La storia dei “nomi eccelsi” ha troppo spesso sorvolato o si è dedicata superficialmente alle grandi donne che hanno determinato eventi importanti e significativi, e che nonostante siano state fortemente ostacolate hanno saputo agire con coraggio e incisività. La storia della più grande biblioteca reale dell’Europa rinascimentale, ad esempio, è intimamente collegata alla principessa Beatrice d’Aragona, figlia del re di Napoli Ferdinando I, detto Ferrante, e sorella di una grande personalità femminile del Rinascimento italiano, Eleonora d’Aragona, duchessa d’Este.

Francesco Laurana, Busto di Beatrice d’Aragona, 1474-1475 ca, New York, The Frick Collection. Fonte www.frick.org

UNA PRINCIPESSA ARAGONESE

Beatrice, immortalata da Francesco Laurana nel busto di candido marmo custodito alla Frick Collection di New York, è descritta dai cronisti dell’epoca come colta e bellissima. Non tardarono, per questo, ad arrivare proposte matrimoniali da tutta Europa. Quella che suo padre accettò venne dal valoroso Mattia Corvino re-guerriero d’Ungheria. Le nozze furono celebrate a Napoli, per procura, il 15 settembre 1476 dal cardinale Oliviero Carafa. Lo stesso commissionerà a Bramante il celebre chiostro a Roma. Incoronata Regina d’Ungheria, ricevette dal fido conte Diomede Carafa, uomo di armi, lettere e arte alla corte di re Ferrante, un Memoriale scritto apposta per lei, una sorta di galateo per essere una buona regina.

BEATRIX SUMITUR IN SOCIAM REGNI

Durante i preparativi per la partenza verso l’Ungheria, Beatrice raccolse numerosi e preziosissimi codici miniati a Napoli, che portò con sé alla nuova corte. L’incontro tra Mattia e Beatrice fu salutato dal popolo ungherese con grande entusiasmo, e la stima e la fiducia che il sovrano ebbe per la sua sposa furono incondizionate. Egli tenne sempre in considerazione la sua opinione e le riservò grande libertà nelle decisioni politiche.

Codice decorato dal fiorentino Attavante con i ritratti del re Mattia Corvino e della regina Beatrice d’Aragona. Fonte www.corvina.oszk.hu

La regina, affidandosi al letterato parmense Taddeo Ugoleto contribuì ad arricchire la celebre biblioteca che Mattia, a partire dal 1460, aveva iniziato a realizzare. Sul finire degli anni Ottanta il bibliotecario commissionò la copia e la redazione di numerosi codici, detti Corvinae, al letterato e umanista Naldo Naldi, amico di Marsilio Ficino e membro dell’accademia neoplatonica di Firenze. Ugoleto convinse, inoltre, il fiorentino a comporre un poema sulla reale biblioteca. In un passaggio del primo libro dell’opera, che inizia con un encomio ai sovrani ungheresi, si evince il ruolo della regina: Beatrix sumitur in sociam regni, Mattia considerava Beatrice associata a sé nel governo del regno.

LA BIBLIOTECA CORVINIANA

Grazie all’affiatamento della coppia reale, in Ungheria nacque la biblioteca reale più ricca, raffinata e ricercata dell’intero Rinascimento europeo, seconda solo a quella papale: la Biblioteca Corviniana, dal nome dei corvi neri presenti sullo stemma di Mattia, detto appunto “corvino”. Nei trent’anni che i sovrani sedettero insieme sul trono, la biblioteca si arricchì di oltre 5000 preziosi e rarissimi volumi. Veri e propri gioielli d’arte, tra messali, corali e libri d’Ore finemente decorati, tra cui spiccano le Vite di Plutarco e quelle di Sant’Agostino, i volumi preferiti dalla regina, le Epistulae e il De Officiis di Cicerone e le opere di Virgilio. Mattia Corvino intrecciò, inoltre, un’amicizia profonda con Lorenzo de’ Medici, il quale si ispirò alla Biblioteca Corviniana per realizzare quella fiorentina.

Ingresso a Buda di Mattia e Beatrice nel 1476, litografia di Vízkelety Béla, 1864. Fonte www.wikipedia.org

LE NOZZE SEGRETE E IL RITORNO A NAPOLI

Purtroppo Beatrice e Mattia non ebbero figli legittimi. Alla morte di Mattia nel 1490, Beatrice tentò di conservare il governo del regno sposando il successore eletto, Ladislao II re di Boemia. Il matrimonio, però, avvenuto in segreto non fu mai riconosciuto valido dal nuovo sovrano. Egli si rese conto del grande potere di Beatrice a corte e ne fu spaventato. Così con la scusa di un cavillo chiese l’intervento papale affinché il matrimonio fosse annullato, cosa che gli riuscì nel 1501, quando sul soglio pontificio sedeva Alessandro VI, quel Rodrigo Borgia tanto ostile agli aragonesi. Beatrice decise così autonomamente di tornare a Napoli. Nel lungo viaggio di ritorno riportò con sé molti dei preziosissimi testi che aveva commissionato.

La fierissima regina Beatrice d’Aragona fece dei libri i suoi beni più cari, costruendo sulle sponde del Danubio un Rinascimento di preziosa carta e belle maniere, dimostrandosi una grande mecenate. Quei volumi sono lasciti inestimabili, i quali hanno arricchito artisticamente e culturalmente intere generazioni. Attualmente sono inseriti nella lista del patrimonio UNESCO.

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