di Alessia Tommasini

Abbiamo incontrato Gio Pistone per farci raccontare il suo grandioso progetto VVITCH.

 

Perché hai scelto di chiamarlo VVITCH | Strega?

“Strega viene dal latino strix che vuol dire “civetta“, un volatile notturno ritenuto spirito maligno, simbolo delle tenebre e della Morte.

Con questo nome venivano indicate donne di cui si diceva essere fattucchiere, levatrici o mediche alternative, e infatti nasce come dispregiativo riferito ad un certo tipo di donna. Nell’immaginario  collettivo, sono vecchie brutte o donne malvagie ed è per questo che le Streghe anche ora hanno mantenuto questo appellativo”.

 

Cosa ti ha portato a realizzare un progetto di questo tipo?

“Dopo anni dedicati all’immagine pura ho sentito il bisogno di affrontare un percorso espressivo più articolato. Un nuovo impegno focalizzato sul corpo della donna all’interno di alcuni processi storici che da tempo osservo”.

 

Perché ti ha appassionato questo argomento, sulle donne, sulla loro storia, sulle leggende che sono state tramandate?

“Perché sono andata alla ricerca e alla scoperta sia di storie vere, sia di leggende, concentrandomi sulle variazioni che lo stereotipo femminile ha subito nel corso del tempo. Oggi più che mai tempi sono oscuri ed è stato importante per me approfondire questo argomento, che in Europa ha generato un genocidio di genere durante tre secoli. Ho così intrapreso un cammino, diviso in tappe, seguendo un sentiero… che ora mi accingo a raccontarvi…”

 

ERDÖ: Bosco

Torino, Cavallerizza Irreale, 7m x 5m, Festival HERE4, maggio 2019, pennello su muro

“Oggetti e immagini misteriose adorate nel bosco inventato dove prendono vita le religioni pagane legate a culti naturali antichi. Da lì è apparso il mio Bosco di Cavallerizza Irreale, luogo annichilito dalle fiamme, cadente e senza tetto, ove la natura ha preso il sopravvento e dove tutto ha inizio. Da qui parte il mio ragionamento. Ho costruito un piccolo altare appartenente ad un culto inventato, ispirato da oggetti ritrovati lì. Da qui questa figura femminile a cavallo, nomade, comincia il suo viaggio”.

“In quelle parti di mondo che non hanno sofferto le violenze dell’inquisizione e della controriforma, troviamo ancora le maghe e le streghe dei villaggi e dei quartieri popolari.
Sono donne normali, ma capaci di mediare con le paure e i dolori dei loro compaesani, e quindi di contenere le forze distruttive e antisociali che mettono in pericolo la convivenza.
Usano simboli, parole e oggetti che le persone sono abituati a considerare potenti; a volte viaggiano per offrire i loro servizi, spesso non si fanno pagare, e spesso soffrono lo stigma dei poteri in carica.
Esse testimoniano l’incredibile capacità delle comunità umane di autorganizzarsi la salute, il benessere psichico, i rapporti sociali, la gestione dei conflitti, la vita in comune”.
(Stefano Portelli, antropologo)

 

NOTTURNA: preparazione al Sabba

Ponte de Sor, Portugal, 9 m x 4 m, Festival  7Sois 7Luas, giugno 2019, pennello su muro

“Una grande parte di letteratura legata alle donne-streghe, vuole che queste ultime volassero. Si radunavano di notte e partivano da varie zone del mondo per incontrarsi sotto al grande noce di Benevento. Ballavano nude e si univano sessualmente al Diavolo, portando in dono bambini rapiti per sacrificarli nelle notti di luna rossa.

Quelle che oggi ci suonano come storie divertenti, per l’Inquisizione Spagnola, che trattò questi casi dal 1300 al 1700, non lo furono affatto, tanto da arrivare a compiere un vero e proprio genocidio.

Notturna è l’immagine di una comunità di donne che lavora insieme e prepara una festa per la  nascita  della primavera in cui uomini e donne, uomini oppure solo donne in qualsivoglia libera combinazione, danzavano, si ubriacavano e si amavano fino allo sfinimento per fecondare le terre.

Che queste feste pagane e libertine siano state lo spunto per diffamare le Streghe ed i Sabba, questa ormai è storia. Alla fine le donne erano considerate esseri notturni, nascosti, infimi, soliti organizzare lussuriosi incontri con sinistre creature”.

 

MASCHERARSI DA ANIMALI

Capranica, Italy, due Porte per “Kill the Pig project”, giugno 2019, pennello su legno

“Si racconta che le Sacerdotesse dell’antica religione e delle religioni pagane precristiane vivessero in simbiosi con gli animali e la natura. Durante i riti di fertilità della terra, o riti di endorcismo delle comunità rurali, praticavano sacrifici alle divinità Diana, Giano ed altri. Per l’occasione indossavano teste trofeo di lupi, capre, cavalli soprattutto nei riti celtici a rappresentare l’unione delle forze – umana e animale”.

 

LA MANDARRA

Stigliano, Italy, 15 m x 12 m, Festival AppARTengo, agosto 2019, pennello su muro

“Nelle leggende al femminile, molto spesso le donne sono in realtà mostri crudeli che si “travestono” da belle ragazze per attirare il malcapitato e poi si manifestano in tutta la loro orrida forma. Volano, sono rapaci e rapiscono bambini per cibarsene” ci spiega l’artista.

“La Mandarra, in particolare, è proprio un essere alto come un edificio che uccide le proprie prede strangolandole con le sue lunghissime gambe; il gesto è intimamente allegorico.

Sono felice di aver parlato di leggende in un luogo come Stigliano in Lucania, nel Sud Italia, che è ancora ricco di storie e cultura dell’ignoto ed in cui le streghe esistono davvero e si chiamano le Masciare.

Il disegno è complesso, e prende in esame il senso di bene e male – la dicotomia che il pensiero dominante ci impone da secoli, non considerando mai le sfumature. Questo gioco è rappresentato dal capovolgimento della figura della Mandarra come fosse una carta dei tarocchi che capovolta cambia il suo significato. Il bianco può diventare nero e viceversa e così la luce ombra, il bene male, il sacro profano, il giorno si tramuta in notte, una donna bella e buona in una vecchia brutta e cattiva”.

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