L’attualità, per Banksy, è più che un’ispirazione, è una musa. In un momento così importante per gli Stati Uniti e per tutti noi, il più famoso street artist al mondo non poteva rimanere in silenzio. Da oltre una settimana, in moltissime città americane, divampa la protesta contro il razzismo perpetrato dalle autorità e in particolare dalla polizia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, come si suol dire, è l’ormai iconica morte di George Floyd, uomo afroamericano morto in seguito all’arresto da parte di un agente di polizia bianco, il quale per quasi nove minuti ha bloccato Floyd premendogli un ginocchio sul collo e impedendogli di respirare.

“I can’t breathe”, queste le ultime parole di Floyd che ora infiammano le grida dei manifestanti. Il celebre artista contemporaneo, noto per le sue provocazioni, si unisce alla protesta che ormai, attraverso il movimento Black Lives Matter ha raggiunto i quattro angoli del globo. La nuova opera di Banksy è estremamente cupa, almeno quanto il momento che stiamo vivendo.

Banksy BLM

La nuova opera di Banksy dedicata alle proteste seguite alla morte di George Floyd

Se non fosse per la grande bandiera statunitense, si potrebbe pensare che l’opera sia in bianco e nero. Banksy raffigura un memoriale: su un ripiano sono appoggiati dei cerini spenti, un mazzo di gigli, una candela accesa e una significativa fotografia. L’immagine non raffigura il volto di George Floyd, già ripreso da altri artisti come Jorit, ma un viso nero e soprattutto indefinito. Da una parte può sembrare l’Uomo Nero, quel mostro di cui sin da bambini ci hanno abituati ad avere paura, dall’altra testimonia l’enormità delle ingiustizie subite dalla comunità di colore negli Stati Uniti. Floyd è solo l’ultimo delle tante vittime di una polizia che dovrebbe difendere, invece di accanirsi.

Un particolare interessante è la disposizione della bandiera. Essa è appesa verticalmente, ma se provassimo a trasporla orizzontalmente scopriremmo che è posizionata al rovescio. Una scelta simbolica quella di Banksy, che vuole sottolineare probabilmente come i principi fondamentali di una nazione che si propone come perfetta, ovvero la libertà, l’uguaglianza e le pari opportunità di realizzare i propri sogni, non siano nient’altro che vane illusioni di una realtà molto diversa. Una realtà in cui ancora oggi, dopo secoli di lotte per acquisire una vera parità, molte persone utilizzano il loro potere per soddisfare i propri interessi personali e vergognosamente razzisti.

Infine la candela: la fiamma accende un angolo della bandiera, segno dell’inizio di qualcosa di inarrestabile. Quel sistema di valori corrotto è legato alla morte di Floyd da una candela che rappresenta la protesta dirompente e che, si spera, possa portare a un miglioramento della situazione. Ma non possiamo limitarci a osservare. Banksy, sul suo profilo Instagram, accompagna la nuova opera con queste parole:

“Non è un loro problema. È un mio problema”

 

Tutti dobbiamo renderci conto di quanto la responsabilità ricada su ciascuno di noi. Il sistema bianco è ciò che schiaccia i diritti e la parità delle minoranze. Stare in silenzio significa schierarsi dalla parte dell’oppressore. Per questo in tutto il mondo si stanno moltiplicando le iniziative, le fondazioni, le donazioni per far sì che quelle di questi giorni non siano soltanto parole al vento. Dobbiamo anzi far sì che questo vento sia nostro alleato, e alimenti la fiamma che brucerà quei valori perversi e rovesciati, ipocritamente mascherati da diritti. Perché in un mondo in cui l’oppressione è all’ordine del giorno, nessuno riuscirà più a respirare.

Photo credits: @banksy
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