In questi ultimi mesi di quarantena abbiamo compreso quanto possa essere difficile trascorrere le nostre giornate imprigionati dentro quattro mura. La sicurezza del riparo domestico per molti è diventata un supplizio di fronte al ticchettio inesorabile delle lancette. Ogni giorno rappresenta una nuova lotta contro la monotonia e la solitudine, in una realtà surreale immobile nel tempo e nello spazio. Abbiamo deciso allora di proporre l’esempio di un’artista del Novecento che è riuscita a trasformare la sua costrizione in un’occasione preziosa: Frida Kahlo.

In occasione della nuova opportunità di visitare online (qui il link) la famosissima casa-museo della pittrice a Città del Messico ripercorriamo l’indissolubile rapporto fra l’artista e il luogo che l’ha vista nascere e morire.

Fuori dalle porte del Paradiso

Bisogna ricordare come nella tradizione messicana la casa rappresenti la colonna portante della famiglia. Gli stretti legami di sangue sono uno dei capisaldi della società messicana, guidata da un forte senso di comunità e di appartenenza. Proprio per questo motivo, quando il padre Guillermo Kahlo decide di trasferirsi lontano dal centro, nel nuovo quartiere di Coyoacan, non acquista un fabbricato preesistente.

Nel 1904, infatti, inizia la costruzione di un nuovo edificio dipinto interamente di azzuro, simbolo della gioiosa serenità che discenderà sugli abitanti della casa, da cui il celeberrimo nome “Casa Azul”.

Frida nasce il 6 luglio 1907 nella dimora di famiglia, trascorrendo le calde giornate messicane all’ombra di un giardino incantato. A sette anni però la poliomelite la costringe a rimanere a letto e ad abbandonare la beatitudine del suo angolo di Paradiso. Inizia così la sua infanzia lontana dal mondo spensierato dei propri coetanei, costretta in una prigione da cui assiste immobile allo scorrere della vita.

La sua fantasia più fervida si nutre delle grigie giornate solitarie e lo splendido giardino diventa un lontano miraggio proibito, emblema di una felicità che non raggiungerà mai più.

Il giardino di Casa Azul

Il dolore dell’impotenza

Un universo infinito di nuove opportunità le si presenta quando, a 15 anni, si iscrive alla scuola nazionale di medicina, accesa da uno spirito di indipendenza e una curiosità ritenuti insoliti per una donna.

Il 17 settembre 1925, ad appena diciotto anni, viene però coinvolta in un terribile incidente che la condanna a una vita di incessanti sofferenze e di dolore. La giovane ragazza rimane semiparalizzata con più di 20 fratture gravi su tutto il corpo, da cui non si riprenderà mai completamente.

Il busto originale Frida Kahlo (foto di Cristina Ruberto)

Il fiore spezzato della sua infanzia sembra destinato ad appassire ancor prima della fine dell’adolescenza, fino a che una inaspettata rivelazione stavolgerà completamente la sua visione del mondo.

Nel tentativo di consolarla, i genitori decidono di regalarle una tela e dei colori per evadere la monotonia delle giornate domestiche. Non potendo però muovere il busto, è costretta a rimanere totalmente sdraiata a letto, incapace di dipingere a cavalletto. I genitori allora progettano di montare uno specchio sul baldacchino in modo che la figlia possa dipingere osservando il riflesso della tela sul soffitto.

“La colonna rotta” di Frida Kahlo

A Frida si apre così una porta d’ingresso per un nuovo mondo parallelo: la propria interiorità. Ciò che prima rifletteva la realtà circostante riflette ora la sua anima, in cui gioia e dolore si affrontano in un duello perpetuo che non avrà mai un vincitore.

 

L’amato focolare

Tutta la casa è animata da un fortissimo legame con il folklore messicano, ma la cucina è il simbolo della vera tradizione. Nella sala da pranzo si può infatti assaporare la gioia che da sempre la cultura messicana associa al cibo. La cucina è il cuore caldo della famiglia, i cui componenti ogni giorno si trovano riuniti intorno alla convivialità del pasto. Il cibo è da sempre stato una delle più grandi passioni di Frida: esso, insieme all’arte, rappresenta una delle occasioni di profonda sintonia con il grande amore della sua vita, Diego.

Foto di Frida Kahlo e Diego Rivera (foto di Cristina Ruberto)

Nel 1940 i due decidono di trasferirsi proprio a Casa Azul alla ricerca di una nuova serenità, che nei frequenti viaggi in America avevano smarrito. I colori sgargianti del giallo e del blu delle piastrelle rimandano proprio a quella breve parentesi di serena felicità nell’intimità quotidiana del loro matrimonio. Per Frida il focolare è l’incarnazione del suo amore per Diego, fuoco che scotta ma di cui non può fare a meno. I tradimenti e le angosce trovano però pace in quest’angolo della casa dove i nomi di Diego e Frida convivono in piena armonia, impressi sopra il camino.

La cucina di Casa Azul

Lo studio

Sempre negli anni ’40, Diego fra costruire lo studio personale di Frida, accanto alla sua camera da letto. Troviamo qui moltissimi oggetti originali, fra cui la sedia a rotelle e il cavalletto personali, che l’hanno sorretta contro le avversità della vita.

La giovane ragazzina storpia è diventata, a distanza di quindici anni, una donna in grado di alzare la testa con fierezza. Nonostante infatti le incessanti sofferenze causate dalle 32 operazioni cui si è sottoposta, Frida continua stoicamente a dipingere. L’artista è infatti giunta a una nuova comprensione dell’esistenza, attraverso l’accettazione del dolore. La luce abbacinante che avvolge lo studio rappresenta la serenità e l’inesauribile speranza della pittrice, di fronte alle disgrazie della vita .

Lo studio di Frida a Casa Azul

Il privilegio della prigionia

La prigionia forzata da cui Frida ha sempre tentato di liberarsi è il miele amaro di cui si è nutrita la sua creatività. Se non fosse stata costretta per anni a convivere in solitudine con le proprie ansie e le proprie paure, non avrebbe mai esorcizzato questi demoni segnando la storia dell’arte novecentesca. Fin da ragazza l’arte rappresenta l’unica finestra di salvezza per fuggire da un’immobilità assoluta. Le tanto odiate inferriate però non hanno consumato, ma alimentato la forza vitale della loro prigioniera. Impregnata dell’essenza di una delle pittrici più eversive del secolo scorso, Casa Azul custodisce la fonte più viscerale di tutta la produzione artistica di Frida Kahlo.

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