L’Italia per ripartire ha bisogno di architettura.
Come gestiremo, nel dopo emergenza, i luoghi dell’abitare, gli spazi pubblici, le dinamiche urbane?
Come verrà fatta ripartire l’economia, riattivati i cantieri, trasferita una indispensabile spinta propulsiva al mondo delle costruzioni?
Come vediamo il futuro delle nostre città, dei territori, muovendo dall’insegnamento della pandemia?

“UN’AZIONE COLLETTIVA PERCHÈ GLI ARCHITETTI SIANO AGENTI DEL CAMBIAMENTO”

Mario Cucinella

È con queste premesse che il consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori lancia un percorso partecipativo per ascoltare, dialogare, progettare.

Wego, la casa del futuro di MVRVD ©MVRDV

Wego, la casa del futuro di MVRVD ©MVRDV

Il 20 aprile 2020, il CNAPPC, tramite un comunicato, chiedeva al Presidente del Consiglio l’apertura di un luogo di confronto con gli architetti italiani con la convinzione che l’Italia, per ripartire, avesse bisogno di architettura. Il Presidente Giuseppe Cappochin scriveva: “abbiamo pensato a una piattaforma perché crediamo nel senso di comunità, nella forza della voce collettiva che condensa, dà spazio e rilievo ai pensieri dei singoli nel mondo dell’architettura”.
È su queste basi che prende avvio “architettiperilfuturo”, una piattaforma e insieme un percorso partecipativo che CNAPPC propone all’intera comunità degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, per avviare una riflessione condivisa – su luoghi e forme dell’abitare e della socialità, sui territori urbani e non, sulla salvaguardia dei beni culturali e di quelli paesaggistici, etc. – da offrire come contributo alla rinascita del nostro Paese.
Temi e percorso sono stati pensati dal CNAPPC in collaborazione con il Comitato Scientifico (costituito da grandi nomi quali Mario Cucinella, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Antonio Navarra, Federico Parolotto e Ferruccio Resta) per favorire anche il confronto con cittadini, società civile, decisori.

La prima tappa sarà la maratona del 23-24 maggio: 24 ore non stop di confronto online, con contributi esterni e interventi della comunità degli architetti, accessibili a tutti coloro che si registreranno qui.
Dal giorno della maratona la piattaforma permetterà di raccogliere e condividere fino all’autunno suggestioni, proposte e contributi che confluiranno in una proposta articolata da sottoporre alle istituzioni.

L’Italia è un Paese che oltre alle sfide globali, quali il contrasto al cambiamento climatico e le conseguenze della recente pandemia, deve confrontarsi con le sue molte fragilità: dal dissesto idrogeologico al rischio sismico, alla vetustà delle infrastrutture e del patrimonio edilizio. Questo impone un’azione di responsabilità da parte degli architetti per contribuire a risolvere positivamente tali sfide e immaginare e progettare il futuro.

Le strategie di adattamento proposte dal Comune di Milano ©artribune

Le strategie di adattamento proposte dal Comune di Milano ©artribune

L’attuazione nel dopo emergenza degli obiettivi del Manifesto richiede una capacità di ideazione e progettazione che solo il mondo dell’architettura italiana può assicurare:

– per ridisegnare i luoghi dell’abitare, gli spazi pubblici, le dinamiche urbane;

– per attivare nuovi cantieri e dare finalmente una indispensabile spinta propulsiva al settore delle costruzioni.

Gli architetti italiani sono però consapevoli che per riuscire ad ottenere una migliore qualità delle nostre vite occorre fin d’ora trasmettere ai cittadini, ai giovani e ai bambini in particolare, la fiducia nel cambiamento. Il compito entusiasmante degli architetti di immaginare e progettare il futuro non può prescindere dalla partecipazione attiva di tutti i cittadini.

Il Manifesto proposto è rivolto a tutta la società e si struttura nei seguenti 10 punti:

1) Architettura per la sfida 2030-2050: 17 sustainable development goals
La battaglia per lo sviluppo sostenibile si vince o si perde nelle città tanto più ora a seguito degli effetti della pandemia. Per raggiungere gli obiettivi dell’agenda ONU 2030, della Roadmap Europea al 2050 e quelli indotti dalla recente crisi sanitaria, è necessario invertire la tendenza all’urbanizzazione diffusa rendendo le città compatte, vivibili e resilienti e mettendo un freno alla distruzione degli habitat naturali.

2) Progettare l’adattamento al clima delle città e dei territori
Agire sugli stili e sugli spazi dell’abitare, sul rapporto tra ambiti urbani e natura, sulla mobilità, sull’accesso ai servizi, su socialità, su sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio dal rischio idrogeologico, rispondendo al particolare profilo climatico locale e interpretando correttamente i limiti normativi che ne derivano.

3) Rigenerazione urbana: natura, partecipazione, resilienza
Favorire la riqualificazione delle periferie urbane e territoriali attraverso progetti policentrici di rigenerazione socio-culturale-ambientale integrati in un sistema diffuso di polarità in rete. Creare, allo scopo, un canale stabile di finanziamenti, anche al fine di contrastare la povertà e la transizione verso le zero carbon cities.

4) Un nuovo rapporto tra città e aree interne
I centri storici delle città, la molteplicità dei paesaggi e la fitta costellazione di borghi e di paesi determinano la specificità la bellezza e l’attrattività del nostro paese. La rigenerazione policentrica deve ancorarsi a questi capisaldi sia per la rigenerazione delle periferie delle aree metropolitane, sia per la riqualificazione dei territori meno urbanizzati e deve puntare a un quanto mai necessario piano di recupero abitativo e di messa in sicurezza dal rischio sismico di vaste zone del nostro Paese, in particolare quelle che si estendono lungo tutta la dorsale appenninica.

5) Progettare il futuro: nuovo patto con l’ambiente
Il cambiamento necessita prima di tutto di uno sforzo culturale, che passa attraverso la sensibilizzazione della filiera delle costruzioni per la sua modernizzazione. Occorre creare metodi di confronto stabile ed integrato tra progettare, costruire, amministrare, coinvolgendo anche i mondi della finanza e le grandi realtà industriali al fine di concretizzare la sostenibilità nelle trasformazioni del territorio. Occorrono strumenti di condivisione delle conoscenze, un Database Open Source su programmi per lo sviluppo, materiali, tecnologie, soluzioni di dettaglio e innovazioni, incentrato soprattutto sul tema dell’economia circolare in edilizia e dei rifiuti della filiera delle costruzioni.

6) Strumenti di pianificazione
Un piano di investimenti orientato decisamente verso lo sviluppo sostenibile, capace di favorire gli investimenti privati e di stimolare la domanda interna creando nuove opportunità di lavoro, non può prescindere da nuovi strumenti di pianificazione e tra questi il PNACC, per rispondere al cambiamento climatico, che garantiscano la primazia e la centralità del progetto, un reale snellimento delle procedure e la certezza dei tempi.

7) Semplificazione
Per favorire la ripartenza del settore edile con un qualificato indirizzo verso la rigenerazione ed un profondo cambiamento del modello di sviluppo è indispensabile una radicale riforma dell’attuale quadro normativo che regola il governo del territorio (leggi urbanistiche, Codice dei Contratti, testo unico dell’edilizia), nonché di un risolutivo aggiornamento dell’apparato amministrativo che porti ad una completa informatizzazione e dematerializzazione dei processi, anche attraverso modelli di sussidiarietà con il sistema ordinistico.

8) Concorsi di architettura: opportunità per tutti e qualità
Favorire i concorsi di progettazione architettonica interdisciplinare quale strumento chiave per la promozione della qualità, con i seguenti capisaldi:

– procedura articolata in due gradi che richieda i requisiti speciali al vincitore solo a valle della procedura concorsuale;

– giurie composte da autorevoli esperti delle materie dei concorsi;

– affidamento al vincitore dei livelli successivi della progettazione.

9) Architettura come conoscenza multidisciplinare
Il progetto di architettura, sempre più complesso, integra competenze multidisciplinari per le quali servono grandi capacità organizzative e di coordinamento, sostenute da adeguata preparazione culturale, tecnologica e digitale. Si rende quindi necessario promuovere corsi di alta formazione sui temi della crescita sostenibile, che integrino, tra l’altro, la transizione verde e la transizione digitale, la programmazione economica e nuovi strumenti amministrativi di gestione della rigenerazione urbana e territoriale.

10) Nuovi strumenti di concertazione e di finanza urbana
Il “pubblico” deve riprendere il suo ruolo di promotore non limitandosi a recepire istanze rappresentative degli interessi dei soggetti economici privati, ma provvedendo ad indirizzarne le energie governando i processi. Serve, conseguentemente, un nuovo profilo tecnico della P.A. che abbia la competenza di gestire processi complessi che danno conformazione giuridica alle trasformazioni possibili sulla base di una negoziazione fra tutti gli interessi pubblici e privati che sono coinvolti.

L’architettura è prima di ogni cosa cultura e bene comune ed è per questo che il futuro lo dobbiamo progettare insieme, sperando che l’appello arrivi a smuovere una società troppe volte bloccata nei confronti di un settore innovatore di fondamentale importanza per la rinascita del nostro Paese.

The Forests of Venice Kjellander Sjöberg © world-architects

The Forests of Venice Kjellander Sjöberg © world-architects

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