In uno dei tanti palazzi storici ed eleganti del centro di Roma ha trovato sede un progetto multidisciplinare, aperto alle novità e alle innovazioni, dedicato all’arte contemporanea: Spazio Taverna.

Il Palazzo Taverna

Lo spazio è ospitato all’interno di Palazzo Taverna, un antico edificio nobiliare costruito sulla collina artificiale di Monte Giordano (collina composta all’accumulo di detriti provenienti dallo scalo di Tor di Nona, dedicato allo scarico di marmi), che attorno al 1262 divenne proprietà del cardinale Giordano Orsini, il quale gli diede il nome costruì il primo nucleo dell’attuale palazzo, di fattezze rinascimentali.

Palazzo Taverna, Roma

Il cortile d’ingresso di Palazzo Taverna, Roma

Il logo di Spazio Taverna

Spazio Taverna si è ispirato per il proprio logo al profilo di uno dei due orsetti posizionati sulla terrazza posta dietro la fontana, disegnata dall’architetto Antonio Casoni nel 1618, situata nello splendido cortile d’ingresso del palazzo. Originariamente i due orsetti facevano parte della fontana principale e furono spostati nella posizione attuale soltanto nel 1688, quando il palazzo fu venduto alla famiglia Gabrielli.

Animale anticamente legato alla luna, l’orso rappresenta la tenacia e il coraggio del progetto e quindi la sua identità più profonda. Non a caso Spazio Taverna ha scelto proprio il lunedì, primo giorno della settimana, dedicato anch’esso alla luna e all’inizio, come giorno ideale per lo svolgersi dei suoi eventi. Ogni due lunedì ospiterà una serie di serie uniche, concepite come esperienze temporanee attraverso narrazioni in grado di trasformare lo spazio in un’opera.

Il logo dello Spazio Taverna

Il logo dello Spazio Taverna

Gli ideatori del progetto

Il progetto prenderà vita dentro gli stessi ambienti che negli anni ’70 erano sede degli Incontri Internazionali d’Arte, promossi da Graziella Lonardi Buontempo, e curati dai critici Achille Bonito Oliva e Bruno Corà. Gli Incontri hanno testimoniato il passaggio di tutti i più importanti protagonisti della cultura artistica del tempo, da Andy Warhol e Joseph Beuys a Jannis Kounellis, da Luigi Ontani a Gino De Dominicis.

L’idea è nata da un’idea di Ludovico Pratesi, qui nei panni di direttore artistico del progetto, e Marco Bassan, curatore dello spazio. I due si erano già incontrati già durante il lockdown, dando vita al format “L’arte del futuro“, supportato e approfondito anche da noi di Artwave: un ciclo di incontri sull’arte contemporanea condotti dal critico d’arte Pratesi sul canale Twitch di EIISEuropean Institute for Innovation and Sustainability, istituto di eccellenza nel campo della tecnologia, innovazione, sostenibilità, che ha appunto la sede a Palazzo Taverna.

La filosofia e il programma delle serate

Si tratta di un luogo in cui si genereranno nuove visioni e una filosofia della creatività come chiave per comprendere il mondo di oggi e di domani, con strumenti e cartografie utili per muoversi a proprio agio nelle imprevedibili geografie del XXI secolo. Lo spazio accoglie la sfida di ripensare più attuali modalità di fruizione dell’arte in un momento di riedizione di categorie che fino a poco tempo fa sembravano immutabili.

Le serate esperienziali saranno ideate e curate ogni volta da una coppia di persone diverse, invitate a creare un momento di carattere immerso scaturito da un dialogo tra immaginari, proponendo nuove forme di contaminazioni fra mondi teoricamente distanti. Questi eventi mirano quindi ad enfatizzare il ruolo dello spazio come elemento agente nella loro realizzazione e puntano ad accorciare le distanze tra l’arte e pubblico.

Quale? Dove? E l’ospite chi è? Se lo spettatore è ospite del Museo, l’autore è ospite dell’opera…
A chi riservare il privilegio dell’accoglienza, chi si è annunciato per primo?
Né l’uno né l’altro sono titolari del luogo che solo apparentemente gli compete

Giulio Paolini

 

Il programma da oggi a gennaio 2021, comprende sei serate. Tre gli artisti – Namsal Siedlecki (19 ottobre), Silvia Giambrone (30 novembre) e Gian Maria Tosatti (14 dicembre) – e tre le istituzioni romane – la Quadriennale, (con gli artisti Caterina De Nicola, Diego Gualandris e Raffaella Naldi Rossano, il 2 novembre) il Mattatoio (con il direttore artistico Angel Moya Garcia, il 16 novembre) e il Macro (con i direttore Luca Lo Pinto, il 25 gennaio)– scelti dai due ideatori dello spazio.

Andrea Galvani, La sottigliezza delle cose elevate. Mattatoio, Roma

Andrea Galvani, La sottigliezza delle cose elevate. Mattatoio, Roma

Ogni serata, inoltre, avrà un invito originale e diverso: sarà sempre presente l’orso e ogni volta avrà un colore pantone differente. Inoltre, ci ha svelato in esclusiva il curatore Marco Bassan, la modalità di prenotazione alle serate sarà in “stile Supreme”, ovvero con un preavviso di sole 24 ore e posti limitati ad un pubblico ristretto, anche per via delle norme anti-Covid.

L’offerta formativa e il premio dello Spazio Taverna

Ma non finisce qui: lo Spazio Taverna offrirà anche attività laboratoriali per promuovere una serie di momenti di dialogo e incontro tra professionisti appartenenti a settori diversi, ma anche corsi dedicati alla scena artistica contemporanea, al significato di opere d’arte e al rapporto tra opere d’arte e vita degli artisti. Inoltre sono previsti anche appuntamenti e workshop dedicati ad approfondire la conoscenza del sistema dell’arte e gli aspetti innovativi delle tecnologie applicata al collezionismo. Nel 2021 infatti verrà avviata la collezione dello Spazio Taverna.

Come se non bastasse, lo spazio metterà in palio anche il premio Taverna: alla fine della stagione una giuria premierà l’autore della serata più in sintonia con la filosofia dello Spazio Taverna. Il premio consiste nell’acquisto di un’opera dell’artista vincitore che entrerà a far parte della collezione Taverna.

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