Sullo sfondo del centro storico della Capitale, lo studio Corte promuove un’architettura regolare e trasparente sollevata da terra, volta a divenire uno strumento esplicativo e rappresentativo del mondo Unicef. La filosofia del progetto si fonda sull’animata volontà di proporre uno spazio estremamente inclusivo ed accogliente, in connessione con il tessuto cittadino ed in sinergia con tematiche relative al mondo dell’infanzia. Un’ architettura che si configura come un luogo di incontro in cui entrare per restare.

Immagine render esemplificativa del progetto

Nell’odierno panorama degli studi architettonici, Corte, fondato a Roma nel 2013, assume un’importante rilevanza per aver conquistato un posto di rilievo nell’ambito dell’architettura, del design della comunicazione, delle arti visive e dei servizi culturali. Nel corso di questi anni ha avuto modo di curare iniziative, di prendere parte a numerosi progetti e di collaborare con società di diverso tipo. Un insieme di lavori concepiti secondo un topos ben definito incentrato sulla sentita volontà di dare forma alle idee e concretezza ai sogni, pur sempre considerando le esigenze richieste. La redazione di Artwave ha avuto modo di parlare con i professionisti di Corte e di conoscere meglio l’entità e il valore del progetto realizzato per Unicef. Di seguito vi riportiamo la nostra intervista.

Qual è il concept di base e quali sono state le linee guida dell’intero progetto?

Ci siamo concentrati sulla volontà di creare uno spazio dell’accoglienza, inclusivo, che scegliesse di aprirsi, anche visivamente, agli spettatori ed entrare in sintonia con la città. Una soglia ideale da superare per entrare in contatto con un mondo sicuro, inaspettato e senza barriere. Un luogo che abbraccia ogni bambino e difende il suo diritto ad essere felice. Tre le parole chiave che abbiamo scelto e dalle quali ci siamo fatti guidare: “accogliente, libero e inclusivo”.

Quali materiali sono stati scelti per la struttura?

Il padiglione è circoscritto da una struttura metallica a traliccio che richiude l’intero perimetro e consente di renderlo uno spazio aperto, sollevato da terra di 3 metri, ben visibile e trasparente allo stesso tempo. All’interno, il colore azzurro di Unicef caratterizza tutte le forme sinuose che definiscono le diverse funzioni, mentre il pavimento e la copertura tendono a passare in secondo piano, mantenendo un tono neutro. Le sagome organiche che organizzano lo spazio sono interamente realizzate in legno, con apposite centine curvilinee sulle quali sono fissati i pannelli/parete, vestiti con apposite grafiche sia all’interno che all’esterno. I materiali sono semplici, adatti ai tempi di montaggio particolarmente serrati e al costante controllo del budget, per questo abbiamo voluto che il progetto avesse un forte carattere evocativo.

 Qual è il messaggio che si vuole divulgare tramite questo espediente strutturale?

Il perimetro trasparente che abbiamo fortemente voluto invita ad entrare e conoscere il mondo UNICEF, lasciando intravedere le attività che si svolgono al suo interno e immaginare le forme e i colori che le disegnano. E’ la metafora di apertura, accoglienza e libertà che vorremmo far arrivare a tutti, a iniziare dai bambini.

Per quale motivo l’involucro esterno assume una configurazione prettamente regolare in contrapposizione alle forme sinuose e dinamiche degli spazi interni?

Per ragioni pratiche e per scelta di progetto: i tempi di allestimento, le necessità di produzione e l’aderenza al budget che sempre perseguiamo come obiettivo imponevano di lavorare con strutture facilmente reperibili e di efficienza collaudata. Questa esigenza è diventata un’occasione quando abbiamo iniziato a immaginare uno spazio fluido, con percorrenze libere e spazi condivisi, che bene si adattano alle forme organiche.

Quale aspetto del progetto incarna e ricorda maggiormente il modo di intendere e di fare architettura di Corte?

La libertà di movimento, la mancanza di un limite tra funzioni ben organizzate e ampi spazi condivisi, l’invito all’accoglienza. E poi la convivialità, che di questi aspetti è la diretta conseguenza e l’origine. Ognuno di questi aspetti è nel DNA di CORTE, una filosofia che abbiamo sposato e che cerchiamo di tradurre in fatto concreto in ogni progetto.

 

Ph. immagine in copertina: Yara Bonanni
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