora desta, pode-se ter uma visão bastante completa de sua forma. Para ela, Lina também desenvolveu uma série de móveis na linguagem modernista, móveis que não se encontravam no mercado na época.

No Brasil, Lina desenvolve uma imensa admiração pela cultura popular, sendo esta uma das principais influências de seu trabalho. Inicia então uma coleção de arte popular e sua produção adquire sempre uma dimensão de diálogo entre o Moderno e o Popular. Lina fala em um espaço a ser construído pelas próprias pessoas, um espaço inacabado que seria preenchido pelo uso popular cotidiano.