Accantoniamo l’immagine di Santa Claus paffuto e vestito di rosso con le sue renne magiche che volano in cielo su una slitta scintillante. Da ieri Babbo Natale ha una nuova immagine, quella data dall’ultimo graffito di Banksy apparso per la prima volta nella città di Birmingham, nel quartiere delle gioiellerie. A ridosso di un tipico muro british, con mattoncini rossi, vi è una panchina di legno che spesso funge da “casa” per senzatetto. Lì l’artista di strada più famoso del momento è intervenuto di notte con uno dei suoi famosi blitz artistici e ha realizzato l’ennesimo, bellissimo e struggente graffito, chiamato “Bench Birmingham”. Due renne bianche che sembrano, in modo illusionistico, trainare la panchina come se fosse la slitta di Babbo Natale. Ma Babbo Natale non c’è, l’occhio non si sofferma su nessun dettaglio vermiglio, al suo posto solo grigiore, un uomo stanco trascina i suoi stracci, qualche busta di plastica, tutti i suoi averi. È Ryan, un senzatetto che sopravvive in quel quartiere e che passa le notti sdraiato su una panchina.

Banksy, Bench Birmingham, Fonte GQitalia.it

L’artista ha filmato e messo online il breve video, accompagnato dalle dolcissime note musicali “I’ll be home for Christmas” di Joy Williams, mostrando così l’uomo mentre si addormenta, al freddo sulla panchina come un Babbo Natale caduto in disgrazia, rischiando la vita al gelo, come accade in moltissime città in tutto il mondo.

Banksy nel suo post Instagram affida il suo messaggio solidale aggiungendo al video poche righe per sottolineare l’importanza di pensare agli ultimi e ringrazia le persone di Birmingham per la generosità scrivendo sul social: “Dio benedica Birmingham. Nei 20 minuti in cui abbiamo filmato Ryan su questa panchina, i passanti gli hanno offerto una bevanda calda, due barrette di cioccolato e un accendino, senza che lui chiedesse mai niente”.

Anche lo scorso anno l’artista non si era sottratto alla denuncia sociale mascherata da auguri natalizi con l’opera “Season’s Greetings”, un graffito apparso in Galles su un muro di un garage di Port Talbot, una delle città più inquinate della Gran Bretagna. A prima vista il bambino ritratto sembra assaggiare fiocchi di neve, ma se si cambia prospettiva e si gira l’angolo del muro appare, come un pugno allo stomaco, l’immagine un cassonetto incendiato. Quella che il bambino mangia è cenere, la polvere nera prodotta dalle vicine acciaierie che nell’estate precedente aveva coperto con la sua coltre velenosa tutta la città, un vero e proprio disastro ambientale.

Così come per tutte le opere di Banksy ancora una volta si pongono al centro tematiche che riguardano tutti. Con due colori predominanti, il bianco e il nero, l’artista ci invita a non voltare la faccia al prossimo e all’ambiente. Le sue opere di critica civile e politica sono mascherate da satira e bellezza, disturbano e ipnotizzano, ci costringono a guardare ciò che generalmente ci gettiamo alle spalle come se non facessimo tutti parte della stessa razza umana, come se non abitassimo lo stesso pianeta.

Tuttavia non sempre il suo intento viene colto e c’è chi dolosamente vandalizza le sue fragili ed esposte opere a cielo aperto. Esse spesso nel corso degli ultimi anni sono state coperte, rubate o vandalizzate. Non ultima la manomissione proprio del neonato graffito di Birmingham, che dopo appena ventiquattro ore è stato alterato con l’aggiunta di nasi rossi alle renne, rompendo il bicromatico marchio di Bansky, che si serve quasi esclusivamente di due soli colori, il bianco e il suo opposto, il nero. Citando anche in modo errato la leggenda delle renne di Babbo Natale, poiché, secondo la tradizione, solo una delle renne, Rudolph, ha il naso rosso, essendo la renna più importante quella che guida tutte le altre con il suo naso luminoso.

L’opera Bench Birmingham di Banksy vandalizzata. Fonte: account Twitter IamBirmingham

Un maldestro e antipatico tentativo di far parte di un’opera d’arte oppure il gesto incontinente di qualcuno di poca coscienza e dubbia cultura che non ha resistito al mal costume imperante imposto dalla vita odierna, che, dominata dall’effetto social, permette a tutti di dire e fare tutto, dando voce a quello che anche Umberto Eco definiva lo “scemo” del paese, che dovrebbe restare lì al bar a non occuparsi di arte.

Immagine di copertina tratta dal sito dell’artista www.banksy.co.uk
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