Ogni giorno c’è un anniversario, una celebrazione, una commemorazione. Spesso non ci conquistano né interessano, tuttavia, oggi 25 settembre, è istituito da alcuni anni il “World Dream Day”, ossia la giornata mondiale del sogno. Se possiamo sottrarci per disinteresse a diverse giornate mondiali di … sicuramente non restiamo indifferenti a questa celebrazione. Chi non sogna ad occhi aperti? Chi non desidera, auspica, lotta ardentemente per la realizzazione di un sogno? Tutti ci rifugiamo nella speranza della sua concretizzazione. Molto spesso ci vengono in aiuto la mente e l’inconscio quando materialmente cadiamo addormentati, proiettando le nostre fantasie e i desideri nell’attività onirica. Come diceva Edgar Allan Poe: “Quelli che sognano di giorno sono consapevoli di tante cose che sfuggono a quelli che sognano solo di notte”. Quindi spesso le due modalità di sogno, da svegli e addormentati, entrano in conflitto facendo a gara a quale sia più forte o nobile.

A pensarci bene il World Dream Day poteva essere istituito già in tempi più remoti. Dall’antichità ad oggi, infatti, il sogno, inteso sotto tutte le sue sfaccettature e molteplici significati, era ed è un tema molto caro, dalla letteratura alle arti visive. Tanti artisti e scrittori, infatti, si sono spinti sempre più alla ricerca di una rappresentazione del sonno e del sogno, argomento che coinvolge e appassiona ancora oggi.

Il mondo classico: esseri mitologici addormentati e sognanti

Nel mondo dell’arte classica non è raro ritrovare sculture ed affreschi che rappresentano le divinità, ninfe o scene mitologiche che hanno per soggetto il sonno, il sogno, inteso come molle abbandono all’ebbrezza, all’eros, o come forza rigeneratrice e profetica. Gli episodi mitologici si sprecano, così come le splendide testimonianze dal passato che affollano i siti archeologici e i musei di tutto il mondo.

Alcuni felici esempi sono la scultura in marmo detta “Il fauno Barberini”datato fra il I e il III secolo a. C, e acquisito dalla nobile famiglia Barberini. Fu  ritrovato a Roma nel fossato di Castel Sant’Angelo nel XVII secolo. Rappresenta un satiro addormentato, semi sdraiato, ebbro e bellissimo nella sua fisicità, con le gambe divaricate e le braccia disposte a sorreggere il capo come un cuscino. Altrettanto sensuale e suggestivo la scultura classica “Ermafrodito dormiente” conservata al Museo del Louvre.

Il mito di Endimione e Selene e quello di Arianna e Teseo

Dormire e sognare profondamente nell’ambito mitologico è spesso strettamente legato all’amore. Anche in questo caso le sculture e gli affreschi che ritraggono miti di amanti appassionati o disgraziati sono presenti largamente nell’ambito artistico. Nel mondo greco il sogno può sublimare o distruggere il sentimento amoroso. Il mito di Endimione e Selene è stato rappresentato più volte dagli antichi, ma anche da artisti nei secoli successivi come Antonio Canova. Come non restare rapiti dalla bellezza del corpo addormentato e sognante del pastore Endimione? L’uomo si pone ad eterna contemplazione di Selene, la dea della luna, innamorata di lui follemente, tanto che lo volle sempre così, arreso ad un dolce sonno, per preservarne bellezza e giovinezza.  Al contrario Teseo, dopo aver superato la prova del labirinto del Minotauro, grazie ad Arianna, riparte e lascia che la ragazza cada in un sonno profondo, per poter scappare ed abbandonarla.

Il sogno come mezzo di comunicazione con Dio

Talvolta l’immagine onirica è legata all’ambito biblico o ad un evento storico. Le chiese e le cappelle sono con le narrazioni bibliche dove non mancano le citazioni di sogni premonitori e annunci angelici. Chiaro esempio è “Il sogno di Gioacchino” del ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni di Padova dipinta da Giotto. Il Santo è rappresentato assopito, mentre riceve il messaggio angelico della futura nascita di Maria.

Ad Arezzo invece, nella Basilica di San Francesco, il ciclo di affreschi della “Leggenda della vera Croce” di Piero della Francesca presenta una meravigliosa e vivida scena de “Il sogno dell’Imperatore Costantino”. È il primo esempio rinascimentale di dipinto con scena notturna che fa trapelare lo studio di Piero della Francesca dei maestri fiamminghi. Costantino è raffigurato addormentato nella sua tenda alla vigilia della battaglia contro Massenzio. Sogna una premonizione, la necessità del ritrovamento del legno della Croce di Cristo, come reliquia miracolosa, che permetterà la vittoria di Ponte Milvio. Così fu e la tradizione vuole che dopo questo evento miracoloso l’Imperatore concesse l’editto per la libertà del culto cristiano.

Ribera e Caravaggio

Ne “Il sogno di Giacobbe” di José de Ribera la luce rappresenta iconicamente il sogno del Santo che colloquia con il divino. Il taglio di luce che lo illumina mentre dorme allude alla metafora della scala sognata da Giacobbe come simbolo di muto colloquio e congiungimento fra cielo e terra.

Dolcissima l’immagine della Sacra Famiglia di Caravaggio nel dipinto “Riposo durante la fuga in Egitto” conservato a Roma nella Galleria Doria Pamphilj. Michelangelo Merisi coglie il momento in cui la Vergine si assopisce con in braccio il Bambino, stremati dopo giorni di persecuzione. San Giuseppe regge uno spartito all’angelo che suona il violino. Una melodia celestiale accompagnare il tenero sonno di Maria e Gesù.

I sogni che si trasformano in incubi

Nel Settecento con l’Illuminismo la rappresentazione del sogno inizia ad acquisire un nuovo linguaggio. Il sogno non è più solo una cosa benevola, ma ha insito anche il germe della ragione, dei dubbi, degli incubi che essa è capace di proiettare. Con Francisco Goya gli incubi prendono vita, nei suoi quaderni di schizzi, che sono anche una denuncia sociale delle inique condizioni di vita durante l’Inquisizione spagnola, ritroviamo illustrazioni di sogni ed incubi terrificanti. Nell’acquaforte “Il sonno della ragione genera mostri” Goya disegna se stesso sprofondato nel sonno, con la testa appoggiata di lato su un tavolo. Essendo la ragione sprofondata nel torpore del sogno si generano un inferno terreno di bestie mostruose. Goya si spinge ad ipotizzare e disegnare concetti onirici ben un secolo prima delle famose teoria freudiane.

Altrettanto estraniante è “L’incubo” di Johann Heinrich Füssli che ritrae una giovane donna addormentata,dalla postura scomposta per lo stato di agitazione mentre ha un incubo tremendo. Il pittore esterna le immagini mostruose del sogno ponendole alla vista dello spettatore. Un mostro è seduto sul ventre della fanciulla, e osserva lo spettatore, nella penombra di una tenda appare spaventosa la testa di una giumenta con occhi spiritati. Ispirato a questo dipinto, di cui si conoscono molte versioni, è la scultura di Eugène Thivier, con lo stesso soggetto, conservata a Tolosa.

 Sigmund Freud e Salvador Dalí 

Alla fine dell’Ottocento gli studi scientifici del neurologo e psicanalista austriaco Sigmund Freud influenzarono anche il mondo dell’arte e della letteratura. Artisti simbolisti e surrealisti traevano ispirazioni dalle sue teorie. Fondamentale è il saggio del 1899 “L’interpretazione dei sogni”.

I dipinti di Salvador Dalí sono gli archetipi della trasposizione su tela del mondo onirico. L’artista catalano incarna alla perfezione le teorie del Surrealismo e l’incontro con Freud rafforza le sue conoscenze sul mondo dei sogni. Moltissime sue opere sono dettate dall’inconscio e ispirate a sogni ed incubi realizzati dall’artista, che dipinge i frutti mostruosi della sua mente in chiave simbolica. Le sue opere sono abitate da elementi apparentemente disconnessi, deformati, simbolici proiezione della mente di sensazioni esterne, pensieri irrazionali.

Salvador Dalí, Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio, 1944. Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

L’opera “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio” ne è una sintesi perfetta. Il corpo nudo di una donna distesa levita su di uno scoglio sospeso nel vuoto. La donna sembra dormire serenamente, mentre due tigri la stanno per aggredire. A destra nel dipinto da una melagrana spaccata esce un grande pesce, dalla cui bocca fuoriesce una grande tigre. È come assistere alla video proiezione dell’attività celebrale di un soggetto addormentato, un flusso di coscienza onirico.

Il mondo onirico nell’arte contemporanea

Il tema dell’ignoto mondo dei sogni non smetterà mai di interessare, con esiti sempre più sorprendenti. Anche se, a differenza del secolo scorso, oggi gli artisti si esprimono anche con altri mezzi, supportati dalla tecnologia audio video che contribuisce sensibilmente a ricreare sensazioni extra corporali.

Particolarmente interessante è la ricerca artistica dell’artista Paloma Varga Weisz che ha realizzato, cinque anni fa al Castello di Rivoli, una retrospettiva sul sogno dal titolo “Root of a Dream”. I riferimenti psicanalitici, le memorie personali e una rilevante fascinazione per il corpo umano, specialmente quello femminile, sono stati gli “ingredienti” che l’artista ha usato per le sue complesse e poetiche installazioni capaci di condurre lo spettatore in una dimensione contemplativa a metà tra sogno e realtà.

“Dream”

L’estate scorsa invece al Chiostro del Bramante la Roma la mostra “Dream” incarnava perfettamente il tema del Dream World day. L’evento ha visto protagonisti alcuni fra i più controversi artisti contemporanei, che con le loro installazioni hanno declinato il mondo dei sogni in chiave ultra moderna, un vero e proprio tuffo dell’inconscio. Il tema del sogno era indagato in tutte le declinazioni possibili. Protagonisti i sogni ad occhi aperti oppure a occhi chiusi, di notte o di giorno, nel cassetto o realizzati. La mostra snocciolava desideri, aspettative, fantasie, paure esorcizzate.

Particolarmente suggestiva l’installazione “Light is Time”dell’architetto giapponese Tsuyoshi Tane composta da 65.000 piastrine metalliche sospese con dei fili al soffitto. L’opera è stata associata al sogno della pioggia, proprio perché il contrasto delle piastrine con il buio della stanza creava un gioco di luce simile ad una pioggia d’oro, come se fossimo tutti novelle Danae.

Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

William Shakespeare nella sua ultima opera “La tempesta”, pronuncia profeticamente una frase diventata eterna: Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nello spazio d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”. Così parlava dell’essenza più profonda del nostro mondo interiore che si manifesta durante la notte. I sogni sono le nostre emozioni, le sensazioni, i pensieri e le immagini che viviamo durante ogni giorno della nostra vita, impossibile rinunciarci.

 

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