Itze-Leib Schmuilowsky, meglio conosciuto come Louis Isadore Kahn è stato un architetto dalle origini estoni associato ai maestri come Le Corbusier, Walter Gropius e Mies Van der Rohe. Nato a Pärnu nel 1901 ed emigrato con la famiglia nella periferia di Philadelphia, Kahn dimostra fin da giovane inclinazione e passione per il disegno arrivando a conseguire la laurea in Architettura nel 1924. Dal suo maestro Paul Cret assimila una solida preparazione Beaux Arts, approfondita nel suo primo viaggio in Europa nel 1928. Svolto il praticantato in Pennsylvania, apre uno studio che produce limitate opere tardo-razionaliste e, dopo la guerra, diventa professore di architettura a Yale. Ottiene nel biennio 1950-1951 una borsa Fulbright all’Accademia americana di Roma che gli permette di viaggiare anche nel bacino del Mediterraneo.

Louis Kahn, c. 1972 © Robert C. Lautman Photography Collection, National Building Museum

Dallo stile razionalista e funzionalista che lo ha fin ora contraddistinto, il viaggio a Roma amplia la sua visione dell’Architettura rimettendola in dubbio, sviluppando un nuovo approccio monumentale che caratterizzerà non solo il suo stile ma anche la sua immagine agli occhi della società. Il maestro prende ispirazione per la realizzazione di edifici con le qualità eterne, proprie delle opere del passato, dalla spazialità delle città italiane e dai capolavori dell’architettura romana e rinascimentale. Rilegge e rielabora l’ordine delle costruzioni romane che, nonostante la molteplicità delle culture, delle tecnologie e dei linguaggi, si traduce in organicità degli insediamenti e dei manufatti. Per Kahn l’ordine non è un vincolo ma un processo ordinato, che regola e dà senso alla complessità e si concretizza in architetture fondate su una particolare accezione della storia e del suo insegnamento, valorizzando la funzione di ogni singola parte.

Dopo la svolta romana degli anni ‘50 progetta la Yale University Art Gallery e il centro per la comunità ebraica di Trenton, scoprendo la “pianta moderna”: in ogni edificio ripeterà la distinzione tra gli elementi serventi (portanti) e gli elementi serviti (portati) riuscendo ad evocare la spazialità totale romana e la plasticità organica dell’architettura mediterranea. L’integrità architettonica, la riscoperta della plasticità e la scelta strutturale come “scelta di luce”, sono la chiave della nuova architettura che lui propone, distaccandosi dal Movimento Moderno dove “la forma segue la funzione”. Kahn credeva dunque fermamente nella necessità di rendere tangibile la purezza e la bellezza della forma generatrice.

Anche nei lavori rimasti incompiuti o allo stadio concettuale, tale ricerca risulta evidente e, anzi, spesso si colloca a una forma più vasta, dal singolo edificio alla forma-città. La sintesi più autentica dell’opera di Kahn è celata nel commovente scritto che egli dedica nel 1974, poco prima della sua morte, al lavoro di Carlo Scarpa:

«Bellezza»

la prima sensazione

Arte

la prima parola.

Poi meraviglia

e l’interiore consapevolezza della «Forma»

la sensazione dell’integrità degli elementi inseparabili.

Il Design consulta la Natura

per infondere presenza agli elementi.

L’opera d’arte rende manifesta l’integrità della «Forma»

la sinfonia delle forme prescelte degli elementi.

Negli elementi

il giunto ispira l’ornamento, la sua celebrazione.

Il dettaglio è l’adorazione della Natura.

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