Milano è certamente una delle maggiori città italiane devote all’arte contemporanea, e tra i progetti più interessanti portati avanti da istituzioni private, vi è senza dubbio la “Chiesa Rossa”.

La Chiesa di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa
Sorta nell’omonimo quartiere da cui prende il nome, Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa è una chiesa parrocchiale di Milano, sita in via Neera 24. La Parrocchia nasce nel 1925 e come sede viene sfruttata nei primi tempi la chiesa di Santa Maria la Rossa, ex Santa Maria ad Fonticulum, e già l’anno seguente partono i lavori per la costruzione dell’attuale chiesa, a cura dell’ingegnere Franco della Porta.
Con “Chiesa Rossa” si va a indicare quindi sia il quartiere composito di Milano, dove convivono residenti facoltosi, fasce popolari e immigrati clandestini, che l’attuale parrocchia, luogo di incontro cristiano e di aiuto per le persone in difficoltà. Il nuovo edificio venne progettato in stile neoromanico, con un impianto basilicale a tre navate a cui corrispondevano altrettante absidi, un progetto grandioso che non vide la luce a causa degli ingenti costi di realizzazione. Dopo aver gettato le basi per le fondamenta, fu quindi assegnato l’incarico all’architetto Giovanni Muzio, con l’intento di ridurre il progetto a una struttura più semplice con un costo sostenibile da parte della comunità, si arrivò quindi alla terminazione della struttura principale nel 1932, sebbene il pronao venne completato soltanto nel 1960.
La chiesa ha una tipica impostazione a croce latina, con la navata centrale coperta da volta a botte e un transetto con soffitto a capriate lignee a vista. L’interno è spoglio e privo di qualsiasi elemento decorativo sulle pareti, il che conferisce all’architettura un’aria sacra e monumentale.
Tra i pochi elementi che spiccano all’interno, che contribuiscono a donare grazia e una certa raffinatezza alla costruzione, vi è senza dubbio Il pavimento di piastrelle gresificate a fasce con contorno di marmo nuvolato, realizzato su disegno dello stesso Muzio.
Ma la popolarità di questa chiesa si deve essenzialmente al nome di Dan Flavin, che qui portò a compimento la sua ultima realizzazione artistica.

Untitled di Dan Flavin
L’opera site-specific di Dan Flavin (1933, Jamaica NY – 1996, Riverhead NY) definita Untitled, in luce verde, blu rosa, dorata e ultravioletta presso Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, a Milano, è stata realizzata in occasione della prima personale dedicata all’artista, a un anno dalla sua scomparsa, grazie al contributo della Fondazione Prada.  Nel 1996, su invito del reverendo Giulio Greco, Flavin concepì un’opera come elemento centrale del restauro, e come rinnovamento della chiesa parrocchiale progettata da Giovanni Muzio negli anni Trenta. Un anno dopo, la donazione della Fondazione ha reso possibile sostenere i costi di realizzazione del progetto, attraverso la collaborazione con il Dia Center for the Arts di New York e del Dan Flavin Estate.
Dan Flavin è noto per le sue opere di luce sotto forma di tubi a fluorescenza, spesso poste in relazione a un contesto architettonico specifico. Il suo approccio può essere definito essenziale, per il suo ristretto vocabolario fisico di forme e colori. L’ingegnosità della scoperta di un’arte quasi scientifica della luce ne fa uno dei principali esponenti della corrente Minimalista.
Già nel 1965, agli inizi della sua carriera, riesce sagacemente a riassumere le componenti principali della sua poetica:

“Col tempo sono giunto a queste conclusioni su quello che avevo trovato nella luce a fluorescenza e su quello che potevo farci dal punto di vista plastico: l’intero contenitore spaziale interno e le sue parti – pareti, pavimento, soffitto – avrebbero potuto dare un sostegno a questa striscia di luce ma non ne avrebbero limitato l’azione se non per avvolgerla… Quando me ne resi conto capii che si poteva demolire lo spazio di una stanza e giocarci allestendo illusioni di luce vera (elettrica) in corrispondenza dei punti di congiunzione cruciali nella composizione della stanza. Per esempio, se si fissa una lampada a fluorescenza da 2.5 metri nella verticale di un angolo, si può disintegrare quell’angolo con un bagliore e un’ombra raddoppiata.”

Per Flavin l’arte era stata in passato, per lui, una sequenza di decisioni implicite finalizzate a combinare le tradizioni della pittura e della scultura nell’architettura, attraverso gesti di luce elettrica atti a definire lo spazio, una visione influenzata molto dai suoi studi pregressi in teologia e storia dell’arte, acquisiti per mezzo di un seminario cattolico al quale dovette prendere parte per decisione del padre. Ed è così che già nel 1962 vediamo le sue prime sperimentazioni estetiche, sempre per mezzo della luce elettrica. Corpi artistici geometrici definiti da lui come “Icone”, mute, anonime e oscure, diverse dalla maestà di un Cristo bizantino, come dirà lui stesso. Concentrazioni costruite che celebrano stanze spoglie, non esaltano il santissimo redentore in elaborate cattedrali, e per questo sono Icone che diffondono una luce limitata. Sebbene Flavin si rifiutò sempre di associare qualsiasi significato trascendentale alla sua arte, possiamo notare certamente l’ironia della vita, che con un far dolce portò la conclusione della sua vita, e della sua carriera, nella realizzazione plastico-luminosa degli interni di questa chiesa, partendo dallo sviluppo delle sue Icone.

Maria Annunciata in Chiesa Rossa
Milano, via Neera 24
Ore 16-19

 

 

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