Il “Liber Augustalis”, meglio conosciute come le “Costituzioni di Melfi”, volute da Federico II, re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero nei primi anni del XIII secolo e fino alla morte avvenuta nel 1250, contemplano l’istituto giuridico della “defensa”.

Una foto della statua di Federico II di Svevia sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli. Foto di I. Raffaespo, CC BY-SA 2.5. Fonte: Wikimedia Commons

L’introduzione di questo elemento normativo aveva uno scopo molto originale ed innovativo: coloro che avessero invocato il nome del re mentre stavano subendo un’aggressione, avrebbero ottenuto per i violenti una giustizia molto più severa e cruenta poiché il reato sarebbe stato compiuto, simbolicamente e per effetto dell’invocazione, contro la figura sacra del re difensore del popolo.

L’atto giuridico è sempre il riflesso del sorgere di un esigenza culturalmente sentita o imposta per imperio politico. Così, negli anni di regno di Federico II, in continuità con la tradizione amministrativa normanna che egli aveva ereditato (esiste una querelle sull’effettivo spirito innovativo di Federico, ritenuto da alcuni storici il continuatore di un’intuizione dovuta ai sovrani normanni ed in particolare a Ruggero II), l’affermazione del potere regio transita anche da certa architettura: il castello è “il Re di pietra”, si potrebbe dire, l’immagine di valenza retorica imponente del ruolo immanente del sovrano in grado di estendere la propria presenza sul territorio del regno con quelle che variamente assumono la controversa funzione di residenze di caccia, osservatorio astronomico o altro ancora ma che sono, sostanzialmente, costruzioni militari difensive e di controllo.

Per Castel del Monte la questione rimane aperta, non esiste una precisacaratterizzazione della struttura e non c’è una datazione certa: intorno al 1240 circa potrebbe essere stato avviato il cantiere ovvero realizzata parte dell’edificio.

Ma il senso del suo apparire come un’astronave antica sulla sommità di una collina dalla quale domina l’alta Murgia, in Puglia, in quella che era ed è una frazione del Comune di Andria, è legato al concetto di potestà reale.

Siamo in un’epoca nella quale le monarchie europee da tempo hanno avviato ed in parte realizzato un recupero di sovranità rispetto ai poteri localistici signorili la cui rilevanza e diffusività, tuttavia, permane quale tratto culturale afferente la difesa, l’esercizio delle armi, antico retaggio delle scorrerie dei secoli IX e X. Questa rappresentazione del potere attraverso la forza militare e la protezione dei re legislatori, offre contenuti di certezza nuovi, in linea con lo sviluppo di ceti proto-borghesi che si affermano dovunque nell’Europa cristiana ed in coincidenza con la fase matura delle autonomie comunali italiane.

L’esigenza di garantire alla monarchia la prevalenza degli istituti giuridici e politici è quindi molto sentita da un sovrano come Federico II che non a caso impone ai comuni del regno meridionale la soggezione al potere reale impedendo (sempre nella tradizione normanna) forme di autonomia locale e comunale attraverso una gerarchica ed efficiente struttura burocratica: in essa si può riconoscere una personalità statale ante-litteram, con un rilievo etico della funzione che pone la monarchia in un contesto di assolutismo illuminato.

Castel del Monte. Foto Di Franz Xaver, CC BY-SA 3.0. Fonte: Wikimedia Commons

Il castello reale è, dunque, il segno tangibile, evidente, imponente di un dominio inoppugnabile.

La pianta ottagonale di Castel del Monte riflette in particolare quest’imponenza: di 56 metri è il diametro complessivo; oltre 10 metri la lunghezza di ognuno degli otto lati intervallati dalle otto torri anch’esse ottagonali del diametro di quasi otto metri ciascuna; di quasi 18 metri il diametro dell’ottagono interno che costituisce il cortile del castello. Il tutto proiettato in elevazione fino ai quasi 25 metri delle torri ed agli oltre 20 metri delle pareti perimetrali. Un po’ troppo per una residenza di caccia o qualunque altra cosa che non sia essenzialmente una fortificazione militare connotata politicamente.

Un’architettura che possiede una forte impronta geometrica, una severità del trattostilistico che la rende originale ma che, secondo diverse interpretazioni, non sfugge ad influenze classiche romane, ai contenuti concettuali asciutti e funzionali dell’architettura cistercense, a suggestioni mediorientali assorbite durante la VI crociata tra il 1227 ed il 1229. Certamente il complesso e funzionale sistema idraulico interno è di concezione araba.

Qualche cenno tra il romanico ed il gotico s’insinua nel disegno del portale principale d’ingresso e delle finestre sulle facciate, oltre che nelle coperture con archi costolonatidelle volte a crociera.

Simbolismi di carattere astronomico?

Forse evidenti, forse solo possibili per la vasta eco connessa al ruolo ed alle attività di Federico II e della sua corte, nell’alveo ampio ed affascinante di contenuti leggendari sorti in un’età prestata a riflessi simbolici metafisici, effetto di una miope ricerca di significati ben lontana dalla consapevolezza nichilista moderna che ripiana le pur robuste escrescenze medievali.

Copyright immagine di copertina: Luca Lombardi – Opera propria, CC BY-SA 4.0. Fonte: Wikimedia Commons
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