Lo scorso 28 aprile è stato posizionato l’ultimo impalcato del nuovo Ponte di Genova, che rappresenta non solo un nodo fondamentale per le connessioni stradali e i trasporti della città, della Liguria e del territorio italiano, ma è anche il simbolo del riscatto dopo la tragedia dell’agosto 2018.

“Costruire ponti è un gesto collettivo; costruire un ponte è molto speciale, un ponte unisce. Costruire ponti è esattamente il contrario che costruire muri”

Renzo Piano

Planimetria del luogo, Ponte “PerGenova”, Genova, © RPBW – Coutesy of Salini Impregilo S.p.A.

Vista del ponte nella Val Polcevera, Ponte “PerGenova”, Genova, © RPBW- Courtesy of Salini Impregilo S.p.A.

Il ponte sulla Val Polcevera oltre a rispecchiare il carattere dei genovesi, rispetta profondamente il contesto circostante nel quale è inserito; è un grande vascello disegnato dalla luce e dal vento, idea che è stata suggerita all’architetto Renzo Piano dal poeta Giorgio Caproni, che definisce il capoluogo ligure “Genova di ferro e aria”.

Il “ponte urbano” infatti è costituito da un impalcato realizzato in acciaio, chiaro e luminoso, che di giorno rifletterà la luce del sole ed assorbirà energia solare, attraverso i pannelli solari, per poi restituirla di notte attraverso le 43 lanterne, simbolo della città, che rappresentano il numero delle vittime causate dal crollo del Ponte Morandi.

 

Come funziona questa infrastruttura? 

Il ponte è costituito da un impalcato in acciaio, con una travatura di lunghezza totale di 1067 metri e presenta 19 campate con passo di 50 metri ad eccezione delle 3 centrali, che attraversano il Polcevera e la ferrovia, che presentano una campata di 100 metri. Il ponte è sorretto da 18 pile di cemento armato caratterizzate da una sezione semi-ellittica di 4 metri per 9,5 metri a sagoma costante, una soluzione che permette di ridurre e ottimizzare i tempi di prefabbricazione e realizzazione dell’opera grazie all’utilizzo di un’unica tipologia di cassero esterno.

La caratteristica geometria dell’ellisse, priva di angoli netti, consente di mitigare l’impatto visivo delle pile e la loro presenza all’interno del contesto urbano.

La parte in acciaio del ponte è composta da tre conci trasversali che facilitano la costruzione e il montaggio di più campate in sequenza; i diaframmi in acciaio, che compongono la struttura interna, contribuiscono a loro volta ad ottimizzare la prestazioni dei materiali in stretta relazione alla velocità di realizzazione e assemblaggio delle parti.

L’impalcato si completa con il getto della soletta in calcestruzzo armato di uno spessore di 21 centimetri che sarà la vera e propria base della pavimentazione stradale.La parte esterna presenta degli elementi triangolari che sostengono l’impalcato superiore in calcestruzzo armato e che a loro volta supportano il fondo in lamiera calandrata, tipico della parte centrale e che dona unicità a questa infrastruttura.

La forma descritta dal ponte, che ricorda la carena di una nave, è di fondamentale importanza; la graduale riduzione della sezione verso le estremità del ponte attenua l’impatto visivo della nuova infrastruttura e in più l’uso di un colore chiaro, oltre a contribuire nell’aspetto tecnologico, ne armonizza la presenza all’interno del contesto.

Rispetto al vecchio Ponte Morandi, la nuova infrastruttura presenta una sezione stradale più ampia (dai 18 metri del ponte precedente ai 30 metri dell’attuale) in quanto la sezione stradale è stata dotata di una corsia di emergenza in entrambe le direzioni al fine di garantire una maggiore sicurezza stradale; in più, offre la possibilità di eseguire lavori di manutenzione senza dover ricorrere alla chiusura delle corsie di traffico ordinarie.

Il ponte “smart”: intelligente e sostenibile

Una caratteristica di questo ponte sarà quella di essere “smart”; la struttura infatti sarà sotto monitoraggio continuo. I vari sistemi di robotica e sensoristica contribuiranno a fornire informazioni in tempo reale sullo stato della struttura in modo da formare una base per eventuali interventi manutentivi da applicare in futuro; in più verrà installato un ulteriore sistema di deumidificazione al fine di evitare la formazione di condensa di salina limitandone i danni da corrosione.

Un’ulteriore attenzione è stata posta all’impatto ambientale dell’infrastruttura che viene contenuto grazie all’uso di pannelli fotovoltaici, posti sul bordo della struttura. L’energia che ne deriva consente il funzionamento dei sistemi di illuminazione, sensoristica e degli impianti sia di giorno che di notte rendendo il ponte un elemento produttivo e autosufficiente all’interno della vallata.

 

 

Infine sui due lati della struttura sorgeranno delle barriere protettive in vetro anticaduta e antivento oltre ai camminamenti tecnici pedonali caratterizzati da una serie di elementi in acciaio definite “costole” disposte con un passo regolare di un metro e mezzo. La pulizia e la manutenzione di questi ultimi due sistemi citati è stata affidata a dei robot dotati di fotocamere e sensori che monitorano ogni particolare, dallo spessore delle vernici fino allo stato delle saldature passando per la misurazione delle superfici.

Il “modello Genova” per riflettere e ripartire

Il nuovo ponte di Genova rappresenta molto, per ognuno di noi: vuole essere un riscatto, una rivincita, rispettando la tragedia del 2018 e, allo stesso tempo, elaborando il dolore che ha provocato. Che questa sia la dimostrazione che si può costruire velocemente, ma senza approssimazione?

Il nuovo ponte illuminato dal tricolore, Ponte “PerGenova”, Genova, ©Ansa

Il “Modello Genova” che si concretizza con la realizzazione di questo ponte risveglia l’orgoglio nazionale che giace sopito e timido in ognuno di noi, facendoci capire che uniti si può portare a termine una grande impresa come questa. Il modello Genova è quello che dovremmo attuare una volta usciti da questa emergenza sanitaria, facendo la nostra parte in qualità di cittadini e italiani.

Dovremmo imparare a rispettare questo paese, il suo territorio e soprattutto il suo patrimonio. Dovremmo aiutarlo a farlo risorgere dopo un periodo così difficile e buio, attuare quindi un vero e proprio piano di manutenzione. In fondo non è questo che ci ha insegnato la tragedia di Genova? Non ci resta che aspettare luglio per l’inaugurazione ufficiale con un appuntamento sulle reti Rai in diretta da Genova ai piedi dell’infrastruttura, con la conduzione di Amadeus e in presenza anche dell’architetto Renzo Piano.

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