A due passi da Roma, tra paesi arroccati e suggestive campagne, il decimo Municipio si fregia di una possente fortezza a due passi dal Parco Archeologico di Ostia Antica. Stiamo parlando del Castello di Giulio II, che sembra quasi presidiare l’ingresso alle rovine dell’antica città.
Se il Castello di Santa Severa è riuscito a guadagnarsi una posizione sul TIME tra le 100 migliori esperienze al mondo per il 2019, non risulterà difficile credere che un tale livello di notorietà potrebbe essere raggiunto anche dal Castello di Giulio II, forte della sua vicinanza a uno dei siti archeologici più visitati del Lazio. Tuttavia la bellezza e la storia da sole non bastano, siamo noi stessi a innalzare siti e oggetti a emblemi della nostra identità, punti imprescindibili di raccordo tra uno slancio alla modernità e le austere memorie del passato. Affinché queste superbe reliquie continuino a respirare nelle nostre città e campagne, vi è bisogno però di progetti che riescano a connetterle ai cittadini, che le rendano memoria, ma anche luogo collettivo di aggregazione e arricchimento.
Vediamo insieme quindi il suo passato:

LA STORIA DI UN SITO
Il sito di Ostia Antica, anche dopo lo spopolamento iniziato con la crisi del III sec. d.C., rimase nei secoli la porta d’accesso alla città di Roma via mare, possibile risalendo il Tevere dalla sua foce. L’abbandono definitivo della città si ebbe a seguito dei saccheggi perpetuati nel IX secolo dai Saraceni, che spinsero papa Gregorio IV (827-844 d.C.) a edificare un piccolo borgo fortificato che prese il nome di Gregoriopoli. L’insediamento era abitato principalmente dagli operai delle saline che sorgevano lungo la via Ostiense, ed era difesa da una cinta di mura e da un fossato che gli permisero di divenire un importante centro di controllo dei traffici commerciali sul Tevere, monopolio della Curia. Un primo grande intervento si deve a papa Martino V Colonna (1417-1431), che per un controllo più serrato dei traffici doganali diede l’ordine nel 1423 di edificare una torre di guardia, protetta da un fossato e nucleo di base dell’odierno castello. I mutamenti più importanti avvennero tuttavia nel XV secolo, quando il cardinale Guglielmo d’Estouteville, vescovo di Ostia tra il 1461 e il 1483, migliorò le condizioni del borgo realizzando tre file di case a schiera che è possibile apprezzare ancora oggi.

L’EDIFICAZIONE DEL CASTELLO
Quasi in continuità con il suo operato, subentra ora l’ambizioso Giuliano della Rovere (1443-1513) che, divenuto lo stesso anno cardinale di Ostia, affida all’architetto fiorentino Baccio Pontelli la costruzione del castello. Il progetto prese vita nel 1483, durante il pontificato di Sisto IV, e venne completato appena tre anni più tardi sotto Innocenzo VIII. Il nuovo maestoso castello inglobò nel mastio la torre circolare di Martino V, anima strutturale di uno dei tre torrioni angolari. La necessità di connettere tale struttura, unita alla conformazione fisica del terreno plasmato dall’andamento del Tevere, ne definì la pianta a forma di triangolo scaleno in uno dei primi esempi di architettura militare rinascimentale, nato dal riutilizzo dei materiali della antica città in rovina. La creazione di un cammino di ronda continuo, l’ampio fossato alimentato dal fiume e il sistema perimetrale di camere da sparo definite casematte, sono i connotati più importanti di questa notevole opera militare che seguiva per i tempi criteri tecnici assai innovativi.
Nel 1503 il cardinale Giuliano ascende al soglio pontificio con il nome di papa Giulio II e, a seguito di tale carica, ordinò ulteriori trasformazioni al sito, modificando parzialmente la sua funzione di sede della dogana pontificia. Venne edificato sul lato occidentale del cortile un edificio di tre piani con le caratteristiche proprie di un appartamento papale, comunicanti tra loro per mezzo di uno scalone monumentale articolato in tre rampe, le quali sono arricchite nelle volte e nelle pareti da affreschi riconducibili alla mano di Baldassarre Peruzzi e di alcuni suoi assistenti tra cui il lombardo Cesare da Sesto.

IL SUO DECLINO
Due precisi eventi, tra loro ravvicinati nel tempo, portarono al definitivo declino della struttura. Nel 1556, al termine del conflitto tra la Francia e la Spagna, il castello subì il duro assedio del Duca d’Alba, ad opera degli spagnoli, che danneggiò pesantemente la struttura. L’anno seguente, nel 1557, si verificò una straordinaria piena del Tevere, tanto violenta da andare a modificare in maniera definitiva il suo corso, allontanandosi dal suo classico tracciato a ridosso del castello. A seguito di ciò vi fu la lenta formazione di aree paludose infestate dalla malaria, fattori che partono prima alla decadenza della struttura e, in seguito, all’abbandono dell’intero borgo. Nel XVIII secolo il castello venne usato come fienile, e nell’Ottocento come alloggio per i detenuti destinati ai lavori forzati, impiegati come manodopera sotto Pio VII e Pio IX per i primi scavi della città di Ostia.
Vari restauri vengono infine effettuati il secolo scorso, nel Novecento, che portarono nel 2003 alla realizzazione di un nuovo allestimento museale. L’intervento permise una conversione e valorizzazione di importanti ambienti interni tra cui alcune sale degli appartamenti papali e del mastio, che ospitano oggi gli esempi più significativi della produzione di ceramiche tardomedievali e rinascimentali, rinvenuti negli scavi attigui al sito.

INFO
È possibile oggi visitare il Castello di Giulio II prendendo parte alle visite guidate attive ogni sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 17. Le visite sono gratuite e in lingua italiana, seguono il seguente orario:
partenze: ore 10.15 / 11.45 / 14.00 / 15.30
La prenotazione avviene direttamente sul posto, per un numero massimo di 20 persone per volta.

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