Prima di parlare del complesso monumentale, è utile fare un accenno all’ordine dei girolamini, e in particolare all’uomo che l’ha fondato: San Filippo Neri.

 

San Filippo Neri: il santo della gioia

Filippo è stato senza dubbio uno dei santi più bizzarri della storia della Chiesa.

Uomo colto, creativo, amava accompagnare i propri discorsi con un pizzico di buon umore, e riusciva a conquistare tutti con la sua simpatia; per questa ragione viene ricordato come Santo della gioia o Giullare di Dio.

Nasce a Firenze nel 1515 eall’età di vent’anni si trasferì a Roma, dove rimase fino alla morte. Al tempo Roma era una città corrotta e pericolosa, nel pieno di profondi mutamenti religiosi e spirituali: sono gli anni della Controriforma.

Nel suo primo periodo romano, Filippo, fu precettore dei figli di un uomo d’affari fiorentino.

Successivamente si ritirò a vivere come eremita fra le strade di Roma, dormendo sotto i portici delle chiese o in ripari di fortuna.

È proprio per le strade della città papale che Filippo conosce i giovani ragazzi di strada, che, se in un primo momento lo deridono e beffeggiano, vengono ben presto conquistati dalla sua simpatia.

Guido Reni, San Filippo Neri in adorazione della Madonna, 1614
Foto di wikipedia

 

La Congregazione dell’Oratorio

Nel maggio 1551 Filippo fu consacrato sacerdote, ed entrò a far parte della comunità dei preti della chiesa di San Girolamo della Carità, in pieno centro della città, dove fonda il primo Oratorio vero e proprio nel granaio sopra la navata della chiesa.

Radunò attorno a sé il gruppo di ragazzi di strada, con lo scopo di educarli avvicinandoli alle celebrazioni liturgiche, alle letture spirituali, alle lezioni di storia della Chiesa.

In tempi nei quali la pedagogia era autoritaria e spesso manesca, Neri si rivolgeva ai suoi allievi con pazienza e benevolenza. Le sue lezioni erano accompagnate da canti di lodi spirituali, preghiere comuni e giochi.

In seguito, a Filippo e ai suoi compagni viene affidata la cura della parrocchia di Santa Maria in Vallicella, detta successivamente “Chiesa Nuova” per gli importanti restauri voluti proprio dal santo, che la fece ricostruire dalle fondamenta.

La vita e l’insegnamento di questo santo particolare ha ispirato lo sceneggiato televisivo del 2010, Preferisco il Paradiso, interpretato da Gigi Proietti.

Chiesa di Santa Maria in Vallicella, Roma (Chiesa Nuova) Foto di wikipedia

 

L’icona della Madonna Vallicelliana

Abbiamo nominato la Chiesa di Santa Maria in Vallicella, dedicata alla Madonna Vallicelliana. Le scelte iconografiche dei filippini sono strettamente legate al culto della Madonna, tema decorativo ricorrente sugli altari delle chiese oratoriane.

La pala d’altare della chiesa romana dell’ordine è un dipinto ad olio realizzato da Pieter Paul Rubens tra il 1606 ed il 1608: “Angeli adoranti la Madonna Vallicelliana”.

Tale dipinto ospita al suo centro un’antica immagine miracolosa della Madonna, la “Madonna Vallicelliana”, alla quale la chiesa è dedicata. Si tratta di un’icona ad affresco trecentesca. Si racconta che nel 1535 l’immagine, essendo stata colpita con un sasso, avesse sanguinato e fosse per questo divenuta oggetto di culto.

Una lastra di rame dipinta dall’artista fiammingo con una Madonna e Bambino benedicente copre l’antico affresco, ma è sollevabile per mezzo di un meccanismo. Il macchinoso ingegno è tuttora funzionante.

Pieter Paul Rubens, Madonna della Vallicella, 1606-1608
Foto di wikipedia

 

Il complesso monumentale dei girolamini

I padri oratoriani giunsero a Napoli verso il 1568, su invito dell’arcivescovo Annibale di Capua, che donò loro circa 5.800 ducati raccolti tra la nobiltà napoletana per l’acquisto del palazzo Seripando, di fronte al Duomo, che divenne il primo nucleo del complesso conventuale.

In pochi anni, attraverso donazioni, acquisti e azioni legali, i girolamini giunsero a possedere un’ampia area composta da ben 37 proprietà, divenendo uno dei complessi  più vasti della città; per fare spazio alle nuove costruzioni furono demolite le proprietà dei Seripando e dei Filomarino, oltre a delle preesistenti chiesette, tra le quali quella di Cosma e Damiano.

L’area è contenuta tra l’attuale via Duomo e Largo Girolamini e affacciava su una delle principali arterie della città, via dei Tribunali.

Durante l’ultimo conflitto bellico il complesso fu pesantemente danneggiato dai bombardamenti, e il terremoto del 1980 fu distruttivo sia per la parte strutturale che per la parte mobile (molti dipinti vennero trafugati).

Il complesso, dichiarato monumento nazionale nel 1866, comprende due chiostri, una prestigiosa quadreria, una ricca biblioteca (la più antica di Napoli), la seicentesca Congrega dell’Assunta, l’Archivio Oratoriano e l’Archivio Musicale (il secondo fondo a Napoli per importanza dopo quello di San Pietro a Majella).

L’importanza della congregazione nel contesto territoriale napoletano dell’epoca è legata alla mission educativa dell’ordine: alcune istituzioni del complesso, come ad esempio la straordinaria biblioteca,  vennero aperte per volere dei girolamini alla popolazione partenopea, che poté così fruire dell’ immenso potenziale culturale custodito in quel luogo.

Purtroppo oggi il complesso è chiuso a causa di restauri in corso, che interessano vari parti dell’edificio. Per qualche domenica le porte verranno aperte per permettere a piccoli gruppi di appassionati di fare una visita guidata all’interno della quadreria ed apprezzare l’eclettica collezione degli oratoriani.

(per info e prenotazioni cliccate qui).

 

Foto di copertina: Wikipedia
Secondary image: Francesca della Valle
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