Cinque artisti cercano di dare risposta all’annosa questione che gira attorno alla domanda: “È l’artista che imita la natura, o è la natura ad avere potere artistico?”.

L’idea dell’arte come concetto creativo è piuttosto recente, si rafforza con il Romanticismo. Fino ad allora prevalevano le teorie che l’atto artistico fosse profondamente legato al concetto di imitazione della realtà, della natura soprattutto. L’argomento sembra non esaurirsi mai e ancora oggi artisti contemporanei traggono profonda ispirazione dall’ambiente naturale. Usano materiali prodotti da esso, trasformandoli o addirittura riproducendoli artificialmente con risultati assolutamente sorprendenti.

NATURA 2.0

Potremmo definire l’arte di alcuni artisti “Natura 2.0”. Essa si presta all’estro creativo e si presenta ai nostri occhi con un’altra veste, una sintesi perfetta fra naturalità e creatività. Questa natura ri-creata ci è restituita come sua imitazione riveduta e corretta, ovvero l’artista gioca a fare Dio. Le opere opere destano quindi scalpore, ammirazione, curiosità e riaccendono un antico dibattito. Gli artisti plasmano la natura e ce la restituiscono “sotto mentite spoglie”, ma ancora riconoscibile, anche dopo esser stata manipolata e ripresentata dopo un’azione. Ecco cinque artisti contemporanei, che servendosi di tecniche da essi stessi inventate, ci fanno sbarrare gli occhi con le loro creazioni artistiche intrise di natura rimaneggiata e talvolta decontestualizzata. O li si odia o li si ama, a voi la scelta.

BERNDNAUT SMILDE E LA BELLEZZA EFFIMERA DELLE NUVOLE

Immaginate quante volte avete osservato il cielo e giocato a rincorrere con lo sguardo le nuvole. Vi siete mai chiesti come sono fatte, come sarebbe se potessimo guardarle da vicino, o addirittura toccarle? L’artista olandese Berndnaut Smilde ha la risposta ai vostri desideri. Grazie al suo progetto, Nimbus, Smilde ricrea le nuvole in determinate condizioni ambientali, di umidità e temperatura con un macchinario particolare che eroga fumo, chiamato aerogel.

L’idea è senz’altro romantica, rievoca secoli di gesti artistici e Berndnaut ce li propone dal vivo. Eppure la sua performance è effimera, come lo stupore che suscita. Le nuvole, purtroppo, durano pochi secondi, il tempo di essere filmate e fotografate per crearne un collage. La foto funziona come un documento di qualcosa che è accaduto in una posizione specifica ed è poi sparita. Lascia il ricordo di qualcosa di inafferrabile e labile, proprio come una soffice nuvola. Un sogno che sparisce ad occhi aperti, in location suggestive, come cattedrali, musei e dimore storiche, o luoghi abbandonati e dismessi, a far da cornice allo stupore di una breve gioia.

RANDOM INTERNATIONAL E LE SUE STANZE DI  PIOGGIA ASCIUTTA

Da alcuni anni lo studio di design londinese Random International espone in importantissimi musei del mondo, come il MoMa di New York, la singolare installazione Rain Room con cui viene simulata una pioggia battente. Il fenomeno naturale viene racchiuso in cento metri quadri di simbiosi fra natura e tecnologia. Le persone sono invitate ad attraversare la stanza e a vivere il brivido di esser sotto una cascata d’acqua, che in realtà non bagna nessuno. Dei sensori, difatti, bloccano la caduta dell’acqua, seguendo esattamente la forma e lo spazio occupato dal corpo. Sebbene il suono e l’odore della pioggia siano intensi, il suo tocco rimane assente lasciando i visitatori asciutti. Con Rain Room si sviluppa una particolare relazione tra visitatore, natura e opera d’arte, fra uomo e macchina, che si sfidano nella singolare impresa di controllare la pioggia.

GABRIEL DAWE E I SUOI CALEIDOSCOPICI ARCOBALENI FILATI

Se invece abbiamo voglia di catturare i colori dell’arcobaleno ,ci pensa il visual artist messicano Gabriel Dawe. L’artista crea installazioni site specific in musei, università, aeroporti, ovunque vi sia bisogno di una vera e propria immersione cromatica. Si fa fatica a credere che i suoi arcobaleni non siano fatti di luce, ma di tessuto. Migliaia di sottilissimi fili cuciti fra loro dal pavimento al soffitto ricreano uno spettro di luce con quindici colori sfumati fra loro, che variano d’intensità a seconda dell’angolazione da cui sono osservati. Si dissolvono gli uni negli altri, creando illusioni ottiche dovute ai giochi di percezione e profondità.

DANIEL WURTZEL E IL VENTO DANZANTE 

Magnetiche, leggiadre ed elegantissime sono le “fontane d’aria”, installazioni cinetiche di Daniel Wurtzel. Esse prendono vita con l’aria che smuove drappi di leggerissime stoffe che danzano sospinte dal vento, rendendo quest’ultimo visibile agli occhi che rincorrono le infinite evoluzioni della stoffa nell’aria. Queste installazioni sono pensate per coinvolgere il pubblico, che può danzare con il vento. Impossibile non restare assolutamente incantati da quegli inafferrabili movimenti. Provate a non restare ipnotizzati ad esempio di fronte all’installazione Air Fountain realizzata al Copernicus Science Center di Varsavia o al Gran Palais di Parigi, di cui vi riproponiamo i video.

STEVEN SPAZUK E IL FUOCO

Il fuoco che per antonomasia distrugge, per l’artista franco canadese Steven Spazuk diventa un mezzo espressivo alternativo per creare le sue opere d’arte con la tecnica del “fumage”. Le opere sono definite da Spazuk “pitture col fuoco”. Il carbone e la fuliggine prodotta da combustioni, controllate l’artista, danno vita a straordinarie opere d’arte. Indaga il rapporto fra uomo e natura e il potere di quest’ultima di nutrire o distruggere la vita.

Che ricreino o distruggano l’immagine classica della natura, questi artisti ci proiettano nelle loro singolari opere d’arte, invitandoci ad esserne partecipi come singolari neofiti. Esploriamo “oggetti” quotidiani che di norma non possono esser toccati, modificati o posseduti, i quali ci vengono restituiti, dopo esser stati plasmati e pensati come prodotti dall’uomo. Quello stesso uomo che, seppur parte integrante della natura, si scontra sempre con i limiti a cui è ad essa da sempre soggiogato.

© riproduzione riservata