Lungo il versante italiano del monte Bianco, dopo aver percorso più di 1000 m di dislivello ci si trova in uno dei luoghi più magici della Valle d’Aosta: al cospetto del bivacco Giusto Gervasutti. La particolarità e l’unicità del luogo è generata dalla presenza di questa costruzione che non ha nulla a che vedere con la tradizionale architettura alpina. Ci si trova di fronte a un’avveniristica astronave, o forse un sottomarino, atterrata lassù in cima.

Si tratta di un LeapHut: un nuovo prototipo di architettura alpina che considera la modularità e l’ecologia centrali nello sviluppo di una nuova architettura per la montagna che innanzitutto preveda un efficace e veloce sistema di montaggio, ma soprattutto che garantisca il confort anche in condizioni critiche, come quelle che si possono verificare in alta montagna. LEAP (Living Ecological Alpine Pod) è l’azienda produttrice del bivacco Gervasutti e di numerose altre strutture alpine che si configurano a partire da dei moduli standard, che accostati tra loro, permettono di creare strutture anche molto complesse come nel caso del Leaprus Eco Hotel, realizzato nel 2013 in Russia.

LEAP, Leaprus Eco Hotel, Monte Elbrus, Caucasus, Russia, 3912m, 2013. Credits ©LEAP

I moduli sono tutti ellittici in sezione e possono presentare delle aperture di diverse dimensioni, solitamente ad oblò (per questo può ricordare un sottomarino), ma anche di notevoli dimensioni come a creare una facciata vetrata. Strutturalmente ogni modulo è costituito da due portali in acciaio, uno all’inizio e uno in conclusione dell’unità stessa, e questi vengono poi assemblati in sequenza in modo che si raddoppi il sostegno strutturale in corrispondenza dell’unione tra i moduli stessi. Tecnologicamente il rivestimento è costituito da un unico pannello sandwich che garantisce, in poco spessore, le caratteristiche di isolamento termico, di tenuta all’acqua e soprattutto meccaniche che consentono di reggere il peso della neve nei periodi invernali. Energeticamente il LeapHut sfrutta l’energia solare grazie a un gran numero di pannelli fotovoltaici situati in sommità del modulo e facenti parte dell’involucro stesso.

Il bivacco Gervasutti presenta al suo interno i seguenti ambienti: un ingresso, un locale per mangiare e una camera da 12 posti letto; ma soprattutto, grazie alla grande vetrata frontale, permette di inquadrare il magnifico paesaggio alpino e far sì che vi sia una stretta connessione tra interno ed esterno. Nonostante, esternamente possa esser colto come estraneo al paesaggio, internamente si nota la ottima riuscita progettuale, tanto da sembrare di essere partecipi del paesaggio.

Il trasporto dei moduli tridimensionali avviene grazie all’utilizzo di un elicottero che una volta giunto a destinazione rilascia la singola unità a dei singoli operai in loco che hanno il compito di agganciare tra loro i singoli pod in modo tale che non vi siano delle zone di infiltrazione di acqua o vento. Il montaggio viene completato con l’annessione dell’ultimo pezzo che a tutti gli effetti appare come un paraluce di un obbiettivo fotografico.

Quella conformazione che appariva così estranea al luogo e che ad un primo sguardo non se ne comprendeva assolutamente le ragioni compositive, in primis a causa la sezione ellittica, in realtà è la forma tipica della parte intercambiabile di una macchina fotografica professionale, come se il corpo stesso della macchina fosse la montagna. Questa lettura è inoltre confermata dalla modularità della struttura che permette eventualmente di ridurre o allungare il bivacco stesso come se si cambiasse l’obbiettivo della camera. Il LeapHut è l’involucro che al tempo stesso inquadra e contiene il paesaggio: una nuova architettura che esplicita il processo di studio del contesto non solamente nelle sue implicazioni compositive, ma anche tecnologiche, strutturali, di trasporto e soprattutto poetiche.

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