“Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza […] In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro”. Questa è la descrizione di Fedora, la quarta “città invisibile” descritta da Italo Calvino.

Le città e il desiderio, Fedora, © karinapuente

Ma cosa lega Calvino con lo spazio? Jakub Wojtowicz della Facoltà di Architettura della Poznan University of Technology ha deciso di progettare un’unità residenziale adatta a ogni luogo dello spazio e completamente autosufficiente denominata, appunto, Fedora.
Sviluppata a partire da un progetto di tesi precedente pubblicato, un hotel ad alto risparmio energetico, si tratta di una soluzione abitativa pensata sia per gravitare nello spazio aperto che per stazionare sulla superficie di qualsiasi pianeta del Sistema Solare o sulla Terra stessa come rifugio anti-catastrofe.

Fedora, © wojtowiczarchitecture

“Fedora. Self-sufficient residence unit in outer space” è il progetto di un’unità residenziale capace di soddisfare i requisiti di localizzazione in quasi tutte le parti dell’Universo grazie ad un sistema autosufficiente che combina i fattori fisiologici indispensabili alla vita umana con criteri di efficienza energetica e massimo comfort. L’aspetto chiave della sua progettazione riguarda il risparmio energetico: attualmente i costi per inviare nello spazio beni di prima necessità risultano assai elevati, e Fedora, con il suo complesso sistema di produzione e immagazzinamento di acqua, cibo ed elettricità, sarebbe invece completamente autosufficiente.

Di forma sferica e del tutto priva di fessure o protuberanze che ne intacchino la superficie, Fedora unisce sistemi prefabbricati e modulari in una struttura leggerissima fatta di leghe di titanio, alluminio e litio, rivestita con piastrelle di ceramica e isolata termicamente attraverso aerogel e isolanti multistrato. Le 400 unità abitative previste si suddividono in aree che ricalcano fedelmente quelle di una dimora “terrestre”: un’area lounge, le aree tecniche di manutenzione e controllo e un’area residenziale riservata agli alloggi dell’equipaggio, e infine tutta una parte dedicata all’autosufficienza con le zone di produzione di ossigeno, cibo ed elettricità, la cisterna e il magazzino di fonti e risorse.

Fedora, © wojtowiczarchitecture

In poche parole il progetto “Fedora” mira a sensibilizzare il mondo sul tema del futuro dell’architettura nel contesto delle tendenze espansive dell’umanità. È un tentativo di abbracciare il cerchio nell’interdipendenza tra design dello spazio e astronautica. Stephen Hawking ha sviluppato una tesi secondo cui l’umanità in cento anni dovrà lasciare la Terra: la sovrappopolazione, i disastri, i nuovi virus, i cambiamenti climatici e molti altri fattori nel prossimo secolo renderanno il nostro pianeta inabitabile. Quindi le domande sorgono spontanee: quale sarà il futuro per l’umanità? “Fedora” sarà il primo di tanti esempi in cui l’architettura non penserà più al suolo terrestre come destinazione d’uso?