Dopo il lockdown, lo smartworking, le convivenze forzate  e un primo allentamento delle misure di contenimento, che ci ha permesso di rivedere “congiunti” e amici, in questa Fase 3 stiamo tutti pensando a come poter evadere al più presto da questo periodo a dir poco interminabile.

Siamo bramosi di poter riprendere le nostre attività giornaliere, dalle corse al parco agli aperitivi con gli amici.Ma è proprio questo quello che vogliamo?

E cosa abbiamo o avremmo dovuto imparare da questo importante periodo storico?

Una questione di volumi

In questi quattro mesi in cui il sistema Italia ha subito una battuta di arresto, architetti e designer  hanno cercato di rispondere a tutte le nuove esigenze  che questo momento così complicato e di transizione si sono presentate.

Ci siamo trovati di fronte alla natura che ancora una volta è stata capace di riprendersi i suoi spazi e i suoi volumi. Perché alla fine è proprio così, è tutta una questione di volumi.

E così nelle scorse settimane pedoni e biciclette hanno monopolizzato i volumi che una volta erano occupati da auto private, taxi, autobus e motocicli. Questo cambiamento di volumi ha influenzato di riflesso anche le stesse norme che verranno adottate per farci tornare ad una vita meno segnata dalle restrizioni antipandemiche.

La nostra città del futuro

La città del futuro che ci immaginiamo dovrà essere composta da una grande rete di città collegate tra di loro a 15/20 minuti, nella quale la campagna rappresenta una green zone.

Illustrazione di Alessio Colzani per Artwave

Bisogna cominciare a pensare ad una tipologia di città policentrica. Al suo interno i flussi del traffico vengono distribuiti in più parti di città senza creare ingorghi o intoppi. Si potrà così favorire l’uso della mobilità non impattante, che si interessa sia dell’ambiente che del benessere della città e del suo traffico interno. Per un completo ritorno alla normalità si dovrà anche tener conto del volume della mobilità su gomma ma anche del “volume umano” che, strettamente influenzato dal distanziamento sociale, andrà ad invadere e condizionare il flusso della vita quotidiana.

Mobilità e distanze sociali 

Le distanze sociali andranno a ridisegnare gli spazi, soprattutto quelli comuni, si dovrà pensare a come organizzarli, progettarli e gestirli. D’altro canto questo offre grandi opportunità per delle nuove idee di spazi pubblici. I cinema all’aperto, che richiamano i drive-in anni Cinquanta, o i teatri di strada, che creano la possibilità di creare una nuova tipologia di socialità si adattano perfettamente a questa condizione.

Da questa riflessione emerge un’ulteriore tematica che si lega in maniera imprescindibile al tema degli spazi comuni: la mobilità. Si manifesta quindi questo bisogno di una revisione del modello di mobilità. Quest’ultima dovrà essere sia sostenibile, contenendo le emissioni di CO2 nell’ambiente, che non impattante, in modo da non creare intoppi nella mobilità di superficie.

Il movimento tramite mezzi di locomozione non impattanti dovrà essere indubbiamente facilitato. Si dovrà garantire, da una parte, la possibilità di muoversi e, dall’altra, il rispetto delle norme e delle distanze sociali. In quest’ottica monopattini, biciclette, pattini sono una valida alternativa alla auto. Non solo, permettono ad un numero maggiore di persone di muoversi occupando lo stesso volume stradale, guadagnando anche in sicurezza.

Il caso di Barcellona

Emblematico è il caso di Barcellona che, con il Piano di mobilità urbana varato per il quinquennio 2013-2018, ha deciso di mettere al primo posto il pedone. Luoghi centrali diventano quindi la piazza, il viale e la strada dove si concentra l’energia urbana. Vengono riconosciuti come luoghi identitari quelli dove vi è una forte sinergia tra complessità funzionale e qualità dello spazio pubblico. La griglia teorica elaborata prende in considerazione due componenti: la mobilità collettiva primaria e la mobilità complementare individuale. In più, in linea con i parametri urbanistici, si prevede che le interferenze tra le due componenti dovranno essere ridotte al minimo.

La città di Barcellona fonda il suo intervento definendo la mobilità sicura, sostenibile, equa ed efficiente. Su questi principi il Piano della mobilità di Barcellona propone le Superillas, o Supermenzanae. Il modello consiste nella fusione in termini funzionali di 9 blocchi di tessuto urbano. Lungo il perimetro si presenta il sistema per il trasporto veloce e le reti pubbliche, mentre all’interno la Superilla sarà caratterizzata da una mobilità dolce in prevalenza pedonale.

I vantaggi che questo piano propone sono notevoli su molti fronti tra i quali quello pedonale, ciclabile, del trasporto pubblico e di quello privato. Congiuntamente ad un intervento di promozione degli spazi pubblici e di sicurezza delle aree pedonali si pensa ad una maggiore efficienza dei servizi pubblici di affitto delle bici accompagnata da una divulgazione e promozione della culturale ciclabile. In parallelo si nutre la volontà di migliorare il servizio pubblico di autobus garantendo un’interconnessione tra le linee urbane ed extraurbane promuovendo inoltre nuove forme di mobilità, in primis il car sharing.

“If you plan cities for cars and traffic, you get cars and traffic.

If you plan for people and places, you get people and places.” 

-Fred Kent

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