È dal 1988, quest’anno ricorre il trentennale, che ogni 1° dicembre si commemora in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro l’AIDS.

Nonostante gli enormi progressi avvenuti in campo medico e scientifico, in Occidente come nei paesi del terzo mondo, i numeri non sono incoraggianti. Solo in Italia, stando agli ultimi dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, i casi di MST (Malattie Sessualmente Trasmissibili) sono drammaticamente aumentati.

Dunque una corretta prevenzione, che passa anche attraverso una giusta informazione, può far vivere in maniera consapevole e piena la propria sessualità. E per questa causa il mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo possono venirci in aiuto per abbattere ogni forma di taboo e stigma. Questo perché sanno essere veicoli universali in grado di sensibilizzare efficacemente e velocemente più persone possibili.

Per tale ragione, per celebrare questa importante ricorrenza, abbiamo voluto scegliere tre personalità artistiche che si sono battute tutta la vita per mantenere alta l’attenzione sulle MST. Quindi facciamo l’amore ma facciamolo protetto.

 

Keith Haring

“Ignorance = Fear” di Keith Haring © Keith Haring Foundation

Non potevamo non iniziare con Keith Haring, uno dei maggiori e più famosi esponenti del Graffitismo statunitense, l’arte di strada per antonomasia. Morto giovanissimo a soli 31 anni, proprio a causa di complicazioni mediche legate all’AIDS.
Il suo stile e i suoi temi sono ricorrenti, i soggetti raffigurati sono sempre i medesimi, infatti il suo segno entrò subito nell’immaginario collettivo, chiunque di noi saprebbe riconoscere una sua opera. Con naturalità riusciva a tradurre i ritmi ossessivi di una società sempre più frenetica.
Cosciente della sua forte influenza sulle giovani generazioni, decise di impegnarsi in prima persona sia a livello politico che sociale. Le sue opere erano diventate mezzo di protesta civile. Si impegnò attivamente nelle campagne di lotta all’AIDS, tra l’altro fu anche membro di ACT UP, movimento nato per contrastare la diffusione della malattia.
Una delle sue creazioni più celebri è senza dubbio l’opera del 1989 “Ignorance = Fear”: si compone di tre bande orizzontali colorate e di grandezze diverse, nella prima e nell’ultima compaiono le scritte “Ignorance = Fear” (Ignoranza = Paura) e “Silence = Death” (Silenzio = Morte); mentre in quella più grande al centro, spuntano danzanti tre omini stilizzati, nell’atto di emulare le famose tre scimmie del “Non vedo, non sento, non parlo”, un’esplicita denuncia al fatto che il problema veniva deliberatamente ignorato dalle istituzioni.

 

Felix González-Torres

Proseguiamo con un personaggio che forse è meno noto al grande pubblico. Si tratta di Felix González-Torres, artista cubano naturalizzato statunitense, consumato anch’egli dall’AIDS. Nel 2007 fu scelto postumo dagli Stati Uniti per rappresentare il proprio paese alla Biennale d’Arte di Venezia.
González-Torres per esprimere la propria poetica prediligeva la scultura e le installazioni artistiche dallo stile minimalista. Riusciva ad estrarre dall’essenzialità concetti ed emozioni a volte complessi, dove il fruitore ne era il principale protagonista.
Tra le altre vanno senza dubbio ricordate: la serie fotografica del 1991 “Untitled (Billboard of an Empty Bed)”, una sequenza di fotografie, che travalicano i confini dell’intimità e della quotidianità, ove è possibile osservare il suo letto vuoto e scomposto, freddo e disordinato, catturato proprio poco dopo la morte del compagno, avvenuta sempre a causa dell’AIDS, venendo così a comporre visivamente il dolore di una perdita.
Altra opera significativa è “Untitled (Portrait of Ross in L.A.)”, sempre del 1991: ci si trova di fronte ad un ammasso di molteplici e colorate caramelle (ogni anno vengono poi sostituite e rifornite), che raggruppate assieme, raggiungono il peso di circa 80kg, lo stesso peso corporeo del compagno al momento della morte. Qui il visitatore può raccoglie e portarsi via una caramella, simbolo di come la malattia lo avesse lentamente “mangiato”.

 

Oliviero Toscani

Concludiamo con un artista italiano, Oliviero Toscani, uno dei più apprezzati fotografi in tutto il mondo. Attraverso il suo linguaggio feroce che entra prepotentemente nel mondo della pubblicità, desidera sconvolgere il pubblico per disorientarlo e generare riflessioni per poter arrivare a parlare, anche laddove non lo si sarebbe mai immaginato, di tematiche spesso spinose. Tra le altre affrontò più volte anche il tema dell’AIDS.
Il primo celebre scatto risale al 1990, per una nota azienda del settore tessile italiano, quando ritrasse David Kirby, un attivista e paziente malato e devastato dai segni dell’AIDS, prossimo alla morte ma circondato dall’affetto dei propri cari. L’impostazione compassionevole e sofferente ricorda iconograficamente le “Pietà” e i “Compianti sul Cristo morto” di rinascimentale memoria. L’opinione del pubblico si divise ma la madre difese quella scelta: a suo giudizio David da morto parlava a voce molto più alta rispetto a quanto non facesse da vivo.
Ulteriori campagne, sempre per la medesima azienda, proseguirono anche negli anni a venire. Vale la pena citare quella del 1993, dove immortalando un braccio, una natica e un pube marchiati con la frase “HIV Positive”, voleva denunciare l’ingiusto stigma sociale che erano costrette a subire le persone sieropositive.

 

Immagine di copertina: Keith Haring al lavoro presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam, 1984 © Nationaal Archief
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