Il Pantheon, prima chiesa consacrata di Roma nonché una delle maggiori icone della Caput Mundi, torna a sorprenderci. Negli ultimi giorni di aprile, infatti, si è verificato un cedimento del manto stradale di fronte al pronao del tempio in Piazza della Rotonda, evento che ha fatto tornare alla luce importanti reperti. Fortunatamente, grazie al lockdown, la piazza era vuota e non ci sono stati danni a persone o cose, né tantomeno ai ritrovamenti. Nei giorni a seguire hanno avuto inizio le indagini archeologiche di rito, condotte sotto la supervisione della Soprintendenza speciale di Roma, nella figura della Dott.ssa Daniela Porro.

I rilevamenti consistono in delle antiche pavimentazioni risalenti all’epoca imperiale e probabilmente appartenenti alla fase pre-adrianea del tempio. Infatti, facendo un breve excursus storico, il Pantheon adrianeo risale al periodo di Agrippa e fu completato tra il 115 e 127 d.C.. L’iscrizione originale latina, riportata sulla successiva ricostruzione adrianea, recita: “Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit” Costruito da Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta.

I resti delle pavimentazione riportate alla luce sono costituiti da sette lastre di travertino, di dimensioni 80×90 cm e spessore pari a 30 cm. Esse furono già rinvenute negli anni Ottanta e successivamente alla catalogazione, vennero rinterrate per preservarne le caratteristiche. Oggi si presentano in un perfetto stato di conservazione e, come afferma la Dott. ssa Porro: “Dopo oltre vent’anni dal loro primo rinvenimento, sono riemerse intatte le lastre della pavimentazione antica della piazza antistante al Pantheon, protette da uno strato di pozzolana fine. Una dimostrazione inequivocabile di quanto sia importante la tutela archeologica, non solo una occasione di conoscenza, ma fondamentale per la conservazione delle testimonianze della nostra storia, un patrimonio inestimabile in particolare in una città come Roma”. 

Dalle indagini condotte nei giorni scorsi si ha conferma che se si decidesse di estendere l’area di esplorazione proseguendo gli scavi, probabilmente si avrebbe modo di ottenere molte più informazioni sulla composizione e la storia della piazza adrianea.

 

Le sorprese che il sottosuolo romano ci riserva sono innumerevoli: a distanza di secoli continuano ad emergere verità nascoste e tesori archeologici. Quando ci si trova a passeggiare per Roma si cammina sopra oltre 20 metri di suolo accumulato sull’originario piano di calpestio del primo insediamento romano. Si parla di quasi 30 secoli di storia che pian piano riemergono, come nel caso del Pantheon in Piazza della Rotonda. L’importanza e il valore archeologico che rappresentano queste pavimentazioni evidenziano la ricchezza del patrimonio monumentale e culturale della città come Roma, dei suoi tesori e dei suoi misteri e fanno luce anche sul grandissimo privilegio che noi, figli di una generazione così diversa, abbiamo con la possibilità di vivere in mezzo a queste meraviglie.

D’altro canto, il peso della grande storia ha portato la città di Roma a sviluppare un carattere molto conservatore e conservativo che probabilmente è tra le cause del lento sviluppo urbano e architettonico. Oggetto dei più grandi dibattiti dei nostri tempi, l’archeologia e l’architettura storica di Roma sentono probabilmente la necessità di essere rivalutate con uno sguardo contemporaneo, in quanto rappresentano un’enorme ricchezza che potrebbe essere resa fruibile e visitabile al pubblico.

Risultato di questo difficile connubio sono i musei a cielo aperto come la Domus Aurea e i Fori Romani nel cuore della città o, ancora, il palazzo della Rinascente e il progetto della stazione-museo metro C di San Giovanni. Nonostante si sia fatto largamente attendere, il risultato è davvero sorprendente e tra i pochi nel panorama europeo. Esso infatti, attraverso importanti collaborazioni come la stessa Soprintendenza e la facoltà di Architettura “La Sapienza”, è riuscito a coinvolgere cultura, storia e i cittadini per la creazione di una full immersion stratigrafica tra passato e presente.

Teche Metro C – San Giovanni, Roma ©romasotteranea

Considerando quindi, la capacità e le possibilità che Roma offre a questo dialogo, adesso è necessario soltanto aspettare il proseguimento delle indagini archeologiche per capire gli intenti della Soprintendenza capitolina ai Beni Culturali sulla gestione di questa riscoperta archeologica ai piedi del Pantheon.

Le lastre rinvenute saranno di nuovo rinterrate come già è stato fatto negli anni ’80, oppure verranno intraprese azioni di valorizzazione e conservazione? Cosa comporterà l’intervento di manutenzione di Piazza della Rotonda?

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