La piccola città di Palmanova, in Friuli, è da poco entrata a far parte del Patrimonio dell’Umanità Unesco, dopo 6 anni di percorso dalla sua candidatura nel 2011.

Essa è stata insignita del riconoscimento di patrimonio dell’umanità in quanto rappresenta insieme ad altre 5 città (fra cui Bergamo e Peschiera del Garda, in Italia, Zara e Sebenico in Croazia e la piccola Cattaro in Montenegro) uno dei migliori esempi di sistema difensivo dell’antica Repubblica di Venezia.

Una vista della città di Palmanova e delle sue fortificazioni © palmanova.it

Pianificata come una fortezza a forma di stella a 9 punte a 20 km da Udine, Palmanova fu voluta dai veneziani nel 1593 ed edificata su una lingua di terra appartenente alla Serenissima, incuneata nel territorio allora posseduto dagli Asburgo, come baluardo dell’integrità territoriale veneziana.

Le sue mura si mimetizzavano nella vegetazione e la città risultava quasi completamente invisibile perché costruita sotto la linea dell’orizzonte: era all’epoca considerata la città più inespugnabile d’Europa.

Antica pianta di Palmanova, probabilmente risalente al 1600. © wikipedia.it

La sua pianta geometricamente perfetta è rimasta praticamente intatta nei secoli, essendo circondata da mura e fossati per 7 chilometri che ne definivano il perimetro. Una piazza esagonale talmente esatta da creare quasi un disorientamento, la Piazza Grande, è posizionata al centro della città e da essa si diramano 6 strade equidistanti e radiali.

Essa incarna in maniera profonda il concetto di città ideale, che riprende vita nel periodo rinascimentale dopo i secoli dell’urbanistica medievale, che sfuggiva alle geometrie e si affidava alla casualità dei vicoli stretti e tortuosi. L’elaborazione teorica delle città ideali non era in realtà una novità: greci e romani avevano già adottato schemi rigorosi per le loro città, non solo per motivi pratici (le strade ortogonali del decumano e del cardo romani divennero punto di riferimento per la costruzione di moltissime città) ma anche come trasposizione dei principi politici: l’agorà delle poleis greche, cuore dell’attività cittadina, era sempre posizionata nel fulcro della città e simboleggiava l’intensa partecipazione dei suoi cittadini alla vita pubblica.
Ma se da una parte questi ragionamenti incarnavano delle necessità, dal Rinascimento si susseguono numerosi esempi di teorizzazione di città “perfette”, distanti forse dalle vere necessità degli abitanti, e talvolta addirittura irrealizzabili.

La Piazza Grande di Palmanova © palmanova.it

La piazza Grande di Palmanova © Franz Jachim (flickr.com)

Palmanova, progettata non solo come sistema di difesa, ma anche per ospitare circa 20.000 persone, non fu infatti mai ambita dai coloni, e nessuno volle andare a viverci. Il governo destinò dunque le abitazioni ad un numero di prigionieri da Venezia nel 1622, che furono i primi cittadini non militari della città. Una luogo così regolare e simmetrico, così austero e uguale in ogni sua parte, probabilmente non incarnava i desideri delle persone.

L’architetto e teorico Ludovico Quaroni d’altronde la cita nel suo “L’Architettura delle città” del 1939:

“Ogni qualvolta un architetto si è provato a vitalizzare la sua composizione ricorrendo agli esempi delle grandi città cosiddette spontanee, non soltanto non è riuscito a togliere freddezza alla sua produzione, ma non è nemmeno riuscito a far qualche cosa che possa dirsi una composizione. Un uomo fa Palmanova o Nancy, una civiltà ci può dare Siena o Venezia, e mai viceversa.”

La piazza Grande di Palmanova © Jaroslaw Ceborski (flickr.com)

Palmanova rimane in ogni caso oggi un’incredibile testimonianza del genio rinascimentale e uno dei più alti esempi di urbanistica militare e difensiva. Mantiene poi un’aura mistica e magica legata alle sue geometrie e al suo disegno rimasto intatto per quasi 500 anni, che donano al visitatore un affascinante e irresistibile senso di irrealtà.

La città di Palmanova, FriuliVeneziaGiulia. © palmanova.it

 

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