A Sintra, in una cittadina a nord-ovest di Lisbona distante dalla capitale una trentina di chilometri, sorge un luogo fantastico, e anche un po’ mistico, conosciuto ai più come la Quinta da Regaleira. Si tratta di una tenuta (in portoghese “quinta”) di 4 ha costruita tra il 1904 e il 1910 su progetto dell’architetto italiano Luigi Manini per volontà di António Augusto Carvalho Monteiro che aveva acquistato i terreni nell’ultimo decennio del 1800.

L'ingresso della Quinta © Rosa Scognamiglio 2019

L’ingresso della Quinta © Rosa Scognamiglio 2019

Dalla piazza centrale della piccola cittadina, ci si incammina verso una strada piena di alberi e di artisti di strada che conduce, attraverso salti di quota non poco importanti, ad uno scenario che non ci si aspetta di trovare. Quando, ormai stremati, si varcano i cancelli della tenuta ci si ferma ad osservare un qualcosa di totalmente estraneo all’occhio umano, un qualcosa che è anche difficile da raccontare per quanto ci lasci senza parole. Un immenso spazio circonda il visitatore con architetture dai tratti gotico – manuelini  e romanici, immerse in una vegetazione esotica che avvolge senza opprimere.

Con il termine gotico – manuelino facciamo riferimento al sontuoso stile architettonico portoghese del primo decennio del XVI secolo. Deve il suo nome a Manuele I del Portogallo, in quanto sotto il suo regno furono costruiti numerosi edifici in questa chiave stilistica e, sebbene abbia avuto vita breve (dal 1490 al 1520 circa), esso ha segnato la storia dell’arte portoghese. Il carattere distintivo è da ascriversi all’elemento marinaro che ricorda le scoperte dei navigatori portoghesi Vasco da Gama e Pedro Álvares Cabral. Stilisticamente, esso sintetizza gli aspetti essenziali del tardo gotico, mescolandoli con elementi del plateresco spagnolo, dell’architettura fiamminga e di quella italiana.

Fortemente voluta dal Monteiro dos Milhões, uomo di profonda cultura, entomologo nato in Brasile da genitori portoghesi, la Quinta fu terminata nel 1911, racchiudendo al suo interno tutte le idee di Carvalho Monteiro, in un insieme non finito di riferimenti alla massoneria, all’esoterismo, all’alchimia e alla mitologia classica.

Il terreno fu acquisito per la prima volta verso la fine del 1700 dalla Famiglia De Castro che vi alimentò una fontana preesistente, canalizzando l’acqua della Serra de Sintra. Successivamente, passò in possesso di vari signori dell’epoca fino a quando, nel 1840, divenne proprietà di un ricco mercante di Oporto e padre della baronessa di Regaleira, da cui tra il nome la tenuta. Questi ultimi venderono la proprietà a Carvalho Monteiro che, incaricato l’architetto Luigi Manini, diede inizio ai lavori di costruzione del complesso ispirandosi al Palazzo del Buçaco e al Palácio Nacional da Pena. Dopo diversi passaggi di proprietà, dal 1997 è stata acquisita dal Comune di Sintra e ospita gli uffici della Fondazione Cultursintra ed è annoverata nel Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

La vasta tenuta, oltre al Palazzo che si trova all’ingresso, ha una serie di diverse attrazioni, tra cui: la Cappella della Santissima Trinità, la Torre da Regaleira, il Pozzo Iniziatico, la Gruta da Leda, la Gruta do Labirinto, la Fontana dell’Ibis, la Fontana dell’Abbondanza e diversi punti panoramici di indescrivibile bellezza. Gran parte dell’area è occupata dal bosco, secondo la teoria primitivista di Carvalho Monteiro: più curato nella parte bassa e sempre più selvaggio man mano che si sale verso la parte alta.

Il Palazzo, con una torre ottagonale, è il prodotto dello scultore Josè da Fonseca e, tra i materiali di maggior spicco, contiene al suo interno pavimenti in vetro veneziano. Nella Capela da Santíssima Trindade, in stile gotico-manuelino, vi sono rappresentazioni di Santa Teresa d’Ávila, di Sant’Antonio e dell’Annunciazione. Proseguendo, si arriva alla Torre da Regaleira, strutturata in modo tale da dare l’impressione ai frequentatori di trovarsi al centro del mondo. Il Patamar dos Deuses (= “Pianerottolo degli Dei”), ancora, è il riferimento più forte alla mitologia classica, con nove statue raffiguranti le divinità degli antichi Greci e degli antichi Romani. L’acquario, invece, risulta visibile solo quando ci si arriva (inaspettatamente) dopo diverse passeggiate nelle numerose grotte che si alternano e che conducono, infine, ad una affascinante distesa d’acqua che, una volta attraversata passando su rocce emergenti, riporta ai percorsi della Quinta. Il Pozzo Iniziatico, raggiungibile sempre attraverso i sentieri del bosco o, in alternativa, mediante quelli delle grotte sotterranee, è costituito da una scala a spirale da nove piani che rimanda ai gironi dell’Inferno descritti nella Divina Commedia dantesca e, in fondo ad esso, è scolpita la croce dei Templari. La Gruta da Leda prende il nome dalla statua che rappresenta Leda, figura della mitologia greca, descritta come la figlia di Testio e moglie di Tindaro, re di Sparta e che, nel mito, viene sedotta da un cigno, che in realtà era il dio Zeus. La grotta, di forma esagonale, ha riferimenti alchemici e rappresenta l’unione fra cielo (Zeus) e terra (Leda).

La simmetria e la suggestiva bellezza delle architettura della Quinta L’ingresso della Quinta © Rosa Scognamiglio 2019

Queste e tante altre sono le bellezze che racchiudono questo posto magico, totalmente distaccato dalla realtà e dai suoi ritmi frenetici. Si arriva ai cancelli della Quinta stanchi, annoiati dalle file alla biglietteria e si esce con un sorriso stampato sulla faccia, sereni, rilassati e certi di conservare quella sensazione di profondo e naturale, a tratti anche un po’ infantile, stupore che difficilmente si riesce a provare quando si è in viaggio.

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