Dopo Venezia, Milano e Pisa, anche Bari nel 2020 ospiterà la prima edizione di un Festival dedicato al dialogo / confronto / incontro tra le discipline architettoniche e urbanistiche e quelle umanistiche, scientifiche e artistiche.

A renderlo possibile è stata l’intensa attività della città nell’ultimo quinquennio in un programma integrato e transdisciplinare di rigenerazione urbana e di rilettura del rapporto tra la città e il mare attraverso l’architettura che ha coinvolto i principali stakeholder pubblici e privati del contesto urbano, sollecitando la partecipazione cittadina.

Skyline sulla città di Bari © bariviva.it

Nel segno di questo approccio, il Comune ha avanzato la sua candidatura come capofila del partenariato selezionando tramite una open call tutti gli operatori pubblici e privati interessati ad operare in co-progettazione per dare vita a questa nuova iniziativa.

La governance di candidatura prevede tre livelli di partecipazione:

  • 1. un partenariato istituzionale di 17 soggetti che presidiano l’organizzazione e il coordinamento del Festival;
  • 2. un network di supporto con 45 partner internazionali, tra cui le università, e operatori culturali che costituiscono la parte attiva della cittadinanza;
  • 3. un partnenariato di co-finanziamento che sostiene economicamente l’attuazione dell’evento.

La prima edizione di BiARCH 2020 dal titolo “Margini, confini, frontiere” avrà inizio il 1 maggio 2020 ©bari.gocity.it

E’ così che prende vita la prima edizione di BiARCH con il tema “Margini, confini, frontiere”, ospitata dalla città di Bari che, partendo dalla sua condizione di luogo riverso sullo spazio adriatico-mediterraneo, identifica il tema del margine come segno del contemporaneo, proponendo un Festival laboratorio che sarà in grado di coinvolgere il grande pubblico e invitarlo alla riflessione sulle sfide attuali di rigenerazione urbana.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di instradare la cittadinanza in un percorso di riflessione collettiva sul rapporto tra architettura e città, favorendo la commistione tra le discipline e promuovendo la partecipazione attiva sia culturale che civile. Il tema “Margini, confini, frontiere” invoca il superamento dei perimetri esistenti, sia geografici che culturali, sociali e disciplinari, per indagare e promuovere un nuovo modo di fare architettura per tutti.

L’iniziativa, con cadenza biennale e durata pari a 20 giorni, partirà il 1 maggio 2020 e sarà strutturata in 3 sezioni, pari ai 3 luoghi concettuali di Margini, confini e frontiere in cui il progetto di architettura produce sempre più fenomeni di innovazione culturale. Accanto alle sezioni, avranno luogo gli eventi principali, che si terranno nella “Casa del Festival” presso l’ex Teatro Margherita e saranno curati da team con interventi di profilo internazionale, e il Fuorifestival, con eventi collaterali e autopromossi, diffusi nella città, selezionati con una call per aprire al pubblico studi di architettura, atelier, gallerie e attivare piccole temporary exhibitions.

La “SEZIONE MARGINI – l’architettura e le ferite della geografia” si articola in eventi dedicati ai fenomeni urbani delle città sulle rive del Mediterraneo e ai contesti dominati da cesure irrisolte quali infrastrutture portuali e logistiche, o da potenzialità inespresse insite nel margine urbano-rurale, che nelle sue forme nette assume tratti
distintivi delle città del meridione. Ci saranno lectio magistralis, tavole rotonde ed esposizioni di altissimi esponenti dello scenario internazionale e si concluderà con laboratori partecipativi sui margini interni della città sviluppati con comunità autoctone e migranti.

La “SEZIONE CONFINI – Lo spazio visto da altre terre” si articola in esperimenti di riattivazione urbana attraverso i linguaggi transdisciplinari di cinema, fotografia, video, ecologia e politica, in grado di favorire i processi di placemaking soprattutto in contesti urbani ipo-significanti, che attendono da tempo nuove interpretazioni. Alle lectio magistralis di profilo internazionale seguiranno mostre e laboratori sull’ecologia dello spazio pubblico, la politica e la sicurezza urbana, e si concluderà con le performance artistiche all’interno dei cantieri-evento, le proiezioni cinematografiche, una call per laboratori di partecipazione per l’autocostruzione di 5 installazioni in spazi pubblici in trasformazione.

La “SEZIONE FRONTIERE – Lo spazio di tutti” affronterà le “pratiche di frontiera” come i processi di appropriazione degli spazi, i beni comuni, e la coabitazione che, pur non del tutto definite dal lessico disciplinare, stanno dando nuove forme alle città, permettendo all’architettura di evolversi di pari passo, acquisendo nuove possibilità, linguaggi e orizzonti.

Le principali location del Festival © bari.gocity.it

Distribuzione dei luoghi del Festival in città © bari.gocity.it

L’idea promossa dal Comune è stata premiata dal Mibact con un punteggio di 98/100 ed ha ottenuto un finanziamento di 80.000€. L’iniziativa è la notizia più bella che potessimo ricevere per questo nuovo anno in quanto finalmente permetterà di attivare dei processi importanti di cambiamento e innovazione anche al Sud Italia, muovendo verso il Mezzogiorno i nuclei della cultura, finora principalmente incentrati nelle città di Milano e Venezia. Grandi nomi, come Alejandro AravenaUwe Schroeder, Michele De Lucchi, Salvatore Settis e tanti altri, hanno aderito all’iniziativa e contribuiranno a renderla la prima delle innumerevoli edizioni di successo che seguiranno del Mezzogiorno!

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