Agosto 2018: una ragazzina di quindici anni, da sola, è seduta di fronte al parlamento svedese. Al suo fianco solo un cartello sul quale troneggia la scritta: “SKOLSTREJK FÖR KLIMATET”, in italiano “SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL CLIMA”. Quella ragazzina è Greta Thunberg, all’epoca il mondo ancora non ne aveva mai sentito parlare, eppure fu proprio in quel periodo che il regista Nathan Grossman iniziò a seguire la sua storia. Ed è così che nasce il film “I am Greta”, nei cinema italiani il 2, 3 e 4 novembre 2020.

Locandina del film

Il documentario

Questo film si presenta come un intimo documentario, distribuito da Koch Media. Ci fa vedere, attraverso filmati mai visti prima, la storia di una giovane studentessa che si batte per un futuro migliore.

Inizialmente inascoltata, non si dà per vinta. A scuola gli studenti la evitano perché ha la sindrome di Asperger e ha già ben chiaro a quale causa vuole dedicare la sua vita. Gli adulti le dicono che dovrebbe tornare a scuola per occuparsi successivamente di queste problematiche, ma lei risponde “se voi non vi interessate del vostro futuro sulla terra, perché io dovrei interessarmi del mio futuro a scuola?”. Pian piano, però, sempre più giovani si uniscono alla sua battaglia, prima in Svezia, poi nel resto d’Europa e successivamente in tutto il mondo. Le oceaniche manifestazioni invadono tutto il globo, i figli non stanno più zitti, sono consapevoli degli errori dei nonni e dei genitori e non vogliono più ripeterli.

Greta ha partecipato a numerose manifestazioni in tutto il mondo

Emozionanti sono le riprese che la ritraggono al di fuori dei momenti visibili sui telegiornali di tutto il mondo: la vediamo a casa ridere con la sua famiglia, scrivere discorsi appassionati e cercare di gestire lo stress dei suoi frequenti viaggi, vediamo l’attenzione del pubblico nei suoi confronti, e il percorso che ha compiuto fino a diventare il volto della causa del cambiamento climatico. Vediamo la sua umanità, la sua forza ma anche la fragilità di una ragazza che ha rinunciato a molto pur di portare avanti la sua causa.

Greta e l’indifferenza dei “grandi”

Di colpo Greta viene invitata ai più importanti eventi legati alla lotta ai cambiamenti climatici: dalla COP24 di Katowice al Forum Economico Mondiale di Davos. Eppure intuisce che i grandi della Terra la invitano per pulirsi la coscienza. Fanno finta di ascoltarla ma in realtà poco a loro interessa del futuro climatico. I capi di stato di grandi nazioni come la Russia, il Brasile e gli Stati Uniti la prendono in giro e la sminuiscono. Negano che i cambiamenti climatici stiano accadendo.

Emblematica è la scena in cui, dopo aver parlato alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, prende la parola l’allora Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker il quale sembra ignorare il discorso appena fatto da Greta che quindi si toglie le cuffie da dove ascoltava la traduzione. Queste saranno poi le sue parole:

“Noi sappiamo che molti politici non vogliono parlare con noi. Bene. Nemmeno noi vogliamo parlare con loro. Vogliamo invece che ascoltino gli scienziati. Ascoltateli. Noi ripetiamo solo quello che loro stanno dicendo e che hanno continuato a dire per decenni.”

Il documentario culmina con il difficile viaggio che l’ha portata, insieme al padre, ad attraversare l’Oceano Atlantico in barca a vela (Greta ha smesso di volare a causa delle elevate emissioni causate dai viaggi aerei) per raggiungere il Summit dell’ONU per il clima, a New York City, dove è stata accolta da una folla che gridava il suo nome.
Una giornalista la accoglie dicendole che quelle persone sono lì per lei, ma Greta la blocca rispondendole “No, sono qui per loro stessi e per tutti”.

Un frame che mitrare Greta mentre attraversa l’Oceano Atlantico

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