Il Grand Tour era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere con partenza e arrivo in una medesima città. Poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni, e di solito aveva come destinazione l’Italia.
L’Italia, appunto, con la sua eredità della Roma antica, con i suoi monumenti, divenne uno dei posti più popolari da visitare e, oltre alla conoscenza del mondo antico, questi giovani vennero così a contatto con innumerevoli opere del Neoclassicismo. Durante il viaggio essi potevano acquistare, secondo le loro possibilità e i mezzi, numerose opere d’arte e cimeli, e visitare le rovine di Roma, ma anche di Pompei ed Ercolano che erano state riscoperte recentemente.

Bernardo Bellotto, Il Colosseo

Se traslassimo ai giorni nostri questa esperienza, questo giovane aristocratico in cerca di ispirazione si troverebbe di fronte a uno spettacolo del tutto diverso. All’interno del paesaggio vedrebbe scheletri di strutture iniziate ma non ultimate, rovine moderne figlie di un’epoca troppo spietata nei confronti dell’architettura. Ogni rovina, però, possiede una storia: ed è questo l’obiettivo di Alterazioni Video, un collettivo di artisti nato a Milano nel 2004: ridare una dignità a strutture che rappresentano in realtà luoghi di una memoria collettiva. Alterazioni Video ha dunque svolto una ricerca al fine di creare una sorta di “Atlante delle opere incompiute” e il lavoro di ricerca, mappatura e studio (più di 750 opere su tutto il territorio italiano, 350 in Sicilia) ha portato alla definizione di un nuovo stile architettonico: l’Incompiuto.

Chiesa di Santa Maria assunta, Capri Leone, provincia di Messina, © Incompiuto Siciliano

Essi vedono l’intero “sistema nazionale di opere non completate” come una testimonianza materiale dell’attuale contesto socio-culturale che permea la quotidianità, offrendo una chiave di lettura diversa delle strutture che costellano il nostro territorio e che spesso vengono semplicemente bollate come ecomostri. Non si dà alcuna possibilità di sopravvivenza a strutture che contro la nostra volontà, comunque, restano. In questo senso, il progetto è diretto anche alla conservazione della memoria: oggi ricordiamo Pompei, domani non lo sappiamo. Il suggerimento è quello di non dimenticarsi che in Italia purtroppo esistono “monumenti al contrario”, come definisce il collettivo. È da queste riflessioni che è stato proposto a Giarre, la città sicula epicentro di questo fenomeno, la realizzazione di un parco archeologico dell’Incompiuto.

Il collettivo milanese effettivamente cerca di affermare per mezzo del proprio manifesto caratteristiche comuni ai luoghi, appunto, incompiuti, per trovare quelle ragioni che fanno sussistere l’esistenza dello stile stesso, dando nuova vita a tutte queste rovine. Nel manifesto, strutturato in dieci punti, si ritrovano i caratteri storici, sociologici, antropologici e tipologici della ricerca che l’associazione promuove attraverso il suo lavoro. Un manifesto che definisce lo stile Incompiuto come il paradigma interpretativo dell’architettura pubblica dell’Italia dal dopoguerra a oggi, periodo in cui l’entusiasmo e la crescita hanno dato agli italiani una prosperità inaspettata, la creatività e l’esuberanza sono diventati i motori di propulsione di una riconfigurazione del paesaggio italiano. In una società in cui la storia sembra aver accelerato, le opere pubbliche sospese sono le rovine di un tempo compresso. In questo senso, attribuire all’Incompiuto un significato artistico e architettonico significa escogitare un altro modo di leggere questi luoghi, riconoscendo le opere incompiute come vere e proprie risorse per il territorio.