Il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci è sicuramente uno dei dipinti più misteriosi della storia dell’arte, non soltanto per il quadro in sé, ma anche per le vicende di cui è stato protagonista. Venduto da Christie’s per 450 milioni di dollari, è di gran lunga l’opera d’arte più pagata al mondo. Diverse domande, però, accompagnano questo dipinto: perché fino a dieci anni fa nessuno ne aveva sentito parlare? Com’è possibile che abbia raggiunto una cifra così elevata? E infine, dov’è finito oggi il Salvator Mundi?

Salvator Mundi

Leonardo da Vinci, Salvator Mundi, datazione incerta (fonte: Wikipedia)

Ginevra

La nostra storia inizia nell’agosto 2002, con un dipinto non di Leonardo, ma di Chagall. Fra le cime innevate delle Alpi e le placide acque del Lago Lemano, sorge Ginevra, una delle città più note della Svizzera. Moti la conoscono come la sede del CERN, il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, ma collezionisti e uomini d’affari sono interessati a ben altro. Il Geneva Free Port è un centro di immagazzinamento di beni di lusso, in particolare opere d’arte, completamente al sicuro dalle tasse.

I porti franchi, e in particolare quello di Ginevra, sono i luoghi più sicuri per il deposito di tali beni, come possiamo anche vedere dalle scene di Tenet (l’ultima fatica di Christopher Nolan) ambientate nel free port di Oslo. Tentare una rapina in questi luoghi è come pensare di poter attraversare un oceano a nuoto. Dopotutto, si stima che all’interno del porto franco di Ginevra siano contenute più di un milione di opere d’arte, per un valore che supera i 100 miliardi di dollari (per intenderci una somma pari al 4,8 % del PIL nominale italiano).

Porto Franco Salvator Mundi

Il porto franco di Ginevra (Fonte: FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

Nell’agosto 2002, dicevamo, l’imprenditore russo Dmitry Rybolovlev (tra le altre cose presidente dell’AS Monaco) incontra al Geneva Free Port l’uomo d’affari svizzero Yves Bouvier, con l’intento di ritirare uno Chagall appena comprato. Il dipinto si intitola “Le Cirque”, acquistato da Rybolovlev per 6 milioni di dollari in una trattativa in cui Bouvier faceva da intermediario. Da quel momento inizia una stretta collaborazione tra i due. Il russo, infatti, non aveva conoscenze né grandi competenze nel complicato mondo del mercato dell’arte, a differenza dello svizzero, il quale si propone come rivenditore privato, con una commissione del 2%.

Bouvier comprerà per Rybolovlev opere di artisti capitali come Rothko, Picasso e Van Gogh. L’imprenditore russo entra in possesso così del Salvator Mundi, quando nel 2013 Bouvier lo compra per suo conto per 127,5 milioni di dollari. Ma non tutto è come sembra.

Chagall, Le Cirque, 1967

L’affare Bouvier

Rybolovlev pagò caramente la sua poca conoscenza del mondo dell’arte. Capì troppo tardi quanto fu sbagliato fidarsi di Yves Bouvier, quando, come un moscerino nella tela di un ragno, era rimasto preda della sua trappola. Nel 2014, infatti, scoprì di essere stato truffato dallo svizzero, il quale riferiva a Rybolovlev un prezzo molto più alto rispetto a quello pagato effettivamente per le opere comprate, tenendo per sé la differenza. Il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, per esempio, era in realtà stato venduto a circa 75 milioni di dollari. Ciò significa che il guadagno di Bouvier era stato, in quello specifico caso, di circa 50 milioni di dollari, sicuramente più alto rispetto al 2% pattuito.

In totale Bouvier avrebbe truffato Rybolovlev per due miliardi di dollari. Ma il mercante d’arte svizzero non truffò solo Rybolovlev, e questo spiega la quantità di processi ai quattro angoli del mondo che tutt’oggi si stanno svolgendo contro Bouvier. Inoltre, il miliardario russo fece causa anche alla casa d’aste Sotheby’s, accusandola di aver preso parte alla più grande truffa della storia dell’arte.

I dubbi sul Salvator Mundi

Già poco tempo dopo la sua prima esposizione, i dubbi sull’opera poi attribuita a Leonardo erano molti. Alla National Gallery, nel 2008, esperti da tutto il mondo erano stati chiamati per dare il loro parere sul dipinto. Nonostante lo stato pessimo in cui versava l’opera, molti non hanno esitato a vedere la mano del genio toscano. Eppure, per alcuni, la paternità del dipinto non sarebbe da attribuire a Leonardo, almeno non interamente. C’è chi sostiene la tesi secondo cui la bottega abbia avuto un importante ruolo nella realizzazione del quadro e c’è chi, addirittura, ritiene che sia interamente opera di Giovanni Boltraffio, allievo di Leonardo. Queste tesi sono avvalorate da due particolari: primo, Leonardo da Vinci prediligeva cogliere i soggetti in movimento, cosa totalmente assente nel Salvator Mundi; secondo, negli appunti e negli schizzi dell’artista non è mai stato rinvenuto nulla di collegabile al soggetto.

Eppure, guardando il volto del Cristo ritratto da Leonardo, è impossibile non riconoscere il viso della donna più famosa della storia dell’arte, la Monna Lisa. Inoltre, sappiamo tutti quanto i gesti e le mani siano essenziali per l’artista toscano, e qui li ritroviamo decisamente enfatizzati e in primo piano. In ogni caso, la collaborazione della bottega è più che probabile, anche se la National Gallery non lo scrisse nella didascalia che accompagnava l’opera nella mostra del 2011. Non sarebbe la prima volta per il museo londinese, dato che tuttora la didascalia della Vergine delle Rocce conservata al suo interno non presenta alcun riferimento al lavoro (probabilmente ingente) della bottega.

L’asta da record

Dopo solo tre anni dall’acquisto, Rybolovlev decide di mettere in vendita il Salvator Mundi. Così, nel novembre 2017, si tiene nella sede newyorkese di Christie’s un’asta destinata ad entrare nella storia. Era più di un secolo che non veniva scoperto un nuovo Leonardo, e l’eccitazione era alle stelle. L’opera, la cui base d’asta era fissata a 100 milioni di dollari, ha visto quadruplicare tale cifra per raggiungere i 400 milioni di dollari, a cui vanno aggiunti i diritti d’asta di 50 milioni, per un totale di 450 milioni di dollari.

Asta Salvator Mundi

L’asta per il Salvator mundi a New York, novembre 2017. (Foto: Timothy A. Clary, Afp)

Non solo il prezzo raggiunto, ma anche la durata delle trattative è decisamente eccezionale. Se di solito un lotto viene venduto nel giro di tre-quattro minuti al massimo, quello del Salvator Mundi è stato venduto in ben diciannove minuti. Un’altra curiosità: all’asta partecipava anche Gerhard Richter, il maestro dell’arte informale tedesca. Il misterioso acquirente è Bader bin Abdullah al Saud, un principe saudita.

La scomparsa

Probabilmente, però, al Saud non è il vero acquirente dell’opera, dati i suoi scarsi interessi nel collezionismo. Secondo il Wall Street Journal, infatti, dietro all’acquisto si celerebbe Mohammed bin Salman, erede al trono saudita probabilmente coinvolto nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Proprio quando, però, il suo nome stava per essere rivelato dalla stampa in relazione all’acquisto del Leonardo, Bader bin Abdullah al Saud viene prontamente nominato Ministro della Cultura in Arabia Saudita, unitamente all’annuncio del Louvre di Abu Dhabi secondo cui il museo avrebbe esposto il dipinto permanentemente. Inutile dire che così non fu. Il Salvator Mundi avrebbe dovuto comparire fra le sale del museo a fine 2018, ma, dopo alcuni rimandi, se ne sono perse le tracce.

Louvre Abu Dhabi Salvator Mundi

Il Louvre di Abu Dhabi (fonte: espresso.repubblica.it)

Oggi possiamo solamente fare ipotesi sulla reale ubicazione del dipinto. Tutto sembra suggerire che l’opera sia conservata in un palazzo o nel superyacht del principe arabo. C’è chi però sostiene che il motivo della scomparsa del Salvator Mundi, sia l’insicurezza del Louvre di Abu Dhabi nell’attribuzione del dipinto.

Mohammed bin Salman Salvator Mundi

Mohammed bin Salman (Official White House Photo Shealah Craighead)

Insomma, Leonardo da Vinci continua a essere alla ribalta dei più grandi misteri del mondo dell’arte. La storia incredibile del Salvator Mundi può far rifletter su molti aspetti, tra cui gli incredibili interessi finanziari legati all’arte. Quanto c’è di eticamente corretto nella speculazione su dipinti e sculture? E nella privatizzazione di opere considerate patrimonio culturale? Il Salvator Mundi, se davvero realizzato da Leonardo da Vinci, sarebbe l’ennesimo capolavoro perduto nei meandri delle mani private. L’unica speranza è che prima o poi venga finalmente esposto nel museo di Abu Dhabi, a disposizione di tutti. Nel frattempo aspettiamo nuovi sviluppi della vicenda che ha affascinato laici e professionisti del mondo dell’arte.

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