Nato il 21 dicembre 1401 vicino ad Arezzo, precisamente a San Giovanni in Altura, oggi San Giovanni Valdarno, Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio, giunge da giovanissimo a Firenze dove, orfano di padre a cinque anni, segue la madre che si risposa nel 1417. Nel 1422 entra a far parte dell’Arte dei Medici e Speziali, associazione di arti e mestieri che accoglieva medici, farmacisti, erboristi e anche alcuni artisti, permettendo loro di avere un riconoscimento all’interno della società cittadina. Qui apprende i segreti per la preparazione di rivestimenti, affreschi e dipinti. Nella Firenze segnata dall’avvento di Giotto, Masaccio apporta una nuova visione dell’arte, sviluppando ricerche sul naturalismo e sulla prospettiva, soprattutto a partire dal 1422 con la realizzazione del trittico destinato alla chiesa di San Giovenale a Cascia (Arezzo), riconosciuto come una delle prime affermazioni del giovane pittore e che rivela una piena adesione ai principi rinascimentali. Influenzato dallo scultore Donatello e dall’architetto Filippo Brunelleschi, Masaccio innova il linguaggio artistico degli inizi del Quattrocento.

Madonna col bambino, Masaccio. Credits: @blogspot.com

Intorno al 1424-1425 si colloca la Madonna col Bambino e sant’Anna, detta comunemente Sant’Anna Metterza, situata a Firenze presso la Galleria degli Uffizi, opera che testimonia la collaborazione con il più anziano Masolino, che dipinge la figura di Sant’Anna. L’anno successivo Masaccio riceve l’incarico di realizzazione di un polittico destinato alla chiesa del Carmine a Pisa il cui pannello centrale, raffigurante la Madonna col Bambino, mette in evidenza una completa padronanza nell’uso dei principi prospettici elaborati a Firenze da Filippo Brunelleschi e Donatello, soprattutto nella robusta struttura fisica della Vergine e nell’articolazione architettonica del Trono.

Pagamento del Tributo, Masaccio.
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In questi stessi anni si collocano gli affreschi con le Storie di San Pietro realizzati nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze, sempre in collaborazione con Masolino. Qui la potente, nuova enfasi narrativa di Masaccio si mette a confronto con la pittura rivolta ai modelli tardogotici di Masolino, per dar vita a un’opera per secoli ammirata dagli artisti che vi riconoscono un modello straordinariamente innovativo. Successivamente alla conclusione degli affreschi nella cappella Brancacci, Masaccio inizia a lavorare alla Trinità (1425-1427) nella chiesa di Santa Maria Novella di Firenze. Qui viene raggiunto l’apice nella sistemazione spaziale delle figure, collocate all’interno di una finta cappella in tutto paragonabile alle contemporanee architetture fiorentine. Nel 1428 Masolino e Masaccio lavorano insieme al polittico destinato alla chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma (oggi smembrato tra il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, la National Gallery di Londra e il Philadelphia Museum of Art di Filadelfia).

Trinità, Masaccio. Credits: @blogspot.com

Circa l’operato artistico di Masaccio molti artisti a lui successivi si pronunciarono su di lui, tra cui Leonardo da Vinci, che nel Trattato della pittura affermò:

“Dopo questo [Giotto] l’arte ricadde, perché tutti imitavano le fatte pitture, e così andò declinando, insino a tanto che Tomaso fiorentino, cognomi nato Masaccio, mostrò con opra perfetta come quegli che pigliavano per altro re altro che la natura, maestra de’ maestri, s’affaticavano invano.”

 

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