Salvador Arroyo e Verbania, un legame indissolubile che ha dato vita all’esposizione “Friendly Stones. La nascita di un’idea. Il Maggiore di Verbania nei disegni visionari di Salvador Arroyo“. Il Museo del Paesaggio di Verbania espone fino al 10 marzo tutti gli schizzi dell’architetto realizzati per il progetto del teatro “Il Maggiore”, ripercorrendo le tappe del processo di progettazione e di come il paesaggio abbia influito su di esso.

Salvador Arroyo, Friendly Stones, Museo del Paesaggio, Verbania

Un paesaggio che viene delineato dagli elementi più puri presenti in natura: l’acqua, le pietre, la vegetazione, la pianura e le immense muraglie alpine, le luci e le ombre, la quiete e la tempesta, il silenzio e il rumore.
Agli occhi di Arroyo, Verbania rappresenta un vero e proprio “locus amoenus“, dove la ciclicità della natura immutabile racchiude il segreto della vita. Il percorso espositivo si basa sui disegni, sulle esperienze e le sensazioni provate dall’architetto durante la progettazione, da esse emerse il ruolo centrale ricoperto dalle pietre nella fase creativa di Arroyo. Pietre che creano una simbiosi con l’uomo, dalla pietra nasce la caverna: il primo esempio di protezione dell’uomo nei confronti del mondo esterno e, perciò, di architettura.

Salvador Arroyo, Teatro “Il Maggiore”, Verbania

La mostra si divide in sezioni, come un viaggio all’interno dei pensieri di Arroyo durante lo sviluppo della fase progettuale: dalla nascita alla stesura degli schizzi, passando per le continue evoluzioni dovute al paesaggio circostante che quotidianamente influenzava in maniera diversa l’architetto. Questo viaggio si suddivide in cinque parti: la prima parte intitolata “Le pietre amiche“, nella quale “si parte dal lago, dalle pietre che si trovano sulla sabbia. Le pietre diventano grandi, più grandi dell’uomo. Ma sono pietre amichevoli, con dei volti umani. L’uomo comincia a dialogare con esse e a muoversi tra di loro”. Il “dialogo” con l’architetto continua nella seconda sezione denominata “L’ordine“: dove “Le pietre si organizzano in file. L’uomo ora si ritrova in un mondo ordinato, in città di pietra o boschi di pietra.”. La terza tappa del viaggio prevede “degli spazi tra le pietre che aprono la porta a un mondo sotterraneo. L’uomo si muove all’interno di una caverna artificiale”. Successivamente si passa per “La finestra di vetro” e le “Visioni d’insieme“. È una mostra che ci insegna l’importanza di vivere il paesaggio, di come essere in empatia con esso possa aiutare la fase creativa. Arroyo dimostra come le innumerevoli ore passate in riva al lago, abbracciato dalle montagne dell’arco alpino e tra le viuzze della città, abbiano stimolato lo sviluppo progettuale del Maggiore. La natura perciò intesa come musa ispiratrice, una musa che ci racconta la storia del passato per comprendere a pieno il presente.

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