La street art ormai è probabilmente la forma d’arte più conosciuta e amata del mondo. Ogni giorno siamo letteralmente bombardati sui social da immagini o filmati di grandi murales. Oggi, per noi tutti appassionati di arte, la street art è la normalità. Si esce, si cammina per la strada e ci sembra naturale imbattersi in poster, sticker, tag e stencil. I grandi muri dipinti fanno ormai parte del nostro quotidiano, li conosciamo e li amiamo, forse anche perché ci danno sicurezza. Stanno lì immobili ma, in qualche modo, parlano. Ci raccontano la bellezza e storie incredibili. Il loro messaggio, o meglio il messaggio degli artisti che li hanno dipinti, ci ricorda che siamo ancora esseri sensibili, intelligenti, umani nel vero senso della parola. E ci ricordano anche che le nostre città non sono luoghi così terribili. Sempre più spesso scattiamo una foto, e anche noi, attraverso i social, continuiamo ad alimentare l’ormai vastissimo immaginario legato al mondo dell’arte di strada. Oggi è tutto così semplice e naturale, ma c’è stato un tempo in cui l’arte in strada non era una consuetudine. Facciamo un salto indietro e torniamo al 2014.

CON GLI OCCHI AL MURO

Antonio Libutti, insegnante e documentarista, in quello stesso anno, si pone una domanda: che cos’è la street art? Da quella domanda ne scaturiscono tante altre e dunque l’esigenza di documentare questo fenomeno in Italia. Da quella semplice intuizione nasce così il documentario Con gli occhi al muro. Ricognizione e reportage sullo stato della street art in Italia. Libutti, dunque, nel biennio 2014-2015 inizia letteralmente a girare la nostra penisola da nord a sud, da ovest a est deciso a raccontare il multiforme e variegato mondo dell’arte di strada. Da solo non sarebbe mai riuscito nell’impresa e, infatti, questo documentario può essere considerato, a tutti gli effetti, come una vera e propria produzione collettiva. Un lavoro meticoloso e attento, frutto di molti viaggi e collaborazioni tra diverse figure professionali. Al progetto partecipano videomakers, fotografi, musicisti e, naturalmente, gli artisti. Nei cinque capitoli che compongono il documentario, si passa dalle grandi metropoli ai borghi più piccoli, dal writing più selvaggio ai primi festival di street art, senza dimenticare i progetti con le loro grandi opere di urban art, le quali hanno contributo a trasformare i luoghi e la sensibilità delle persone. Grazie alle storiche immagini mozzafiato e alla viva voce dei protagonisti di quegli anni, “Con gli occhi al muro” è sicuramente un prodotto estremamente interessante per chiunque voglia provare a comprendere al meglio il mondo della street art italiana.

GLI ARTISTI

Secondo Libutti è proprio in quel magico biennio che l’arte di strada, intesa in tutte le sue declinazioni (writing, poster art e muralismo), inizia ad avere una fisionomia sempre più tangibile e marcata. Nei cinque capitoli troverete le opere dei più noti street artist nostrani come BLU, Ericailcane, Sten Lex, Lucamaleonte, Millo, Alice Pasquini e molti altri. Le parole di curatori di progetti legati all’arte urbana come David ”Diavù” Vecchiato, Giorgio De Finis, Gianluca Marziani, Simone Pallotta e Mirko Pierri vi permetteranno di capire ancora più da vicino quanto l’arte possa essere uno strumento utile ai luoghi e alle comunità che in quei luoghi ci vivono. Anche il writing è ben rappresentato, sia dalle parole che dai “pezzi” di potentissimi graffiti artist come Pietro “BOL” Maiozzi, Prosa (Nuclear 1 crew), Smor, Koso (Hardcore crew), Sklero (TDK crew), Marioky e molti altri. “Con gli Occhi al Muro” è sul web che trova il suo naturale spazio di fruizione. Questo documentario nasce già con il chiaro intento di essere una sorta di on demand. Grazie al web questo lavoro è capace di bypassare le dinamiche tipiche della distribuzione “classica” allargando così la platea ad un numero virtualmente illimitato di fruitori.

LA MUSICA

Una nota a margine la merita sicuramente la musica. Il lavoro svolto da Ricky Cardelli e Dj Kambo (Funk Rimini), Apes on Tapes, Nocivielementi e Dj Devasto, Zaro33, Ibn Al Youssef e molti altri è determinante nella narrazione, non solo la musica si prefigge di accompagnare le immagini, ma le rende più nitide, più reali, quasi tridimensionali. Audio e video dunque si fondono alla perfezione permettendo allo spettatore di calarsi in una vera e propria realtà street ed urban. Il documentario nasce con lo scopo di fotografare, attraverso un coloratissimo caleidoscopio fatto di luoghi, di persone, di graffiti e di opere, un determinato momento storico della street art italiana. Un’opera unica ed interessantissima, la quale apre le sue porte ad innumerevoli interrogativi sul tema. La strada vi aspetta con i suoi disegni, i suoi messaggi, le sue forme e colori. Buona visione.

Ericailcane (Rimini)
Credits: @ConGliOcchiAlMuro

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