Camminare per i lunghi assi viari del centro storico di Roma permette di scoprire le numerose sfaccettature della Capitale, compresa la stravaganza del trovarsi, in molte piazze e davanti ad alcuni edifici monumentali, degli obelischi egizi, in un numero maggiore rispetto a tutti quelli che sono presenti nell’odierno Stato Nordafricano.

Piazza Navona con al centro l’obelisco Agonale. Credits@LucioBove

L’obelisco nasce come elemento architettonico celebrativo di una divinità o di un faraone: le prime testimoniante provengono dai siti archeologici dell’Antico Regno, come Setibtawy e Abu Gurab, dove veniva costruito in mattoni crudi, mentre è con il Nuovo Regno che si iniziano a cavare i monoliti in granito che noi oggi associamo all’obelisco nilotico.

Questi venivano disposti accoppiati vicino all’ingresso dei templi in corrispondenza del pilone, elemento architettonico costituito da due muraglioni rastremati simbolo delle lontane montagne tra le quali nasce e sorge il sole.

Gli antichi romani trovarono affascinanti queste filiformi presenze, a tal punto che decisero di trasportarli verso la Capitale a partire dal principato di Ottaviano Augusto, in concomitanza dell’apertura del pantheon romano alle “nuove” divinità egiziane. Con tredici obelischi dislocati sull’intera area urbana, Roma è la città che ne possiede il maggior numero al mondo: in Italia ce ne sono in totale diciotto, nel Regno Unito tre, in Francia uno mentre in Egitto unicamente cinque.

Il trasporto via mare di questi monoliti fu tutt’altro che facile, situazioni che misero a dura prova le tecniche ingegneristiche dei latini: basta pensare al caso contemporaneo dell’obelisco Mussolini oggi sito nel Foro Italico, cavato a Carrara e trasportato attraverso il Tevere fino alla Capitale con estrema fatica nel 1932.

Trasporto dell’obelisco Mussolini attraverso il Tevere, 1932. Credits@romaierioggi.it

Dei tredici obelischi l’unico che rimase in piedi fu quello che oggi vediamo in piazza San Pietro, originariamente posto sulla spina centrale del circo neroniano sul colle Vaticano, già circo privato dell’imperatore Caligola: tutti gli altri dopo la fine dell’Impero vennero abbattuti durante le incursioni straniere, primi fra tutti i Goti, le cui cadute ne causarono il più delle volte la rottura in tronconi.

La riscoperta degli obelischi

Roma durante il basso medioevo raggiunse i 40.000 abitanti, rendendola di fatto una piccola città rispetto ai maggiori centri della penisola come Napoli, Firenze, Venezia. Al suo interno conteneva ancora i monumenti e i ruderi del periodo imperiale e costantiniano, un potenziale culturale tanto inimmaginabile quanto lasciato alla totale incuria. Con la fioritura dell’Umanesimo del primo Rinascimento si sviluppò una sensibilità diversa nei riguardi del passato, circostanza che spinse i papi di quel periodo a rendere Roma nuovamente grande.

Una Capitale religiosa, una Gerusalemme europea, fulcro di un risorto impero cristiano, attuato anche mediante una pianificata urbanistica che potesse cambiare il volto fisico della città.

Pianta della Roma di Sisto V. Credits@ChristianNorberg-Shultz

Sisto IV della Rovere (1471-1484) riorganizzò diverse aree capitoline, aprendo nuove vie rettilinee per consentire l’edificazione di corpi di fabbrica monumentali lungo i due fronti stradali, come il caso del tridente di ponte S. Angelo.

Alessandro VI Borgia (1492-1503) allargò via Alessandrina per il Giubileo del 1500, Giulio II della Rovere (1503-1513) tracciò via Giulia e via della Lungara, mentre sotto i pontificati di Leone X (1513-1521) e Clemente VII (1523-1534) de’ Medici venne costituito il tridente di piazza del Popolo. È con i pontificati di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) e di Sisto V Peretti (1585-1590) che gli interventi appaiono coordinati in un progetto più unitario a larga scala.

Gregorio XIII nella costituzione apostolica Quae publice utilia del 1574 fissa le norme edilizie che faranno testo fino al XVII secolo e in cui vengono codificate le modalità di allargamento delle strade, le rettifiche dei vicoli angusti e tortuosi, l’eliminazione dei varchi fra i corpi edilizi e l’accoppiamento delle proprietà.

Nel solco tracciato dal predecessore, Sisto V completa questi e altri interventi, inserendo un elemento nuovo, in modo tale che fungesse da fuoco prospettico, l’obelisco. L’architetto sistino per eccellenza è senza dubbio Domenico Fontana (1543-1607), colui che coordinò anche l’immane spostamento dell’obelisco Vaticano: per traslare di soli 200 metri l’unico monolito antico rimasto ininterrottamente in piedi vennero coinvolti oltre quattrocento carri trainati da quadrighe, migliaia di facchini e operai per un totale di tredici mesi, dal settembre del 1585 a quello del 1586.

Dalle rovine vengono estratti questi importanti elementi per essere posti nei punti nevralgici della città, agli incroci delle vie, al centro delle piazze, in prossimità delle facciate di alcune Basiliche. Gli obelischi diventano i landmark prospettici della propulsione urbanistica, dove l’antico trova una nuova, aulica, collocazione asservita alla renovatio imperii papale.

Piano di Sisto V Peretti in un affresco della Biblioteca Apostolica Vaticana. Credits@valtervannelli.it

 

Gli innalzamenti

Come si è detto, l’unico rimasto in piedi fino ai giorni nostri è l’obelisco Vaticano, mentre tutti gli altri vennero abbattuti o rovinarono a causa dell’incuria. La seguente trattazione segue un ordine cronologico riferito al periodo in cui i tredici obelischi vennero nuovamente innalzati.

 

1 – Obelisco Macuteo

Originariamente eletto dal faraone Ramesse II (1290-1223 a.C.) a Heliopolis, fu trasportato a Roma dall’imperatore Domiziano (81-96) per ornare il tempio dedicato a Iside e Serapide in Campo Marzio. Innalzato una prima volta nel 1404 nell’odierna piazza San Macuto, nel 1578 venne posto da Giacomo Della Porta (1532-1602) su una fontana composta da quattro mascheroni e una grossa vasca polilobata posta di fronte al Pantheon. Nel 1711 Clemente XI Albani (1700-1721) vi ci aggiunse i delfini e la croce sommitale sopra il pyramidion.

Obelisco Macuteo in piazza della Rotonda, di fronte al Pantheon. Credits@portmobility.it

Lo stemma di papa Clemente XI Albani. Credits@historicaleye.it

Ricollocazione: 1404 / 1711

Altezza: 6,34 m (14,50 m con il basamento)

Trattamento superficie: estesi geroglifici

Posizione: piazza della Rotonda

 

2 – Obelisco Capitolino

Eretto dal faraone Ramesse II a Heliopolis, probabilmente fu trasportato a Roma da Domiziano insieme all’obelisco Macuteo e posto come pendant nell’Iseo Campense. In seguito ad alcuni moti popolari del 1404 fu traslato sul Campidoglio in corrispondenza del lato destro del convento dell’Aracoeli, per poi essere nuovamente disteso a terra sotto Paolo III Farnese (1534-1549) nell’ambito dei lavori di risistemazione michelangiolesca del colle. Donato al duca Ciriaco Mattei nel 1528 dal senato capitolino come ringraziamento per le sue benemerenze, questi lo pose nel suo circo privato, l’attuale villa Celimontana. La sistemazione definitiva si deve a un progetto del 1817.

Obelisco Capitolino nel parco di villa Celimontana. Credits@wikimedia.org

Ricollocazione: 1404 / 1817

Altezza: 2,68 m (12,23 m con il basamento)

Trattamento superficie: blocco inferiore anepigrafo, superiore con geroglifici

Posizione: parco villa Celimontana

 

3 – Obelisco Vaticano

Plinio il Vecchio ci parla di questo immenso obelisco, alto 50 metri: eretto dal faraone Nebkaure Amenemhet II intorno al 1950 a.C a Heliopolis, durante il trasporto presso il forum Iulium di Alessandria in epoca romana irrimediabilmente si ruppe.

Portato a Roma per volere di Caligola nel 37 d.C. per decorare il circo realizzato sul colle Vaticano, rimase in piedi nella stessa posizione fino al XVI secolo: sotto Sisto V si decise di posizionarlo al centro di piazza San Pietro. Lo spostamento, come si è già detto, richiese un sforzo economico e una precisione ingegneristica non indifferente; il progetto fu coordinato dall’architetto Domenico Fontana.

SIXTUS V PONTIFEX MAXIMUS OBELISCUM VATICANUM DIS GENTIUM IMPIO CULTU DICATUM AD APOSTOLORUM LIMINA OPEROSO LABORE TRANSTULIT ANNO MDLXXXVI PONT II

Sisto V Pontefice Massimo fece porre con immenso sforzo l’obelisco vaticano di fronte all’ingresso. Esso era stato originariamente dedicato a divinità pagane attraverso cerimonie profane. Anno 1586, secondo anno del pontificato

Lo spostamento dell’obelisco ad opera dell’architetto Domenico Fontana. Credits@wikimedia.org

L’obelisco poggia sul piedistallo mediante quattro leoni con doppio corpo, animale araldico presente nello stemma sistino: Alessandro VII Chigi (1655-1667) pose sul pyramidion i tre monti e la stella chigiana mentre nel 1713 Innocenzo XIII dei Conti (1721-1724) aggiunse le aquile bronzee accanto ai leoni.

Piazza San Pietro con al centro l’obelisco Vaticano. Credits@portmobility. it

Ricollocazione: 1585-1586

Altezza: 25,37 m (40 m con il basamento)

Trattamento superficie: anepigrafo

Posizione: piazza San Pietro

 

4 – Obelisco Esquilino

Non ci sono fonti riguardo alla provenienza di questo obelisco: fu trasportato a Roma da Augusto per ornare l’ingresso del proprio mausoleo, insieme al gemello che ora si trova in piazza del Quirinale. Rinvenuto nel 1519 in quattro pezzi, venne provvisoriamente trasferito in via di Ripetta per essere poi destinato a piazza del Popolo (ci è pervenuto un progetto del 1519).

Sotto Sisto V, l’architetto Fontana nel 1587 lo eresse in corrispondenza dell’abside della Basilica di Santa Maria Maggiore, probabilmente perchè lì vicino era presente uno degli ingressi principali a villa Montalto, proprietà della famiglia di papa Peretti.

Obelisco Esquilino dietro l’abside di Santa Maria Maggiore. Credits@terzobinario.it

Ricollocazione: 1587

Altezza: 14,75 m (25,53 m con il basamento)

Trattamento superficie: anepigrafo

Posizione: piazza dell’Esquilino

 

5 – Obelisco Lateranense

Il più massiccio degli obelischi antichi conservatosi è proprio quello Lateranense, alto 32,18 m. Cavato dalle montagne granitiche di Assuan dal faraone Tutmes III (1479-1426 a.C.), venne innalzato dal nipote Tutmes IV davanti al tempio di Amon a Tebe, il quale scolpì il proprio nome e quello del nonno su una delle facce.

Sia Augusto quanto Costantino (306-337) progettarono di spostarlo da Tebe, il primo a Roma e il secondo a Costantinopoli, ma l’impresa era considerata troppo rischiosa a causa delle dimensioni del monolito: sarà il figlio del Grande, Costanzo II (317-361), a tentare l’impresa, trasportandolo e posizionandolo intorno al 360 sulla spina del circo Massimo a Roma.

Abbattuto dal re dei Goti Totila nel 547, venne recuperato nel 1587 rotto in tre pezzi: ancora una volta, papa Peretti commissionò all’architetto Fontana di trasportarlo verso il Laterano e di innalzarlo accanto al palazzo papale appena ultimato, in asse con la facciata di Santa Maria Maggiore. Il lavoro di anastilosi dei tre elementi richiese più di un mese di tempo, dal 6 luglio al 10 agosto 1588.

Piazza di San Giovanni in Laterano. Credits@casavacanzeroma.it

Papa Paolo V Borghese (1605-1621) nel 1614 fece spostare dall’architetto Carlo Maderno una delle colossali colonne scanalate corinzie dalla basilica di Massenzio alla facciata della Basilica liberiana, dotando così anche la Maggiore di un landmark che accentui il rapporto con la Basilica di San Giovanni e il relativo obelisco.

Ricollocazione: 1588

Altezza: 32,18 m (45,70 m con il basamento)

Trattamento superficie: estesi geroglifici

Posizione: piazza di San Giovanni in Laterano

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