Tra gli infiniti panorami dolomitici, carichi di purezza e essenza naturale, l’architettura contemporanea ricerca nuove forme di interazione e dialogo con il contesto. Un’intervento difficile da controllare, che necessita di una strategia sensibile ed efficace specialmente quando si tratta di lavorare sul costruito preesistente. Ad accettare questa sfida è lo studio NOA*, e attraverso la sua capacità di intrecciare architettura, ingegneria e design, è riuscito ad inserire un’infinity pool nonostante i vincoli progettuali.

Ma prima, che cos’è NOA* o meglio, chi sono?

NOA*, Network of Architecture, è un giovane team, da una formazione di 10 anni e un background di respiro internazionale, composto da architetti e designer che sta emergendo sempre di più nel panorama architettonico contemporaneo e non solo. Le loro capacità e la loro destrezza derivano dai principi e dalla filosofia con cui Lukas Rungger e Stefan Rier hanno fondato il team.

Spiega uno dei fondatori Lukas Rugger:

“Il mio socio Stefan Rier e io abbiamo girato molto negli ultimi anni: io ho lavorato per tanti anni a Londra, e insieme abbiamo raccolto esperienze lavorative a New York, Berlino e Graz.”

I principi che delineano e caratterizzano il gruppo sono connessione, innovazione e creatività. Questi tre concetti, seppur distinti, si intrecciano in maniera dinamica al fine di poter far raggiungere e confrontare il team con sfide interdisciplinari che seguono i gusti e i metodi progettuali in continuo mutamento.

Altro sguardo e prospettiva chiave di NOA* è quello volto all’ Unità, non solo intesa come totalità ma anche come composizione di singole parti giustapposte che collaborano tra loro. Si definiscono infatti come palcoscenico (o piattaforma) per architetti, interior designer, grafici, stilisti ma anche musicisti e storici al fine di usufruire in maniera dinamica di risorse specializzate e competenti nei diversi campi. Le stesse foto che trovate sono state scattate da Alex Filz e Mads Mogensen, componenti del team. Una vera e propria rete di architettura e di capacità, da qui il nome.

 “La classica professione dell’architetto viene di conseguenza rivisitata e rimpiazzata da un gruppo di creativi che opera a livello internazionale in cui l’architetto emerge come regista.”  –  Lukas Rugger

 L’obbiettivo di NOA* quindi, non è solo progettare edifici ma consiste nel conoscere il progetto stesso sotto ogni veste, che sia storica, culturale, architettonica o contestuale. Un vero e proprio percorso di conoscenza che mira a raccontare la storia del progetto e del luogo.

Afferma Stefan Rier:

“La gente sta cercando delle storie che possono raccontare, noi li aiutiamo a trovarle.”

“Ascoltare, sentire le storie del committente e riscriverle nell’architettura. Prendersi il tempo per il luogo dove verrà costruito, sentire l’atmosfera, coinvolgere circostanze locali e solo poi iniziare a pensare, a pianificare e a progettare.”

Tra i diversi progetti completati da questo Team, oggi mettiamo in evidenza Hubertus.

Lo studio è stato chiamato per occuparsi della ristrutturazione e l’ampliamento dell’Hotel Hubertus, a Valdaora, ai piedi del famoso comprensorio sciistico Plan de Corones in Val Pusteria nel cuore delle Dolomiti. Qui ci troviamo ad un’altitudine di circa 1350 m, elemento distintivo che NOA* ha saputo sfruttare ed interpretare a proprio favore. Infatti, oltre all’ampliamento e alla creazione di nuovi ambienti come la nuova cucina, la cantina di vini, ristoranti e lobby, lo studio è riuscito a realizzare 16 nuove suite e terrazze panoramiche con viste mozzafiato.

Il cuore del loro intervento però lo troviamo sospeso tra cielo e terra. Si tratta infatti della nuova piscina inserita all’apice del progetto, al di sopra delle camere, con vista sulla valle. Una piscina priva di confini visibili – spiegano i progettisti – la quale vanta di uno sbalzo di 17 m, 12 m di altezza dal suolo, 5 m di larghezza, 25 m di lunghezza con una profondità di 1,30 m. La sensazione che questa progettazione riesce a creare è proprio quella di essere sospesi tra cielo e terra, la quale viene sottolineata ancor di più dal piccolo ritaglio in vetro sul fondo della piscina. Inoltre, grazie alla capacità dell’acqua di comportarsi come specchio naturale, la piscina si fonde con il paesaggio circostante ricordando in qualche modo i laghi di montagna.

Dal punto di vista strutturale e materico, le superfici della piscina sono rivestite con piastrelle di pietra color antracite così di produrre l’effetto di un macigno galleggiante che troneggia sulla valle. Quest’immenso sbalzo da record è stato reso possibile grazie all’inserimento di piloni d’acciaio rivestiti con tronchi di larice in modo da seguire il ritmo alternato con cui NOA* fa dialogare sapientemente il vecchio e il nuovo.

Nonostante il progetto sia inserito in un puro ambiente naturale, oltre che  patrimonio dell’Unesco, il team NOA* è riuscito ad applicare una progettazione attenta al contesto e alla costruzione esistente, sperimentando un approccio totalmente nuovo. Il risultato finale, lo si può definire quindi, come un bel composto che rafforza il rapporto architettura-natura.

Qui infatti potete trovare un altro progetto firmato NOA* dove le maestrie si fondono per dar vita ad un’architettura ispirata al lusso e al comfort sempre nel campo delle Hôtellerie.

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