È da una nota del 22 gennaio sul sito del Comune di Roma che si ha notizia dell’allestimento del cantiere nel Foro di Cesare, con il quale si avviano le attività preparatorie alla realizzazione del progetto di scavo. Le indagini preliminari prevedono la pulizia dell’area recintata, delimitata da via dei Fori Imperiali, l’ex via Bonella, l’ex via Cremona e dall’attuale belvedere sul Foro di Cesare, con la messa in luce degli strati di interro moderno.
Le attività sono state finanziate con un milione e 500mila euro, donati dall’Accademia di Danimarca grazie alla Fondazione Carlsberg di Copenhagen (senza alcun onere di spesa a carico del Campidoglio). Il grande gesto di mecenatismo fu presentato il 26 ottobre 2017, in occasione della visita a Roma di Sua Maestà la Regina di Danimarca Margrethe II, e rientra negli accordi stipulati in quello stesso anno tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e l’Istituzione danese. Una collaborazione estremamente proficua, non solo per i due paesi coinvolti ma per l’intera umanità dato l’alto valore storico-artistico che il sito detiene, che non si concretizzerà soltanto sul piano economico ma anche attraverso una collaborazione scientifica tra gli archeologi italiani e i dottorandi delle università danesi.

Senza dubbio, lo scavo contribuirà alla comprensione del Foro di Cesare e dello sviluppo del centro di Roma dalla preistoria al Medioevo”, spiegava nel 2017 Jan Kindberg Jacobsen, Responsabile di progetto del Centre for Urban Network Evolution presso l’Università di Aarhus e l’Accademia di Danimarca a Roma.

La convenzione, che ha una durata di tre anni, eventualmente rinnovabile, ha avviato nella fase preliminare la realizzazione di un programma di ricerche, finalizzato alla conoscenza delle varie fasi del complesso e alla loro fruizione. Il programma prosegue ora con le attività propedeutiche all’ampliamento dell’area di scavo sul lato orientale, lungo Via dei Fori Imperiali. Seguirà la fase operativa con la realizzazione dello scavo archeologico, durante il quale saranno effettuate le indagini stratigrafiche, la numerazione e schedatura dei reperti, il rilevamento e la documentazione grafica e fotografica dei ritrovamenti e gli interventi di primo restauro su murature e materiali.

Grazie al significativo apporto danese, al termine dello scavo sarà possibile apprezzare nella sua interezza il primo dei cinque Fori di età imperiale. Le parti già visibili – i lati occidentale e meridionale, occupati dai portici, e un ampio tratto di quello corto settentrionale, al cui centro rimangono i resti del Tempio di Venere Genitrice con le tre colonne della peristasi rimontate nel 1933 – saranno integrate dal fianco oggi invisibile del tempio e dall’intero portico orientale della piazza, attualmente sepolto sotto la sede stradale di via dei Fori Imperiali e sotto i marciapiedi e le aiole che la fiancheggiano, nascondendo le connessioni e i passaggi verso gli altri due Fori contigui, quelli di Augusto e di Traiano.

Lo scavo si innesta in un percorso di risistemazione dell’area promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in accordo con il Parco Archeologico del Colosseo, come prima tappa di un più articolato e complessivo disegno che mira alla creazione di un rapporto armonico tra l’antico e la città moderna, restituendo leggibilità e continuità al racconto storico di cui la Roma contemporanea è il risultato.

Il Foro di Cesare

Il Foro di Cesare, o Forum Iulium, era stato progettato come una enorme piazza rettangolare di circa 100 x 45 m. Era uno spazio chiuso e visivamente separato dall’esterno grazie alla presenza di alti muri, con una pavimentazione in lastre di travertino e modulata su tre lati da portici con doppie file di colonne in marmo di Luni, che nella loro armonica sequenza conducevano lo sguardo del visitatore verso l’elemento centrale, il grande Tempio dedicato a Venere Genitrice.
Venne edificato tra il 54 e il 46 a.C. per volere di Giulio Cesare, con un palese intento di auto-celebrazione e in un clima politico particolarmente instabile per le rivalità con il triumviro Gneo Pompeo Magno. Si può supporre che l’edificazione del Teatro nel Campo Marzio, portata avanti da Pompeo nel 55 a.C., abbia indotto Cesare, l’anno seguente, a incaricare un gruppo di collaboratori per studiare la possibilità di un ampliamento del Foro Romano, attraverso una onerosa campagna di espropri, in un’area fittamente abitata. L’acquisto delle proprietà, a seconda delle fonti, richiese un esborso compreso tra i 60 e i 100 milioni di sesterzi, finanziato grazie ai proventi delle guerre galliche e, una volta demoliti gli edifici, fu inoltre necessaria un’incisiva azione di livellamento dei colli, fino all’ottenimento di terrazze corrispondenti all’altezza dei portici e della piazza. Il complesso ospitava al suo interno, secondo Plinio il Vecchio, oltre a una grandiosa pinacoteca con le opere dei migliori artisti greci conosciuti fino a quel momento, anche una statua loricata dello stesso Cesare e una importante collezione di gemme.

 

Tempio di Venere Genitrice

L’edificio è il vero punto focale di tutto il Foro, dedicato al culto della dea tutelare di Cesare, a cui aveva fatto voto poco prima della battaglia di Farsalo, nel 48 a.C., nello scontro con Pompeo. La dea è inoltre considerata progenitrice della gens Iulia, a cui Cesare appartiene, e per questo l’intera struttura assume un alto significato politico, facendo di una piazza dedita ad attività di ordine civile un vero e proprio santuario auto-celebrativo.
Dell’antico Tempio si conoscono solo pochi elementi, era ottastilo e picnostilo (avente otto colonne in facciata con i fusti distanziati di un metro e mezzo tra loro) oltre che periptero sine postico, ovvero con colonnato continuo a eccezione del lato posteriore. I resti che possiamo ammirare oggi risalgono ad una fase successiva, grazie all’impegno di Traiano che lo restaurò nel 113 d.C. a seguito di un gravoso incendio che compromise l’intero complesso nel 64 d.C. Tale tempio non doveva discostarsi molto dal primitivo cesariano, se non per una maggiore ostentazione delle decorazioni e dei materiali impiegati; di questo sono ben visibili le tre colonne rialzate nel 1933 tramite peristasi.
Una profonda modificazione dell’aspetto si ebbe poi in età dioclezianea, a seguito di un ulteriore devastante incendio del 283 d.C., quando le colonne frontali vennero completamente inglobate nella costruzione di un muro laterizio lungo tutta la parete.

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