di Francesca Della Valle

Nata a seguito di due mesi di indagine sugli spazi del museo e sulla reinterpretazione grafica del concept di STUDIO ODILE DECQ, risultato del dialogo tra segno grafico e architettura, tema costante di ricerca e sperimentazione per l’artista, il murale di Greg Jager ricopre ben 100 metri quadri del foyer del museo.

Ph. Gianfranco Fortuna

Greg Jager (lo avevamo intervistato qui), artista e designer romano classe 1982, formatosi nell’ambito dei graffiti writing e della visual art, presenta un’opera che rientrerà tra quelle stabili del MacRo, visitabile gratuitamente durante i giorni di apertura del museo.

L’artista afferma che il tema centrale della sua ricerca è il dialogo tra grafica e architettura, trattato attraverso un’estetica grafica, sintetica, minimale, qui proposta attraverso l’utilizzo dello schema cromatico del museo (nero e grigio per lo spazi della lobby e per i percorsi sospesi, rosso per l’auditorium e per la caffetteria, bianco per le sale espositive) ponendo l’opera in stretta relazione con l’opificio preesistente.

L’artista ha lavorato spesso in luoghi abbandonati o decadenti, come vecchie fabbriche o relitti architettonici, motivando questa sua scelta come fuga dal caos della città, una scelta che permette all’artista di meditare e astrarsi dalla realtà. L’ambito museale è sicuramente molto distante da quello degli edifici abbandonati, ma l’obiettivo dell’arte di Greg Jager è sempre lo stesso: immergere lo spettatore in una dimensione astratta, spiazzandolo, mettendo in relazione i contesti architetturali con la grafica astratta rendendo il segno grafico spaziale e materico.

Ph. Gianfranco Fortuna

L’opera si inserisce nell’ambito del riallestimento del MacRo, ribattezzato per l’occasione “Macro Asilo”, un’idea di museo che ha come intento il rinnovamento del rapporto tra spazio museale e tessuto cittadino, indagando la funzione civile del museo di mettere a disposizione delle persone la produzione di sapere, senso e conoscenza. Il progetto sperimentale, curato da Giorgio de Finis, caratterizzerà il MacRo di via Nizza per 15 mesi (fino al 31 dicembre 2019), ed è il primo tassello del Polo del Contemporaneo e del Futuro (affiancato dal MAXXI e dalla Galleria Nazionale), che si pone come obbiettivo quello di mettere a disposizione di chi abita in città uno spettro ricco di punti di vista ed esperienze.

Fonte: museomacro.it

È per questo fine che è stato effettuato un totale ripensamento degli spazi stessi del Museo e della sua articolazione, coinvolgendo più di 250 artisti nella realizzazione del progetto. Tra gli artisti presenti in calendario nei primi mesi di attività figurano: Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Dora Garcia, Krysztof Bednarski, Pietro Gilardi, Alberto Garutti, Marzia Migliora, Liliana Moro, Pablo Echaurren, Gianni Pettena, Melania Mazzucco, Elina Chauvet, Wim Wenders, Alfredo Pirri, Gianni Asdrubali, Giovanni Albanese, Gianfranco Notargiacomo, Ria Lussi, Piero Mottola, Giuseppe Stampone, Fabrizio Crisafulli, il collettivo Stalker.

I lavori di questi artisti avranno un costante rimando sulla rete e sui social, per testimoniare e rappresentare il lavoro portato avanti nel museo. Ricordiamo a tal proposito l’opinione dell’artista Greg Jager nei confronti dei social network e della loro influenza sulla fruizione dell’arte: “ Sarebbe davvero bigotto negare l’attenzione maniacale rispetto alla resa “social” di un’opera o di un allestimento museale. […]. I musei di tutto il mondo sono ormai orientati verso un impatto scenografico che trasmetta emozioni anche tramite lo smartphone. Non vivo con malessere questa condizione, anzi. Le mie opere, soprattutto quelle che realizzo in contesti architetturali, sono spesso progettate per avere anche un livello di lettura fotografico. Mi piace sfruttare il punto di vista dell’obiettivo per rendere una precisa spazialità. Chiaramente la fruizione dal vivo ti consente di muoverti nell’architettura e fruire l’opera con un atteggiamento più intimo.”

Ph. Gianfranco Fortuna

Il nuovo allestimento propone uno spazio profondamente diverso, che permette al visitatore di attraversare in maniera libera e casuale tanti diversi ambienti tematici, tra cui il salone dei forum, la stanza dedicata a dedicata a Rome (nome plurale di città), la stanza delle parole (dedicata al vocabolario del contemporaneo), quella di lettura e la stanza dei media e della radio, le stanze-atelier (quattro spazi gemelli progettati per gli artisti che realizzeranno un’opera all’interno del museo). Inoltre sono previsti tre “ambienti” d’artista, stanze-opera che ospiteranno progetti partecipati, installazioni, performance, aggiungendo, nel corso del tempo, altri 50 ambienti a tema che si sommeranno a quelli già proposti dal museo.

Le nuove proposte sono tante, il progetto è ambizioso; aprire Il Museo alla città permetterà all’arte di diventare un’esperienza collettiva.

Per maggiori dettagli e informazioni visitate il sito ufficiale del MacRo.

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