di Martina Scacciatella

L’area nella quale sorge l’attuale Villaggio Olimpico, compresa tra il Tevere, la Via Flaminia, le pendici di Villa Glori e dei Parioli è da sempre stata occupata da impianti sportivi. Nei primi anni del XX secolo vi erano il Campo corse Parioli per i cavalli, lo Stadio Nazionale, l’ippodromo di Villa Glori e gli impianti della Società podistica Lazio ai quali si aggiunsero successivamente i campi del Tennis Parioli e il cinodromo della Rondinella. All’interno del PRG di Roma del 1931, l’area viene destinata a parco pubblico e solo nel 1940 e poi nel 1944 si prevede di realizzarvi un Villaggio Olimpico per delle Olimpiadiche però non verranno mai svolte. Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale e in questo periodo la zona viene adibita prima a deposito mezzi dell’esercito italiano e successivamente a base logistica degli americani con tanto di aeroporto; solo nel secondo dopoguerra l’intera zona verrà occupata da un agglomerato di baracche di sfollati che si estende progressivamente sino ad ingombrare, sul finire degli anni Cinquanta, anche l’ippodromo di Villa Glori.

Nel 1948 viene bandito un concorso per definire la sistemazione planivolumetrica dell’area ma soprattutto per programmare un nuovo asse di scorrimento veloce lungo circa un chilometro, l’attuale Corso Francia, che vada a collegare tramite il Ponte Flaminio, per molti anni inutilizzato, la Cassia e la Flaminia con Viale Tiziano e Viale Parioli.

Questo viadotto, il cui progetto strutturale si deve a Pier Luigi ed Antonio Nervi, fu realizzato su pilastri al fine di evitareun’inammissibile frattura tra il settore orientale e quello occidentale del comprensorio, compromettendone la continuità, svincolando dunque il quartiere sottostante dal traffico di transito e salvandone l’organicità.

Foto aerea del Villaggio Olimpico, Roma, Credits © Arc hiDiAP

Dopo che, nel 1955, i membri del CIO assegnarono a Roma la XVII Olimpiade fu necessario in soli quattro anni dotare la Capitale degli impianti e delle strutture adatte per lo svolgimento delle varie competizioni, sollevando un’ulteriore problematica:ospitare le circa 8000 persone tra atleti, organizzatori, allenatori e giornalisti. Fu subito scartata l’ipotesi di costruire attrezzature temporanee, a favore della costruzione di un villaggio che, a Olimpiadi terminate, si sarebbe trasformato in un quartiere residenziale capace di ospitare circa 1500 famiglie in un totale di 33 unità e 1348 appartamenti.

La scelta dell’area segue le indicazioni previste in quanto la zona ricade in un’area comunale, in posizione non periferica e posta vicino agli impianti dell’ex Foro Mussolini; in aggiunta si coglie l’occasione per attuare un’opera di bonifica dell’area nella quale centinaia di famiglie vivono in condizioni disagiate e demolendo le strutture fatiscenti dell’ippodromo dei Parioli e dello Stadio Nazionale che verrà sostituito da uno stadio più moderno e funzionale. Allo scopo di costruire questo nuovo quartiere quindi nel 1959 viene redatto un Piano particolareggiato con le nuove previsioni.

Planimetria del Villaggio Olimpico, Roma, Credits © Archi DiAP

Al fine di evitare eventuali speculazioni si affidò la realizzazione delle opere edilizie ad un istituto di interesse pubblico: l’ INCIS, (Istituto Nazionale per le Case agli Impiegati dello Stato ) mentre il progetto fu commissionato ad alcuni tra i più importanti architetti dell’epoca quali: Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti che pianificarono, su una superficie di circa 35 ettari, un complesso di palazzine, in linea o a croce, con altezza variabile da 2 a 5 piani, circondate da zone verdi e sollevate da terra su pilastri di cemento armato che consentissero di lasciare libero e percorribile lo spazio alla quota urbana. Insieme agli alloggi il quartiere venne completato da una serie di attrezzatureaccessorie come il Palazzetto dello Sport, di Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi; lo Stadio Flaminio, dello stesso Nervi e il Palazzo delle Federazioni Sportive di Pasquale Carbonara.

Sebbene l’intero complesso del Villaggio Olimpico è composto sia da differenti soluzioni architettoniche che da differenti tipologie abitative, come si è appena anticipato, si mantiene la sua omogeneità grazie all’utilizzo di elementi comuni a tutte le palazzine sotto l’aspetto tipologico e costruttivo. Il complesso è caratterizzato da elementi comuni che discendono direttamente dai 5 principi dell’architettura enunciati da Le Corbusier come l’utilizzo di pilotis, realizzati con strutture in conglomerato cementizio armato; la tamponatura doppia in mattoni rivestita in laterizio giallo dorato; i volumi circolari e poligonali dei corpi scala emergenti dalla copertura; i marcapiani in cemento bianco che scandiscono i prospetti e infine le finestre a nastro.

Anche gli edifici progettati da Moretti si allineano con queste scelte ma vengono caratterizzati in più dalla particolare forma della pianta; infatti le abitazioni dell’architetto romano hanno una pianta a croce e sono articolate su due piani, con quattro appartamenti per piano e servite da un nucleo di scale costituito da due rampe e mezzo sistemate al centro e staccate dalle pareti perimetrali degli alloggi. La variante di questa aggregazione consiste nell’apertura degli angoli he permette una continuità visiva e formale tra esterno – interno, semipubblico – privato. Altri caratteri distintivi della scrittura dell’architetto romano sono l’uso delle finestre a nastro, la lieve strombatura dei fronti e la soluzione usata per l’incrocio tra i quattro bracci, completamente disarticolati tra loro in modo da lasciare penetrare dai corpi scala quanta più luce possibile.

Questa tipologia di abitazioni all’interno del progetto sono state localizzate in due gruppi distinti entrambi a ovest del viadotto di Corso Francia; uno a ridosso delle case in linea di 3 e 4 piani ad impianto lineare e con leggera curvatura e prospetti caratterizzati da particolari finestre a nastro, mentre l’altro è posto a ridosso delle 4 case in linea di 4 piani disposte in modo da formare una grande corte quadrata.

Non bisogna però dimenticare che grande attenzione è stata posta all’assoluta volontà nel rispettare il paesaggio circostante in modo da armonizzarsi con lo stesso. Infatti oltre ai già numerosi arbusti e cespugli, circa 8000, furono ulteriormente impiantati 800 alberi ad alto fusto, principalmente pini, lecci e allori, permettendo l’inserimento continuo di prati e verde tra le palazzine e contribuendo alla creazione di spazi d’ombra.

Vista del Villaggio Olimpico, Roma, Credits © vienove.it

Purtroppo in seguito alla manifestazione sportiva, svoltasi negli anni Sessante del Novecento, che ha conferito importanza e prestigio alla zona il complesso del Villaggio Olimpico subisce un decadimento.

Il grande spazio verde pubblico che al tempo del progetto si è valorizzato e rispettato in ogni sua componente ad oggi risulta il primo dei fattori negativi che rende il quartiere poco vissuto. Ad incrementare il poco flusso di abitanti e passanti all’interno del quartiere sono senza dubbio gli spazi poco illuminati e occupati da auto e moto in sosta ricavati al di sotto dei pilotis.

Nel 1983 la Chiesa di San Valentino si va ad aggiungere agli edifici del Villaggio Olimpico sottolineando che il suo posizionamento su un lotto in via Germania non coincide con quanto previsto dal piano originale che la voleva ubicata al termine di viale della XVII Olimpiade e di fronte all’attuale piazza Jan Palach.

A partire dagli anni 2000 la costruzione dell’Auditorium Parco della Musica, nell’immediata vicinanza, ne ha favorito una forte riqualificazione, insieme alla frequentazione, mai cessata nei decenni, del Palazzetto dello Sport. Non da ultimo la zona è stata arricchita da un’altra importante struttura culturale come il Maxxi di Zaha Hadid, che insieme agi altri interventi appena citati contribuisce alla realizzazione del sistema della Città della cultura.

Disposizione delle tipologie abitative all’interno del Vil laggio Olimpico, Roma, Credits © ArchiDiAP

Foto aerea del Villaggio Olimpico, Roma, Credits © Arc hiDiAP

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