“ Would they still call me a Diva,

if I was a man? ”

 

Zaha Hadid ( 1950 – 2016 )

 

 

Ci ha lasciati così, all’improvviso. Un grande colpo di scena nel mondo dell’architettura, ma non solo.

Zaha Hadid è stata una dei più grandi architetti della storia contemporanea. La sua creatività le ha fatto esplorare tutte, o quasi, le forme espressive dell’arte, dalla pittura, al design, alla scultura.

 

Nasce a Baghdad nel 1950 e si laurea a Londra presso la “Architectural Association” (“AA.“) nel 1977. Diventa membro dell’ “OMA” ( “Office for Metropolitan Architecture” ) e riceve fin da subito molte cattedre, fra le quali è doveroso ricordare la cattedra alla “Harvard University Graduate School of Design”, quella alla “Yale University” ed altre in Germania, Austria, etc.

Può essere definita un’artista a 360° grazie anche alla sua grande produzione di opere ad olio. I suoi quadri raffigurano l’idea che lei stessa ha dell’ architettura e della forma, fluida, in completo mutamento.

É una donna che ha raggiunto molti successi nel mondo dell’architettura e del design. Il successo le è dovuto grazie alla sua grande capacità ed abilità nel saper giocare con le forme, con i volumi e con le superfici per ricreare già che ha nella sua mente.

Secondo Zaha Hadid i suoi edifici, pur nascendo dagli stessi concetti, hanno aspetti completamenti diversi. Tutto ciò può essere spiegato mettendo in relazione il concetto di architettura, comune ad entrambi, con l’aspetto urbanistico, che varia a seconda del progetto, costretto ad adattarsi all’impianto urbanistico circostante. L’aspetto architettonico è imploso all’interno, l’altro è assai più vincolato da un costante negoziare fra interno ed esterno.

 

( Guangzhou Opera House, China, Sala concerto principale. )

 

Con Zaha Hadid è nata l’architettura delle forme fluide, di quelle forme che fluttuano nello spazio, come “flussi laminari” e “vortici a spirale”. La sua architettura viene definita “Decostruttivista” per la prima volta all’esposizione “Deconstructivist Architecture” del MoMA nel 1988, assieme alle opere di F. O Gehry, D. Libeskind, R. Koolhass, P. Eisenman ed altri architetti del tempo.

“L’architetto decostruttivista psicoanalizza le forme pure della tradizione architettonica per identificare i sintomi di un’impurità repressa. L’impurità viene portata in superficie attraverso una combinazione di gentile persuasione e violenta tortura: la forma viene sottoposta a interrogatorio. […]”

Queste sono le parole di Mark Wigley, curatore dell’esposizione del 1988, che definiscono il principio di Decostruttivismo e Architetto Decostruttivista, attribuendo alla capacità di fruibilità della forma il ruolo da protagonista nel pensiero dell’ architetto.

( MAXXI, Roma, Italia. Entrance Hall )

 

Zaha Hadid riesce nei suoi progetti a liberare quello che per anni è stato racchiuso dentro a setti murari verticali, angolazioni a 90 gradi e forme semplici, rigorose.

Ecco allora spiegato il significato di una delle sue frasi più celebri:

“Perchè attenersi all’angolo di 90 gradi, quando ce ne sono disponibili altri 359?”

Lei è riuscita nell’impresa di liberare le forme da uno schema architettonico comune e già esistente, per farle fluire nel vuoto, esplodere nello spazio, creando così una nuova forma d’arte.

 

“L’esplosione che ridà forma allo spazio.”

 

La figura di Zaha Hadid è stata, ed è tutt’ora, molto discussa. I suoi progetti hanno fatto scalpore, suscitando stupore ma anche, in alcuni casi, disapprovazione. Per questo necessita di essere definita anche la sua figura di donna all’interno della storia dell’architettura comunemente scritta da mani maschili.

Nonostante alcuni casi in cui Hadid si è scontrata con i committenti per la poca apertura verso la concezione di una figura donna, con grandi capacità, nel mondo dell’architettura, ha ricevuto molti successi.

E’ stata la prima donna ad aver progettato un Museo di Arte Contemporanea in America ( “Lois and Richard Rosenthal Center of Contemporary Art”, 1997 – 2003 ).

E’ stata la prima donna ad aver vinto il “PRITZKER ARCHITECTURE PRIZE” nel 2004.

Nel 2010, la rivista Time la inserisce nella classifica “The World’s 100 most influential people”.

E’ stata nominata “Artista UNESCO per la Pace” nel 2010.

Ha vinto per due anni consecutivi lo “STIRLING PRIZE” nel 2010 e 2011.

A Febbraio, poco più di un mese prima della sua morte, è passata alla storia del Regno

d’ Inghilterra per essere la prima donna ad aver vinto la “ROYAL GOLD MEDAL”.

Lois and Richard Rosenthal Center of Contemporary Art, OH, USA. )

Quello che Zaha Hadid ha lasciato alla cultura del XXI secolo è di sicuro un esempio di come, con la forza dell’immaginazione e la capacità artistica, si può modificare un concetto di architettura già presente nella società, farlo implodere in se stesso e crearne uno nuovo, libero da ogni schema, privo di ogni legge che lo ha legato per anni.

 

Di sicuro l’architettura, liberata da Zaha Hadid, non sarà più la stessa.

 

( Heydar Aliyev Cultral Center, Azerbaijan. )

 

Per maggior informazioni, potete consultare il sito ufficiale di Zaha Hadid.

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