Dopo Rio de Janeiro, capitale dell’architettura nel 2020, Copenaghen lo scorso 5 maggio è stata nominata dall’ UIA (International Union of Architects), in collaborazione con l’ UNESCO, la seconda città a portare il prestigioso titolo per il 2023.

“Siamo entusiasti della nomina di Copenaghen a Capitale Mondiale dell’Architettura 2023 dell’UNESCO/UIA e non vediamo l’ora di definire i dettagli”, ha dichiarato Thomas Vonier, Presidente dell’UIA. “Copenaghen è la città ideale dopo Rio de Janeiro, per il contrasto che offrono del modo in cui l’architettura aiuta le grandi città globali ad affrontare le diverse sfide della vita urbana del 21° secolo”

Nyhavn, Copenaghen, Danimarca, ©Duccio Maldera

 

Copenaghen simbolo di avanguardia

La capitale danese infatti è da tempo impegnata in un percorso di transizione sostenibile attuando un piano per diventare la prima capitale al mondo ad essere carbon neutral, ovvero a 0 emissioni, entro il 2025. È pioniera indiscussa per l’uso di mobilità dolce in favore di quella privata, si contano 450 chilometri di piste ciclabili e circa il 35% dei lavoratori pendolari si muove in bicicletta, e non solo, ogni cittadino abita a meno di 15 minuti a piedi di distanza da uno dei parchi urbani.

Il quadro di sostenibilità si completa con la previsione di importanti interventi di efficientamento energetico assicurando la produzione energetica esclusivamente da fonti rinnovabili, una vera e propria ecocittà a misura d’uomo.

Lo stesso Vonier sottolinea l’importanza di come “l’architettura e il design possano aiutarci ad adattarci in tempi di crisi e a cambiare il futuro in meglio. L’architettura può aiutare le comunità a recuperare e ricostruire, applicando lezioni che aiutano a evitare future catastrofi sanitarie e ambientali. L’architettura è una grande forza per il bene sociale quando progettiamo e costruiamo responsabilmente “ e la Danimarca, ma soprattutto Copenaghen, in questo sono maestri.

Ørestad Plejecenter, Copenaghen, Danimarca, ©Duccio Maldera

“Quando penso a Copenaghen, penso alla sostenibilità, in particolare a come la tecnologia non debba necessariamente causare il degrado della città, ma essere al contrario un modo per migliorarla” – Bjarke Ingels, BIG

I progetti che sono stati sviluppati nel corso degli ultimi anni hanno saputo coordinare l’architettura con dei temi importanti ed attuali come la sostenibilità e l’integrazione sociale e culturale.

 

Superkilen, simbolo di un’ integrazione che influenza l’ architettura

 

Esempio cardine è senza dubbio la Superkilen, progetto datato 2012 di BIG Architects, Topotek 1 e Superflex, nata in un luogo generato dalla città stessa, dai suoi abitanti e dalle sue esigenze, che hanno contribuito a dare vita ad un spazio multietnico nel cuore di uno dei quartieri più internazionali della città. Un punto nevralgico nel quale confluiscono differenti quartieri, culture ed esperienze. L’intervento sullo spazio pubblico è nato da una fusione tra architettura, paesaggio urbano e vita quotidiana ed accoglie, infatti, al suo interno oggetti di uso comune provenienti da circa 60 paesi, donati dai residenti, originari di diverse parti del mondo.

L’intero progetto è stato concepito in modo da favorire la continuità nell’ambiente urbano attraverso dei percorsi differenziati e resi riconoscibili da differenti trattamenti e colorazioni delle pavimentazioni.

 

Tingbjerg Library, simbolo di riscatto sociale 

Allo stesso modo e con lo stesso intento nasce un altro simbolico edificio della capitale, la Tingbjerg Library, che ha lo scopo di contribuire allo sviluppo positivo della comunità locale colpita fortemente da problemi di criminalità e immigrazione fornendo un servizio che possa ospitare molti cittadini favorendo l’integrazione. La forma singolare della struttura non solo si lega all’identità del luogo ma ha in più lo scopo di attirare un gran numero di visitatori in modo da rivitalizzare e rendere il quartiere più fruito.

 

The Silo, simbolo di sostenibilità

In questo periodo di scarsità di risorse è importante essere audaci e porre la domanda: “È necessaria una nuova costruzione?”

Da questa riflessione lo studio Cobe ha dato vita a The Silo, ex silo di grano di 17 piani, trasformato in un edificio moderno che ospita un complesso residenziale e alcune strutture pubbliche ai primi piani. Nell’ambito della riqualificazione si è provveduto a creare circa 39 appartamenti, alcuni singoli e altri su più livelli, con delle metrature variano da 73 mq a 305 mq e con altezze anche di 7 metri.

Particolare attenzione è stata posta al tema della sostenibilità in quanto in questo intervento si è deciso di mantenere l’identità dell’edificio preesistente. Si è deciso di riutilizzare le robuste strutture in cemento e preservare il patrimonio della zona nord di Copenaghen riducendo al minimo le emissioni di CO2 nell’ambiente; non solo, la facciata dell’edificio è costruita con moduli 3D prefabbricati che sono in grado di creare un efficiente “cappotto” scultoreo.

The Silo, Vista dello spazio esterno

The Silo, Rapporto tra edificio e lo spazio esterno, Copenaghen, Danimarca, ©Duccio Maldera

Detentore di molti premi, il The Silo ha sicuramente contribuito ad un’opera che oramai va a consolidarsi nel tempo quale quella della rigenerazione e di intervento sul patrimonio edilizio esistente.

 

Opera House, simbolo della ricca vita culturale della città

Concludiamo il nostro viaggio con uno dei landmark della capitale danese quali l’Opera House, situato sull’isola di Holmen e affacciata direttamente sul canale e resa visibile dal ponte di Knippelsbro fino all’antica fortificazione militare il Kastellet. Esteriormente la struttura si articola in tre elementi principali, definiti a loro volta da materiali differenti: la facciata in vetro semisferica che affaccia direttamente sul canale, le pareti perimetrali in marmo e la copertura che si protende con uno sbalzo di oltre 32 metri oltre i limiti dell’edificio.

La sua presenza sulla scena urbana è stata accentuata dalle aperture eseguite sulla piattaforma sulla quale insiste l’edificio e realizzati quattro ponti di legno d’accesso.

All’interno l’Opera House presenta due auditorium rispettivamente da 1800 posti e 200 posti e l’involucro di legno, di forma ellittica, che abbraccia il grande auditorium richiama la geometria della facciata principale esterna. Una serie di scale e ponti connettono l’auditorium ai tre ballatoi che corrono lungo la facciata dai quali è possibile sia osservare il foyer nella sua interezza sia godere di una spettacolare vista della città.

Insomma abbiamo visto come Copenaghen sia un vero e proprio modello da prendere in esempio per i temi di riqualificazione e rigenerazione delle nostre grandi città.Questo modello è stato in grado di inserire forme dell’architettura contemporanea all’interno di un tessuto storico con tradizioni e canoni estetici definiti, combinando antico e contemporaneo in un corpo urbano dinamico e in continua evoluzione.

Cosa ci aspetta da oggi al 2023?

La redazione Artwave ringrazia l’Ing. Maldera per la condivisione del materiale fotografico. 

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