In Italia ormai siamo abituati a vedere il nostro patrimonio culturale vittima del disinteresse totale delle istituzioni che dovrebbero tutelarlo. Musei e grandi monumenti sono spesso trascurati e abbandonati a loro stessi, diventando in extremis oggetto di interventi di restauro invasivi quando basterebbe una semplice manutenzione ordinaria.

In questa situazione di forte disinteresse, è l’arte contemporanea a pagare il prezzo più alto, il nostro paese infatti non sempre sembra interessato a tutelare la produzione dell’ultimo secolo. L’ultima installazione a pagare questo caro prezzo è stata la “Cattedrale Vegetale” di Giuliano Mauri, completamente abbattuta lo scorso 23 dicembre. 

Il comune di Lodi non ha dovuto fare molta fatica nel rimuovere l’installazione. Infatti, delle 108 colonne iniziali, ne restavano in piedi solamente 13. Le altre 95, sono crollate per colpa di due trombe d’aria e per l’incuria da parte delle istituzioni comunali. In poche parole, la Cattedrale è durata solamente un anno. 

Fotografia che testimonia il primo crollo avvenuto nel 2018.
Foto presa dal corriere di Milano

L’installazione è stata inaugurata, con la presenza dello storico dell’arte Philippe Daverio, nel 2017, ma già nel 2018 ci sono stati i primi cedimenti, dovuti alla costante incuria di chi era preposto alla vigilanza e manutenzione. Questi costanti cedimenti hanno portato alla decisione, firmata dal sindaco Sara Casanova la scorsa estate, di abbattere definitivamente la struttura.

Subito dopo questa decisione erano circolate voci riguardo una presunta ricostruzione della cattedrale grazie a fondi privati e al sostegno dell’Associazione degli eredi di Giuliano Mauri (che hanno diretto la costruzione della cattedrale nel 2016). Purtroppo non sarà così, in quanto poco dopo l’intervento del comune, la presidente e nipote dell’artista, Francesca Regorda, ha comunicato la decisione di non ricreare la struttura.

E con questa importante dichiarazione, si conclude definitivamente la vicenda della Cattedrale Vegetale.

LA STORIA DELLA CATTEDRALE VEGETALE DI GIULIANO MAURI

Progettata dall’artista e lasciata all’interno di quello che viene definito il suo “testamento artistico”, la struttura occupava un’area di 1.618 mq ed era composta da 108 colonne di legno alte 18 metri.

La cattedrale di Lodi non è l’unica installazione realizzata da Mauri. Esistono due cattedrali, una situata in provincia di Trento (la prima Cattedrale), l’altra invece collocata a Bergamo. Mauri spiega così questo suo particolare interesse per le cattedrali:

La Cattedrale rappresenta un’idea di magnificenza, un ordine e una sacralità del luogo, ho sempre voluto dare corpo a questa fratellanza che esiste tra il luogo e la sacralità della Terra e di questi elementi che si innalzano che sono gli alberi. In questo c’è dentro tutta la filosofia del mio lavoro. Il luogo non mi dimentica e questo mi fa felice, mi piace pensare che la gente attraverserà questo luogo pensando al perché è stata costruita, al perché si è fatta, una domanda che la gente si farà da sé, rendendosi conto che l’opera vale il posto.”

La scelta poi di usare materiali naturali si collega alla volontà di recuperare un forte dialogo con i luoghi. In questa direzione si è sempre collocato il suo lavoro, attento a lasciare i segni minimi, essenziali, lievi, nella prospettiva di una sorta di continuità, o di reciproco completamento, tra arte e natura.

Questo forte interesse nasce dall’adesione di Mauri al movimento dell’Art In Nature, tendenza nata negli anni Ottanta grazie alla forte consapevolezza, da parte degli artisti, dei problemi ambientali. Molti artisti tentano l’osmosi con l’habitat naturale, nel pieno rispetto del paesaggio che li circonda.

In diverse aree del mondo nascono spontaneamente esperienze parallele, poi organizzate sotto il nome di Art In Nature.

La decisione del comune di Lodi ferisce, non solo i parenti dell’artista, ma ogni appassionato del mondo dell’arte e in generale chiunque si senta italiano, perchè l’identità di un popolo non si basa solo sulla lingua o su una religione storica, ma anche sulle testimonianze artistiche che ne rappresentano il passato o il presente. Insieme alla Cattedrale Vegetale si abbatte anche una parte della nostra identità.

 

 

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