Oggi, 25 marzo 2020, Dante Alighieri entra ufficialmente nel nostro calendario: è il Dantedì. La scelta di questa data non è casuale, secondo gli studiosi il 25 marzo corrisponde al preciso giorno in cui iniziò il viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. Un viaggio lungo e pieno di insidie, ma che ha segnato per sempre la storia della letteratura italiana.

LA DIVINA COMMEDIA

La Divina Commedia è un poema allegorico didascalico, scritto da Dante Alighieri tra il 1357 e il 1362 in lingua volgare fiorentina. L’opera, in terzine incatenate di endecasillabi, è suddivisa in tre parti: Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ogni sezione è composta da ben 33 cantici, fatta eccezione dell’Inferno che contiene un poema introduttivo. Dante ha composto una delle opere più importanti ed imponenti della lingua e letteratura italiana, una colonna portante del sistema scolastico italiano.

William Blake, The lovers whirlwind, 1824-1827
Credits: @wikiart.org

I LUSSURIOSI

Uno dei cantici più ricchi di pathos e amati della grande opera di Dante è sicuramente il Canto V: il girone dei lussuriosi e l’incontro con Paolo e Francesca. Il viaggio del sommo poeta inizia nel Canto III, L’Inferno si mostra ai suoi occhi come una voragine, composta da diversi anelli concentrici ognuno dei quali ospita un diverso peccato. L’enorme cavità scavata nel terreno è il regno degli inferi dove Lucifero domina e governa, occupando lo spazio alla fine dei gironi, il centro della Terra.

“La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta.”

Dante e Virgilio giungono al secondo cerchio dell’Inferno, in cui trovano anime scosse da un vento impetuoso, il quale non arresta mai la sua furia: sono i lussuriosi, «che la ragion sommettono al talento». Gli occhi del poeta fiorentino vengono catturati da due figure in particolare, che restano unite all’interno della bufera infernale, apparendo leggeri nel loro moto incessante.

PAOLO E FRANCESCA

Dante riesce ad avvicinarsi alle due figure e a colloquiare con Francesca, chiedendosi il motivo della loro situazione, di quali circostanze li avessero portati a patire una fine così dolorosa.

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense

L’amore si accese nei loro cuori gentili e fece innamorare Paolo del bel corpo di Francesca, la cui vita gli fu tolta; l’intensità di questo amore ancora la soggioga. L’amore, che non perdona, la fece innamorare della bellezza di Paolo, in modo così struggente che ancora non abbandona la sua anima. L’amore li portò alla stessa morte “Caina” – essendo il marito della giovane, nonchè fratello di Paolo, Gianciotto, ad uccidere entrambi gli amanti – e entrambi attendono il loro aguzzino.

Dore Gustave, Francesca e Paolo da Rimini, 1860 ca.
Credits: @wikipedia.org

GALEOTTO FU IL LIBRO E CHI LO SCRISSE

La storia di Paolo e Francesca è una delle più amate della Divina Commedia, un amore impossibile, ma non che non si è perduto nemmeno di fronte alla morte. Tanti sono gli artisti che gli hanno reso omaggio nei loro quadri.

Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.

Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante.

Anselm Friedrich Feuerbach, Paolo e Francesca, 1864
Credits: @sammlung.pinakothek.de

William Blake, poeta e pittore inglese, rappresenta, in un quadro della seconda metà dell’Ottocento, un turbine di anime in cui risplende l’amore sincero di Paolo e Francesca, come una luce potente che sovrasta le tenebre. Un’opera cupa e ricca di pathos in cui lo spettatore può osservare il senso di movimento e i vividi colori, che rendono quasi reale la sofferenza degli amanti. L’incisore Dore Gustave segue questa impronta stilistica: i due innamorati sono al centro della scena e si disperano e contorcono per la loro sorte, restando uno ancorato all’altra. Ary Scheffer, pittore olandese, crea un’immagine intensa: Paolo e Francesca vengono rappresentati come figure eteree, la cui pelle candida sovrasta l’oscuro paesaggio infernale, dimenandosi a causa della loro condizione, mentre Virgilio e Dante li osservano silenti. Anselm Friedrich Feuerbach, pittore tedesco, invece, realizza l’istante prima dell’adulterio, in cui nonostante il silenzio e la tranquillità sembrino diffondersi nell’ambiente, in realtà la tensione, la passione e l’adrenalina stanno per dare sfogo all’amore dei due amanti, condannandoli per sempre al loro tragico destino.

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