di Luca Ferrara

Per sviluppare una vera architettura sostenibile dobbiamo realmente affidarci al passato?
In un periodo storico in cui il “disastro naturale” è all’ordine del giorno la domanda risulta più che lecita. La globalizzazione ha ormai invaso l’architettura facendo sì che anche a 2000 metri di altitudine oggi si possano trovare perfetti cloni di città, modificando irreversibilmente il paesaggio naturale. La risposta a questa tendenza c’è e si può esprimere con due parole: “ABITARE MINIMO”.

Abitare minimo © GIACOMELLI RICCARDO ARCHITETTO

Il termine “Abitare Minimo” è facilmente associabile a un’immagine: un piccolo volume con poche aperture. Le origini di questa tipologia di alloggi si possono riscontrare nelle architetture vernacolari sparse per il territorio italiano, dal bivacco al trullo, in risposta ai fabbisogni immediati dell’uomo.

Costruzioni rurali

Essenzialità e intimità sono sicuramente i due temi principali che ruotano intorno a questo modo di pensare di “abitare il paesaggio”. La presenza umana, dunque, deve essere discreta e rispettosa, subordinata ai concetti di responsabilità, sostenibilità e sobrietà che quindi limitano la suggestione della forma architettonica ne a sé stessa; questa presenza deve quindi saper creare uno spazio che non occupi, ma che si occupi del luogo; uno spazio che allo stesso tempo sia architettura e territorio.

Chapel of Silence, Botticino IT. © STUDIO ASSOCIATES

Un trio di giovani architetti composto a Brescia sotto il nome di STUDIO, ha voluto esplorare questi concetti per la creazione della “Chapel of Silence”, un ambiente voluto appositamente per la creazione di un contatto fisico e spirituale tra l’utente e la natura. Questa cappella laica in legno è situata a Botticino, nelle valli bresciane, ed è raggiungibile tramite un percorso lungo la collina quasi come fosse una meta di pellegrinaggio, che porti dunque all’apice il livello di esaltazione spirituale accumulata lungo il percorso.

La sua forma è frutto di un’attenta analisi svolta sulle pre-esistenze locali e sui loro archetipi, mantenendo perciò al centro del progetto il tema del rispetto dell’ambiente in cui si interviene; la costruzione è lunga 6 metri ed è suddivisa in due spazi: il primo, che si sviluppa longitudinalmente, termina con una piccola apertura che prepara il fruitore a ciò che proverà nel secondo spazio, quello principale, alto 3 metri con un grande vano proiettato verso il bosco che crea un contatto immediato con la natura, è pensato per essere utilizzato dall’utente in maniera completamente libera.

Un menhir in marmo di Botticino posto al centro dell’asse visivo di questa grande apertura costituisce il legame tra il fruitore e il territorio, quasi come se rappresentasse simbolicamente la forza primordiale della natura.

STUDIO Associates tramite la “Chapel of Silence” ha svolto un’opera di riscoperta del passato, di un modo di fare architettura che potesse allo stesso tempo creare un legame con il territorio circostante e con noi stessi.

Chapel of Silence, Botticino IT. © STUDIO ASSOCIATES

Chapel of Silence, Botticino IT. © STUDIO ASSOCIATES

Chapel of Silence, Botticino IT. © STUDIO ASSOCIATES

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