Che Roma sia uno scrigno di tesori è cosa risaputa, ad ogni angolo pronta a sorprendere l’occhio del visitatore più curioso. Parte del suo fascino risiede anche nei molti siti che non sono ben pubblicizzati. Quasi con un velo di segretezza, rimane impassibile a guardare le persone, senza consigliar loro i suoi luoghi più magici. È cosi per esempio per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Palazzo Barberini.

Palazzo Barberini, facciata principale. Photo Credits: Valerio Caporilli

A due passi dalla fermata Barberini della Metro A, poco distante da Termini, troviamo uno dei posti più interessanti per un amante dell’arte o, per un semplice turista in cerca di svago, dove possa passare del tempo lontano dalle caotiche vie del centro. Prendendo Via delle Quattro Fontane da Piazza Barberini, celebre per la  Fontana del Tritone e per la sua vicinanza a Via Veneto, dopo pochi metri veniamo accolti da un ingresso monumentale degno di una delle più belle ville patrizie romane. Ma non lasciamoci ingannare dall’aspetto ufficiale che intimerebbe di allontanarsi, poichè la villa come molti altri musei a Roma, essendo un luogo pubblico è accessibile a tutti e, dotato di uno spazio verde per accogliere i cittadini nelle giornate più calde. Con il pagamento di un biglietto, è possibile accedere al complesso ogni volta che desideriamo, sostando nella meravigliosa porzione di giardino all’italiana che è riuscita a salvarsi dalle lottizzazioni e sventramenti, che hanno riguardato l’area nella seconda metà dell’800.

Palazzo Barberini, porzione del giardino interno.  Photo Credits: Valerio Caporilli

La villa come la vediamo oggi, sorge dalla vendita nel 1581 dell’edificio originale al Cardinale Alessandro Sforza, da parte degli eredi di Giulio Della Rovere. Dopo dissesti finanziari, la proprietà nel 1625 passò ( beneficiando di un ampliamento dei terreni attigui ) in mano ai Barberini, i quali dovevano assicurarsi la costruzione di un palazzo di rappresentanza, data l’elevazione nel 1623 al soglio pontificio di uno dei membri del casato: Maffeo Vincenzo Barberini, sotto il nome di Papa Urbano VIII. Il primo progetto venne affidato al celebre architetto Maderno, affiancato dalla collaborazione del nipote Borromini. I due idearono un edificio quadrangolare, sullo schema delle ville rinascimentali e, che inglobasse la preesistente Villa Sforza. Successivamente venero apportate delle modifiche, allungando le due ali laterali secondo una visione di palazzo-villa, così da unire gli aspetti di edificio di rappresentanza papale e nel contempo di villa suburbana, dotata di vasti giardini. Alla morte del Maderno la direzione dei lavori passò al Bernini, il quale mantenne inalterato il progetto, aggiungendo lo scalone di rappresentanza quadrangolare.

Bernini, Scalone d’onore quadrangolare, Palazzo Barberini. Photo Credits: Valerio Caporilli

L’edificio raccolse nei secoli la grandiosa collezione di opere d’arte della famiglia Barberini, il cui nucleo principale si formò sotto il pontificato di Urbano VIII, comprendente principalmente sculture di epoca romana, pittura di epoca medievale e rinascimentale. Sottoposta al vincolo del fedecommesso, come tutte le principali collezioni romane ( legge che proibiva lo smembramento delle collezioni, assegnando l’intera raccolta ad un solo erede ), rimase pressocchè intatta fino al 1811 quando venne spartita tra i due rami della famiglia Colonna e Barberini. Fu solo nel 1934 che avvenne la dispersione della collezione tramite un Regio Decreto ad hoc che permetteva la vendita, anche all’estero, del patrimonio, nonostante il vincolo fidecommissario. Con il diritto di prelazione ( diritto dello Stato ad acquisire i beni in via speciale, prima della loro immissione nel mercato ) il Regno d’Italia riuscì ad assicurarsi 16 tele su un totale stimato in 640 dipinti, tra i quali la celebre ‘Fornarina’ di Raffaello.

Raffaello, La Fornarina, Palazzo Barberini. Photo Credits: Valerio Caporilli

La storia del palazzo poi acquista connotati positivi, entrando a far parte del patrimonio dello Stato italiano nel 1949, pensato fin dall’inizio come una sorta di succursale del museo di arte antica di Palazzo Corsini alla Lungara e, divenendo poi nel 1953 sede del Museo Nazionale d’Arte Antica di Roma. Nel 1984 si arrivò ad una migliore definizione dell’ordinamento, con l’intento di creare in questa sede un polo museale vicino alle più grandi realtà straniere,  con opere disposte in ordine cronologico che vanno dal Duecento al Settecento, permettendo anche successive integrazioni derivanti da acquisti o donazioni. Il museo venne ampliato grazie alle acquisizioni di pezzi provenienti da importanti collezioni come Torlonia, Chigi, Odescalchi, Colonna, Barberini e del Monte di Pietà, arrivando a vantare una raccolta sorprendente di capolavori  dell’arte di innumerevoli artisti: Filippo Lippi, Raffaello, Caravaggio, Mengs, Giugo Reni e Poussin solo per citarne alcuni. Si tratta quindi di un luogo da non perdere, visitabile tutta la settimana ad eccezione del lunedì.

Per info su costi e orari visitate la pagina del museo: http://www.barberinicorsini.org/#home-bottom