Il corpo esibito come bellezza dei canoni estetici, acclarati dall’arte greca classica, sono stati gioia per gli occhi e modelli da seguire per molti secoli. La narrazione di miti negli affreschi romani, con scene di amore, sesso e nudità erano del tutto normali. Con l’arrivo del Medioevo tutto cambia. La morale cristiana bolla la nudità come qualcosa di scandaloso e demoniaco, da celare e condannare. L’immagine della donna subisce una furia iconoclasta e, solo eccezionalmente, gli artisti potevano riprodurla.

HYERONIMUS BOSCH

Bisognerà attendere il Rinascimento per poter rivedere corpi nudi e sensuali. In quest’epoca non mancarono, comunque, le critiche, lo sgomento e la repressione, soprattutto in rappresentazioni di racconti biblici non realizzati canonicamente. Un’assoluta novità è il trittico Giardino delle delizie di Hyeronimus Bosch. Il dipinto rappresenta le storie dell’Antico Testamento, dalla creazione, al Paradiso e l’Inferno. Il genio olandese proietta su tavola una wunderkammer traboccante di oggetti, corpi e visioni fantastiche racchiuse nella sua mente e nei bestiari medievali. Corpi nudi si affollano, contorcono assurdamente, alcuni sodomizzati da strumenti musicali o mazzi di fiori, altri divorati da uccelli. Una visione assolutamente sconvolgente e dissacrante.

H. Bosch, Il giardino delle delizie, 1480-90. Fonte: Wikipedia.org

MICHELANGELO BUONARROTI

Neppure il grande Michelangelo è stato immune dalla censura e dalle accuse di scandalo. Il grande artista, con il suo meraviglioso Giudizio Universale affrescato nella Cappella Sistina tra il 1535 e il 1541, fu accusato durante il periodo del Concilio di Trento di oscenità. Quei monumentali corpi nudi spaventavano tanto da esser poi oggetto di censura: nel 1564 si dispose di coprire le nudità incaricando il pittore Daniele da Volterra di dipingere drappi svolazzanti sui genitali delle figure.

Michelangelo, affresco del Giudizio Universale, Cappella Sistina, 1535-41. Fonte: Wikipedia.org

MICHELANGELO MERISI DETTO IL CARAVAGGIO

All’inizio del Seicento Caravaggio, pittore molto controverso e anticonformista,  scardina di nuovo i canoni artistici con il suo realismo. Nel 1604 dipinse La morte della Vergine opera commissionatagli dall’ordine religioso dei Carmelitani Scalzi, i quali facevano parte della Chiesa di Santa Maria della Scala a Roma. Il dipinto fu rifiutato e Caravaggio accusato dalla Chiesa di essere pittore indecoroso, eretico addirittura nel suo linguaggio crudo. Nella sporca ambientazione della scena, in basso, l’esposizione del corpo della Vergine, con il ventre rigonfio e i piedi nudi, senza nessun attributo alla santità. Corse voce che a fare da modella fu una prostituta annegata nel Tevere e ripescata con il corpo gonfio per l’annegamento.

Caravaggio, Morte della Vergine, 1604-1606. Fonte: Artesplorando.it

GUSTAVE COURBET

Tema scottante nella storia dell’arte è la rappresentazione dell’amore saffico. Gustave Courbet, nel 1866, dipinse Le due amiche, conosciuto anche con il titolo di Indolenze e lussuria. Due donne nude sono abbracciate dopo aver, presumibilmente, consumato un rapporto sessuale. Entrambe sono distese su un grande letto matrimoniale sfatto e scomposto. Lo stesso anno il pittore fu accusato di pornografia per un dipinto ancora più audace: L’origine du monde in cui ritrae in primo piano il sesso femminile, senza nessun filtro. In questo quadro l’artista si abbandona ad un’audacia e ad un realismo che conferiscono all’opera un grande potere provocatorio.

ÈDOUARD MANET E HEINRICH LOSSOW

Lo stesso potere seduttivo, a cui si aggiunge una vena polemica, di sfida, lo ritroviamo nello sguardo delle donne nude ritratte nei quadri di Édouard Manet: Olympia e Le déjeuner sur l’herb, dipinti considerati oltremodo scandalosi. Assolutamente fuori da ogni contesto artistico si erge la figura del pittore ed illustratore tedesco Heinrich Lossow, pittore erotico autore di illustrazioni audacissime, famoso per la rappresentazione pittorica de Il peccato in cui spudoratamente ed ironicamente presenta l’ipocrisia dei conventi di clausura, dove neanche le sbarre di ferro possono fermare la passione.

EGON SCHIELE

Nel Novecento è il pittore austriaco Egon Schiele che sarà additato come degenere. I suoi disegni erotici lo condurranno addirittura in carcere. Essi sono carichi di palpabile eros e pathos. Ancora oggi questo artista subisce numerose critiche. Nella metropolitana di Londra, appena tre anni fa, i manifesti della mostra dedicata all’artista, in occasione del centenario della sua morte, sono stati assurdamente censurati.

PIERO MANZONI

Nella metà del secolo scorso l’arte sposta il suo lato provocatorio su un altro piano. È con l’arte concettuale e la nascita dell’idea di arte contemporanea come business, e la nascita di un vero e proprio mercato dell’arte,  che le nozione di “provocazione artistica” assume un altro significato. La più alta forma di istigazione e provocazione, che prova scandalo e sdegno viene da Piero Manzoni nel 1961 con la sua opera Merda d’artista, ossia scatolette come cibo in scatola.

Piero Manzoni, Merda d’artista, 1961. Fonte: Wikipedia.org

GINO DE DOMINICIS E MAURIZIO CATTELAN

Pochi anni dopo Gino De Dominicis, alla Biennale di Venezia del 1972 presenta l’installazione Seconda soluzione d’immortalità dove al centro della sala un ragazzo con sindrome di Down era seduto come un fantoccio. Nel 2004, invece, a far parlare di se era Maurizio Cattelan, con l’indimenticabile installazione a Milano in piazza XXIV Maggio. Su di un albero l’artista appese tre bambini fantoccio, impiccati, una scena dal disturbante realismo.

 

L’arte più della realtà è stata sempre capace di suscitare i più accesi dibattiti. Al di là della bellezza oggettiva, essa smuove anime, coscienze, turba, ammala e cura. Ben vengano allora scandali e discussioni. Finché essa muoverà il mondo, ci terrà vivi, palpitati e pensanti.

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