“Si progetta per il presente, con la consapevolezza del passato, per un futuro che è essenzialmente sconosciuto”

 

L’architetto che ha trovato la sua cifra stilistica nel vetro e nell’acciaio, creando edifici capaci di rispecchiarsi nel contesto urbano circostante.

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( Millennium bridge, Londra )

 

Norman Foster nasce a Manchester nel 1935. Studia alla Yale University e dal 1963 al 1967 lavora in collaborazione con R. Rogers. Nel 1967 dopo aver lavorato con Renzo Piano, fonda il suo studio, “Foster Associates”, oggi conosciuto come “Foster + Partners”.

Dal 1967 il suo studio inizia a progettare alcuni degli edifici più importanti dell’architettura moderna. I primi progetti sono caratterizzati da un caratteristico stile High tech, concentrandosi così su aspetti tecnologici e strutturali. Con il passare del tempo il suo stile e le sue linee si sono sempre di più addolcite, esprimendo così un’architettura più convenzionale al tempo.

Nel 1987 riceve il più prestigioso premio di design industriale, il Compasso d’oro, per le scrivanie da ufficio progettate per l’azienda italiana TECNO. Nel 1994 riceve la Gold Medal for Architecture dall’American institute of Architects e nel 1996 espone alla 6° mostra della Biennale di Architettura di Venezia. Nel 1998 e 2004 vince lo Stirling Prize, nel 1999 riceve l’ambito Pritzker Architecture Prize. Nel 2002 gli hanno conferito il Praemium Imperiale Award for Architecture.

 

“Credo che ci sia qualcosa che lega tutti i miei progetti e che si tratti di una filosofia. Penso che si tratti di credere in alcuni valori, in particolare la ricerca e il lavoro di squadra unito a una salda leadership.”

 

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( City Hall, Londra )

 

Secondo l’architetto, la passione per le cose e il fare architettura sono inscindibili, stimolando così un nuovo pensiero dal quale prendono forma progetti innovativi nel contesto e incredibilmente differenti fra loro. Esempio di questo modula operandi è il Millennium Bridge a Londra, realizzato nel 2000, che unisce le due sponde del Tamigi offrendo una nuova vista sugli scorci urbani di Londra e, nel contempo, rigenerando il quartiere di South Bank.

Estetica e funzionalità diventano quindi per lui un concetto unico, prendendo spunto dalla natura. L’architetto, aperto all’uso della tecnologia, sostiene che gli edifici ecologicamente sostenibili, che possono raccogliere energia, sono capaci di migliorare il nostro stile di vita.

(Campus Einaudi, Torino )

 

Si tratta quindi di una visione dell’architettura a 360 gradi, che apre ogni porta disponibile e prova a rendere l’architettura l’arte più completa, capace di soddisfare e di interagire con il contesto urbano circostante e la natura, sua principale fonte di ispirazione.

Questa ricerca di funzionalità, estetica e ecologia si identifica chiaramente nell’opera di ristrutturazione del Reichstag a Berlino nel 1999.

L’opera è esempio del pensiero di Foster, le linee morbide della cupola, l’uso di materiali quali vetro, acciaio, l’utilizzo di pannelli solari per l’auto rifornimento di energia ma soprattutto la volontà di rendere partecipe il popolo tedesco alla vita politica del paese. La cupola infatti rimane accesa durante le sedute in parlamento, creando così un “ponte” fra il palazzo istituzionale e tutta la comunità berlinese.

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(Reichstag, Berlino)

 

“Credo che non si finisca mai di imparare”

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