L’emergenza sanitaria in corso in questi giorni nell’Italia Settentrionale ha costretto, per il bene pubblico, a chiudere i centri culturali delle zone interessate. Tutti i musei, le scuole, le università, i cinema, le biblioteche normalmente luoghi di aggregazione e condivisione culturale stanno chiudendo i battenti. Le chiusure sono previste fino a domenica 1 marzo, ma anche il programma “domenica al museo“, che prevedeva l’ingresso gratis ai musei statali la prima domenica del mese, è stato annullato. Ma quale effetto potrebbe avere tutto ciò sulla qualità della vita pubblica e sull’economia legata all’arte e al turismo, elementi di primaria importanza per un paese come l’Italia?

Questa è una stagione molto importante per la programmazione museale: molte istituzioni infatti, proprio in questo periodo, pianificano l’apertura di alcuni degli eventi e delle mostre più importanti dell’anno. Prendiamo come esempio Milano: Palazzo Reale, Fondazione Prada e Pirelli Hangar Bicocca avevano appena inaugurato rispettivamente le mostre su Georges de La Tour, Martin Kippenberger e Trisha Baga. Tutte e tre queste importanti istituzioni sono ora costrette a chiudere temporaneamente gli accessi al pubblico, per evitare la diffusione del contagio.

Il Coronavirus continua a diffondersi tra le regioni del Nord Italia, e la Lombardia è senza dubbio quella più colpita. Persino il simbolo di Milano, il Duomo, ha deciso di chiudere i suoi portoni di bronzo. Per il momento, tutte queste limitazioni alla vita culturale della città meneghina hanno durata limitata. Si parla infatti di chiusure solamente fino all’inizio di marzo, ma cosa succederebbe se il virus continuasse a contagiare i cittadini senza sosta? La paura è molta, visto che i contagi non accennano a diminuire.

Il Duomo di Milano

Molto critico è l’impatto sul settore turistico. L’esempio più iconico è sicuramente la cancellazione del carnevale veneziano, evento che, in termini di turismo vale oltre 70 milioni di euro. Sono dunque queste le misure, drastiche ma necessarie, introdotte dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Anche a Venezia sono state chiuse i luoghi religiosi come la Basilica di San Marco, altro sito ad alto impatto turistico. Tali provvedimenti inevitabili si sommano agli effetti dell’alluvione dello scorso autunno, ribadendo, per la Serenissima, la condanna ad una stagione turistica decisamente critica.

Il carnevale di Venezia

Il mondo dell’arte, però, risponde con forza all’emergenza del Coronavirus: un esempio è la nuova opera di TvBoy, street artist italiano residente a Barcellona. E proprio nel capoluogo catalano è comparso il suo nuovo murales, raffigurante una Gioconda con la mascherina sul viso e un iphone in mano. Questa è la risposta di TvBoy a ciò che in questo periodo è più forte di qualsiasi epidemia: la psicosi collettiva. Infatti, la paura occidentale di un contagio affonda le sue radici in una tradizione ben radicata nell’immaginario comune, che si fa risalire alle varie epidemie di peste. L’importante ora è non farsi prendere dal panico e rispettare le disposizioni delle autorità in modo da garantire a chiunque una vita quotidiana che sia il più tranquilla possibile.

La nuova opera di TvBoy a Barcellona

Nonostante il pericolo e le ferite della cultura in questi momenti, bisogna rammentare che l’arte non può essere sconfitta da un virus. Finché ci sarà ancora un singolo essere umano in vita, allora l’arte non sarà morta. Perché arte e umanità vogliono dire la stessa cosa, e cioè “amore”, in qualsiasi sua forma e declinazione.

 

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